Riporto un articolo che ho letto in questi giorni che parla di come una singola persona in molti casi sia più forte di un'organizzazione di persone... lo riporto perchè mi sembrava un articolo carino ed interessante da leggere.
"Anche gli eventi più traumatici, le situazioni più problematiche, le sfide più difficili... raramente danneggiano DAVVERO un individuo. Certo, possono ferirlo... possono farlo star male, ma difficilmente causano un danno permanente.
Le persone possono sopravvivere ai più devastanti disastri naturali e mantenere un equilibrio mentale quasi inalterato. E riprendersi presto. Ma le relazioni possono essere distrutte da una sola, singola parola... da una unica azione, o da una unica non azione. E questo ha delle implicazioni importanti sulle e nelle organizzazioni di persone, e negli ambienti di lavoro. Soprattutto nelle piccole organizzazioni.
Ed infatti molte piccole società falliscono a causa di relazioni che non vanno più bene tra i soci.
Di solito è condivisa tra le persone l'idea di percepire i propri simili come 'fragili', e questo porta a considerare persone che hanno avuto un'esperienza traumatica come se fossero una specie di 'oggetti danneggiati', che non funzionano più bene.
E semplicemente... non è così. Non è che magari non soffrano, ma spesso non 'funzionano' molto peggio di come funzionavano prima. Le persone sono molto più forti delle organizzazioni.
Ed il motivo per cui non riconosciamo la vulnerabilità e la fragilità intrinseca delle organizzazioni è che difficilmente ci rendiamo conto che le RELAZIONI che costituiscono una organizzazione sono REALI. Sono quasi... solide, cose esistenti e con una propria identità.
Anche persone esperte di dinamiche dei gruppi o lavorativa spesso tendono a considerare una organizzazione più come una unione di persone che altro.
Ma le relazioni, i collegamenti che costituiscono l'organizzazione sono assolutamente reali ed hanno una vita propria.
E determinano in grande misura quello che sarà il comportamento ed il carattere della struttura... e il comportamento delle persone che fanno l'organizzazione.
Vale la pena di dedicarci delle attenzioni :)"
lunedì 9 maggio 2011
domenica 8 maggio 2011
Preghiere on demand
Vedo che ancora continuano sulla stampa locale gli strascichi sulla vicenda della “preghiera modificata”: via Gesù e al suo posto Dio. Non ero intervenuta subito nella polemica proprio per evitare strumentalizzazioni, ma francamente mi sento spinta a farlo dopo aver letto il commento del Vicario. Una risposta che a dir poco mi ha sorpreso. Non credo che la maestra con la sua scelta avesse in mente la Trinità, evocata dal Vicario probabilmente per minimizzare e per mettere tutti d’accordo. Perché allora visto che Gesù è Dio ed è anche Spirito Santo, non ha sostituito la parola Dio con Spirito Santo? Chissà, avrebbe incontrato ancor più il favore dei non cattolici.
A quando le preghiere con dei puntini da riempire come meglio si crede?
Il problema non è tanto nella scelta, secondo me sbagliata e ridicola della maestra, ma nel fatto che ormai stiamo veramente perdendo il senso delle cose, del ridicolo appunto, e in primis della fede che deve essere comoda e ruffiana con lieto fine.
Questo piccolo avvenimento ha prodotto un risultato che è la dimostrazione di come sia sempre più diffusa la concezione miope e distorta della laicità.
Una visione secondo la quale fare esplicito riferimento alla nostra religione significa per ciò stesso essere intolleranti, creare discriminazioni.
Piaccia o meno, bisogna prender atto che ci sono due pesi e due misure.
Come ho già scritto in occasione dell’assassinio del ministro pachistano Bhatti che si era fortemente battuto a difesa di Asia Bibi, la cui vicenda ha avuto scarsissima risonanza al confronto di quella di Sakineh: quei mezzi di comunicazione, così solerti di fronte a qualsiasi problema, come mai sono così silenziosi quando le vicende riguardano i cristiani?
Non una parola sulla discriminazione dei cristiani! Anziché gridare il proprio sdegno e la propria condanna, si sta zitti !
Non vergogniamoci delle nostre radici giudaico-cristiane e abbiamo il coraggio di scegliere se recuperare la fede nei nostri valori non negoziabili oppure scendere lungo la china del relativismo , del buonismo e della propaganda politicamente corretta.
Daniela Simionato
A quando le preghiere con dei puntini da riempire come meglio si crede?
Il problema non è tanto nella scelta, secondo me sbagliata e ridicola della maestra, ma nel fatto che ormai stiamo veramente perdendo il senso delle cose, del ridicolo appunto, e in primis della fede che deve essere comoda e ruffiana con lieto fine.
Questo piccolo avvenimento ha prodotto un risultato che è la dimostrazione di come sia sempre più diffusa la concezione miope e distorta della laicità.
Una visione secondo la quale fare esplicito riferimento alla nostra religione significa per ciò stesso essere intolleranti, creare discriminazioni.
Piaccia o meno, bisogna prender atto che ci sono due pesi e due misure.
Come ho già scritto in occasione dell’assassinio del ministro pachistano Bhatti che si era fortemente battuto a difesa di Asia Bibi, la cui vicenda ha avuto scarsissima risonanza al confronto di quella di Sakineh: quei mezzi di comunicazione, così solerti di fronte a qualsiasi problema, come mai sono così silenziosi quando le vicende riguardano i cristiani?
Non una parola sulla discriminazione dei cristiani! Anziché gridare il proprio sdegno e la propria condanna, si sta zitti !
Non vergogniamoci delle nostre radici giudaico-cristiane e abbiamo il coraggio di scegliere se recuperare la fede nei nostri valori non negoziabili oppure scendere lungo la china del relativismo , del buonismo e della propaganda politicamente corretta.
Daniela Simionato
martedì 3 maggio 2011
Accontentarsi oppure no?
In questi giorni (soprattuto dopo l'ennesima festa... ovvero la notte bianca di Firenze) mi ronza nella testa una domanda: devo iniziare ad accontentarmi di quello che sto vivendo oppure devo pretendere qualcosa di più?
Tutto gira intorno secondo me ad un'altra domanda di difficile risposta: sto "vivendo" bene o male la mia vita? Ho quello che posso avere o no? Posso migliorare o no? ... o ancora più semplicemente: sto andando per la strada giusta o meno?
Come molti sanno, io sono sempre stato per molto tempo (e lo sono ancora in molti casi) un abitudinario, ma chi si adagia troppo sulla sua "zona di confort" non può crescere... ma la domanda che sorge è: e se la mia "zona" è già la migliore? Difficile saperlo.
Per saperlo bisognerebbe aprirsi in altre cose, in modo da avere dei "dati" per poter fare un confronto tra due stili di vita... ma come si dice, il problema è che chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa cosa lascia ma non sa quel che trova!!
Visto che siamo entrati in questo ambito (sviluppo personale), voglio riportare un filmato di un famoso personaggio di questo campo, ovvero Anthony Robbins.
"LA VITA CI RIPAGA CON QUALSIASI SOMMA ABBIAMO CAPACITA' E CORAGGIO DI CHIEDERE"
Visto che ci siamo, ne approfitto mostrandovi i tre pilastri del successo secondo Anthony.
I° FOCUS E CHIAREZZA
II° MODELLI VINCENTI
III° RISOLVERE I CONFLITTI INTERIORI
Tutto gira intorno secondo me ad un'altra domanda di difficile risposta: sto "vivendo" bene o male la mia vita? Ho quello che posso avere o no? Posso migliorare o no? ... o ancora più semplicemente: sto andando per la strada giusta o meno?
Come molti sanno, io sono sempre stato per molto tempo (e lo sono ancora in molti casi) un abitudinario, ma chi si adagia troppo sulla sua "zona di confort" non può crescere... ma la domanda che sorge è: e se la mia "zona" è già la migliore? Difficile saperlo.
Per saperlo bisognerebbe aprirsi in altre cose, in modo da avere dei "dati" per poter fare un confronto tra due stili di vita... ma come si dice, il problema è che chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa cosa lascia ma non sa quel che trova!!
Visto che siamo entrati in questo ambito (sviluppo personale), voglio riportare un filmato di un famoso personaggio di questo campo, ovvero Anthony Robbins.
"LA VITA CI RIPAGA CON QUALSIASI SOMMA ABBIAMO CAPACITA' E CORAGGIO DI CHIEDERE"
Visto che ci siamo, ne approfitto mostrandovi i tre pilastri del successo secondo Anthony.
I° FOCUS E CHIAREZZA
II° MODELLI VINCENTI
III° RISOLVERE I CONFLITTI INTERIORI
mercoledì 27 aprile 2011
SOLUZIONE COOP
Invio qui di seguito comunicato apparso su alcuni quotidiani locali.
"Un supermercato, a Pistoia, al fine di tutelare la sicurezza dei propri clienti ha attivato un servizio di vigilanza privata nel proprio parcheggio adiacente.
Non è che quel parcheggio fosse pericoloso o che eventi criminosi avessero avuto luogo in quegli ambiti. Però quel parcheggio era diventato territorio controllato da extracomunitari che chiedevano insistentemente il carrello per ricavarne l'euro oppure proponevano, illegalmente, le loro mercanzie di incerta provenienza.
Sicuramente i clienti si saranno lamentati e l'intervento di presidio del parcheggio ha fatto svanire ogni forma di accattonaggio o commercio abusivo.
Questo importante supermercato ha agito nell'interesse proprio e della propria clientela, tutelando l'ordine e la legalità.
Ci complimentiamo con la COOP che per prima ha avuto il coraggio di intervenire su un terreno minato come questo.
La COOP si sa, è il braccio commerciale della sinistra istituzionale.
Speriamo che questa operazione sia di esempio anche a quei politici che non vanno al supermercato come non vanno in autobus e nemmeno prendono un treno regionale.
Solo chi i problemi li vive è in grado di porre loro un rimedio."
"Un supermercato, a Pistoia, al fine di tutelare la sicurezza dei propri clienti ha attivato un servizio di vigilanza privata nel proprio parcheggio adiacente.
Non è che quel parcheggio fosse pericoloso o che eventi criminosi avessero avuto luogo in quegli ambiti. Però quel parcheggio era diventato territorio controllato da extracomunitari che chiedevano insistentemente il carrello per ricavarne l'euro oppure proponevano, illegalmente, le loro mercanzie di incerta provenienza.
Sicuramente i clienti si saranno lamentati e l'intervento di presidio del parcheggio ha fatto svanire ogni forma di accattonaggio o commercio abusivo.
Questo importante supermercato ha agito nell'interesse proprio e della propria clientela, tutelando l'ordine e la legalità.
Ci complimentiamo con la COOP che per prima ha avuto il coraggio di intervenire su un terreno minato come questo.
La COOP si sa, è il braccio commerciale della sinistra istituzionale.
Speriamo che questa operazione sia di esempio anche a quei politici che non vanno al supermercato come non vanno in autobus e nemmeno prendono un treno regionale.
Solo chi i problemi li vive è in grado di porre loro un rimedio."
venerdì 22 aprile 2011
L'Eterno viaggio lirico di Simone Magli tra i premi e l'omaggio di Roberto Carifi
A piccoli ma costanti passi, uno dei più giovani poeti pistoiesi, Simone Magli, 26 anni, prosegue il suo viaggio letterario, e ha raccolto una delle più importanti soddisfazioni nello spazio che gli ha dedicato uno dei più grandi poeti contemporanei, Roberto Carifi, nel suo intervento su "Poesia 259", mensile internazionale di cultura poetica, nella sua rubrica "Per competenza". Qui Carifi fa riferimento al blog di Magli (www.simonemagli.blogspot.com) e definisce "Pensieri massime e riflessioni una magnifica perla, uno scrigno dove Simone contiene tutto il suo dolore".
E dove riporta alcuni versi "senz'amore la vita è una bottiglia di latta che rotola sulla riva, dove il sole non batte e il mare non si muove". "Ma si ricordi il nostro poeta - scrive Carifi rivolgendosi a Magli - che ha poco più di vent'anni, che dal dolore nasce la gioia, anzi la gioia nasce dal dolore".
E poi ci sono gli altri premi che in questi ultimi mesi Magli si è aggiudicato: secondo classificato, su 300 candidati, al primo premio letterario "Linda Scaburri", Comune di Castel Gabbiano, con la poesia "Eterno": "Camminerò al buio sui tuoi passi, fino a che non si volterà il tuo sorriso, a confermarmi che non è stato tutto vano". Terzo classificato alla VI edizione del premio di poesia "Calicanthus" (Tindari, Messina); segnalato alla sezione giovani del concorso "Gianandrea Gavazzeni", "Parole in-canto" di Città Alta (Bergamo), con la lirica "Il dolore bambino": "Non posso stare a guardare l'oceano che si contorce davanti ai miei occhi nudi e rimanere fermo come pietra viva, ad accettare gli schiaffi dei marosi, mentre un neonato se ne sta da solo sulla battigia, agitando le mani nel vuoto".
Infine Simone tiene moltissimo all'omaggio che gli è stato fatto dal Circolo Fotografico "Il Tempio" dove Raffaele Accarino gli ha dedicato decine di pagine nell'edizione stampata in occasione dei 150 dell'Unità d'Italia e che comprendono, oltre alla biografia, anche i tanti premi vinti, poesie e aforismi. "Il ragazzo si farà..." canta De Gregori di un piccolo calciatore, ma anche la poesia è un'arte che richiede coraggio.
E dove riporta alcuni versi "senz'amore la vita è una bottiglia di latta che rotola sulla riva, dove il sole non batte e il mare non si muove". "Ma si ricordi il nostro poeta - scrive Carifi rivolgendosi a Magli - che ha poco più di vent'anni, che dal dolore nasce la gioia, anzi la gioia nasce dal dolore".
E poi ci sono gli altri premi che in questi ultimi mesi Magli si è aggiudicato: secondo classificato, su 300 candidati, al primo premio letterario "Linda Scaburri", Comune di Castel Gabbiano, con la poesia "Eterno": "Camminerò al buio sui tuoi passi, fino a che non si volterà il tuo sorriso, a confermarmi che non è stato tutto vano". Terzo classificato alla VI edizione del premio di poesia "Calicanthus" (Tindari, Messina); segnalato alla sezione giovani del concorso "Gianandrea Gavazzeni", "Parole in-canto" di Città Alta (Bergamo), con la lirica "Il dolore bambino": "Non posso stare a guardare l'oceano che si contorce davanti ai miei occhi nudi e rimanere fermo come pietra viva, ad accettare gli schiaffi dei marosi, mentre un neonato se ne sta da solo sulla battigia, agitando le mani nel vuoto".
Infine Simone tiene moltissimo all'omaggio che gli è stato fatto dal Circolo Fotografico "Il Tempio" dove Raffaele Accarino gli ha dedicato decine di pagine nell'edizione stampata in occasione dei 150 dell'Unità d'Italia e che comprendono, oltre alla biografia, anche i tanti premi vinti, poesie e aforismi. "Il ragazzo si farà..." canta De Gregori di un piccolo calciatore, ma anche la poesia è un'arte che richiede coraggio.
lunedì 11 aprile 2011
Ma il problema dei precari si risolve con il posto fisso?
Parecchie migliaia di precari hanno sfilato ieri in 47 città italiane. Magliette gialle col punto esclamativo, uno slogan assai azzeccato ("il nostro tempo è adesso"), incidenti di poco rilievo a Padova e Napoli, quelli dell'opposizione tutti della partita. C'erano Bersani, la Bindi, il segretario della Cgil Susanna Camusso, Nicky Vendola, Damiano, le bandiere dell'Idv e quelle del Codacons. A Roma il Popolo Viola ha srotolato un tricolore di 60 metri.
Succederà qualcosa?
No. Le manifestazioni erano politiche e vanno lette come un momento della lotta a Berlusconi. Servono a ricordare il problema, che è sostanzialmente questo: l'Italia è un paese di vecchi, strutturato per tenere il più possibile alla larga i giovani, cioè per non favorire il ricambio. Quelli che possono scappano all'estero. Dato della Cgia di Mestre mostrano, per esempio, che il precariato è il 56% di tutta la forza lavoro meridionale (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna) e si parla - immagino - del precariato misurabile, perchè poi al Sud imperversono lavoro nero e evasione fiscale. Un sistema dove tutto si tiene. I cortei di ieri hanno inalberato cartelli che non si possono non condividere.
Per esempio?
Soprattutto questo: "Basta privilegi, basta corruzione". Divertente anche il cartello issato da un giornalista: "4 euro a pezzo, vergogna gruppo Espresso". Il gruppo Espresso è quello che possiede Repubblica, il giornale schierato senza se e senza ma con i precari e contro Berlusconi. Non ho letto, però, neanche uno slogan contro le banche, le vere responsabili della crisi in cui ci troviamo e delle spaventose ricchezze accumulate da alcuni a danno di una massa di cittadini in tutto il mondo. L'aria generale - che si ricava dagli slogan e dai discorsi - è poi tremendamente semplificatrice. Si finge di ignorare che il padronato - cattivo per definizione - ha indotto i vari governi di destra e di sinistra a introdurre tutta una serie di contratti particolari per difendersi da un sistema rigidissimo e molto costoso. Una madre ha inalberato il cartello in cui racconta di suo figlio, ricercatore laureato con 110 e lode, che è stato costretto a fuggire a Londra dove gli danno, per il suo lavoro, 1500 euro al mese, mentre la paga media di un precario (dati Cgia) è di 1096 euro. Però a Londra o in America, nonostante la crisi, si passa da un luogo all'altro con notevole facilità, cioè il sistema è flessibile. Mentre la tendenza da noi è acchiappare un posto per sistemarsi a vita che non se ne parli più. Sto semplificando anch'io, naturalmente, e ci sono migliaia di casi che gridano vendetta. D'altra parte, a semplificazione, non si può rispondere che con una semplificazione.
Quale sarebbe la soluzione?
Non quella che si capisce dai discorsi della Camusso e di Cesare Damiano. Per esempio, Damiano: "Di fronte al dilagare del lavoro precario, tornano alla carica i cantori del superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori o della modifica dell'articolo 41 della Costituzione, come se liberare il lavoro e l'impresa da vincoli e protezioni sociali rappresentasse la soluzione del problema (...). Quella che va combattuta è la persistente teoria, figlia di quel neoliberismo che ci ha condotti all'attuale situazione economica e sociale, che eleva a dio assoluto il mercato". Ma il mercato esiste, purtroppo, e non è eliminabile. Le racconto un caso che rappresenta il problema in tutta la sua drammaticità.
Sentiamo.
Alle Officine Automobilistiche di Grugliasco, dopo due anni di cassa e un passaggio in tribunale fallimentare, la Fiat ha proposto un investimento di 500 milioni e la commessa per la nuova Maserati. Contropartita: un accordo modello Mirafiori. In fabbrica il 70% degli operai è iscritto alla Fiom e la Fiom ha detto di no. La Fiat, se non cambia qualcosa, andrà a costruire le Maserati da un'altra parte.
Che esempio è?
Voglio solo dire che ci vuole una presa d'atto condivisa della situazione generale. Condivisa da tutti: governo, padroni e sindacati. Gli Stati Uniti si apprestano a tagliare 80 miliari di spesa pubblica, il Portogallo, in cambio di 80 miliardi di euro, sarà commissariato. La Spagna e le banche tedesche sono sull'orlo del tracollo. Il Terzo Mondo ci fa una concorrenza spietata. Che senso ha, in questa situazione, attaccare la riforma Gelmini e fingere di non sapere che la vecchia Università era una vergogna, e che la gran massa dei laureati prodotti dal sistema precedente sa fare poco o niente? Sa che c'è un comparto in Italia, che ha registrato un boom dell'occupazione, +40% (2010 sul 2007)? E sa che comparto è? Quello dei lavoratori stranieri. Gli slogan sono una bella cosa, ma non portano da nessuna parte.
Fonte: La Gazzetta Sportiva del 10/04/2011
Succederà qualcosa?
No. Le manifestazioni erano politiche e vanno lette come un momento della lotta a Berlusconi. Servono a ricordare il problema, che è sostanzialmente questo: l'Italia è un paese di vecchi, strutturato per tenere il più possibile alla larga i giovani, cioè per non favorire il ricambio. Quelli che possono scappano all'estero. Dato della Cgia di Mestre mostrano, per esempio, che il precariato è il 56% di tutta la forza lavoro meridionale (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna) e si parla - immagino - del precariato misurabile, perchè poi al Sud imperversono lavoro nero e evasione fiscale. Un sistema dove tutto si tiene. I cortei di ieri hanno inalberato cartelli che non si possono non condividere.
Per esempio?
Soprattutto questo: "Basta privilegi, basta corruzione". Divertente anche il cartello issato da un giornalista: "4 euro a pezzo, vergogna gruppo Espresso". Il gruppo Espresso è quello che possiede Repubblica, il giornale schierato senza se e senza ma con i precari e contro Berlusconi. Non ho letto, però, neanche uno slogan contro le banche, le vere responsabili della crisi in cui ci troviamo e delle spaventose ricchezze accumulate da alcuni a danno di una massa di cittadini in tutto il mondo. L'aria generale - che si ricava dagli slogan e dai discorsi - è poi tremendamente semplificatrice. Si finge di ignorare che il padronato - cattivo per definizione - ha indotto i vari governi di destra e di sinistra a introdurre tutta una serie di contratti particolari per difendersi da un sistema rigidissimo e molto costoso. Una madre ha inalberato il cartello in cui racconta di suo figlio, ricercatore laureato con 110 e lode, che è stato costretto a fuggire a Londra dove gli danno, per il suo lavoro, 1500 euro al mese, mentre la paga media di un precario (dati Cgia) è di 1096 euro. Però a Londra o in America, nonostante la crisi, si passa da un luogo all'altro con notevole facilità, cioè il sistema è flessibile. Mentre la tendenza da noi è acchiappare un posto per sistemarsi a vita che non se ne parli più. Sto semplificando anch'io, naturalmente, e ci sono migliaia di casi che gridano vendetta. D'altra parte, a semplificazione, non si può rispondere che con una semplificazione.
Quale sarebbe la soluzione?
Non quella che si capisce dai discorsi della Camusso e di Cesare Damiano. Per esempio, Damiano: "Di fronte al dilagare del lavoro precario, tornano alla carica i cantori del superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori o della modifica dell'articolo 41 della Costituzione, come se liberare il lavoro e l'impresa da vincoli e protezioni sociali rappresentasse la soluzione del problema (...). Quella che va combattuta è la persistente teoria, figlia di quel neoliberismo che ci ha condotti all'attuale situazione economica e sociale, che eleva a dio assoluto il mercato". Ma il mercato esiste, purtroppo, e non è eliminabile. Le racconto un caso che rappresenta il problema in tutta la sua drammaticità.
Sentiamo.
Alle Officine Automobilistiche di Grugliasco, dopo due anni di cassa e un passaggio in tribunale fallimentare, la Fiat ha proposto un investimento di 500 milioni e la commessa per la nuova Maserati. Contropartita: un accordo modello Mirafiori. In fabbrica il 70% degli operai è iscritto alla Fiom e la Fiom ha detto di no. La Fiat, se non cambia qualcosa, andrà a costruire le Maserati da un'altra parte.
Che esempio è?
Voglio solo dire che ci vuole una presa d'atto condivisa della situazione generale. Condivisa da tutti: governo, padroni e sindacati. Gli Stati Uniti si apprestano a tagliare 80 miliari di spesa pubblica, il Portogallo, in cambio di 80 miliardi di euro, sarà commissariato. La Spagna e le banche tedesche sono sull'orlo del tracollo. Il Terzo Mondo ci fa una concorrenza spietata. Che senso ha, in questa situazione, attaccare la riforma Gelmini e fingere di non sapere che la vecchia Università era una vergogna, e che la gran massa dei laureati prodotti dal sistema precedente sa fare poco o niente? Sa che c'è un comparto in Italia, che ha registrato un boom dell'occupazione, +40% (2010 sul 2007)? E sa che comparto è? Quello dei lavoratori stranieri. Gli slogan sono una bella cosa, ma non portano da nessuna parte.
Fonte: La Gazzetta Sportiva del 10/04/2011
mercoledì 30 marzo 2011
Föra da i bal
Con l'ennemisa frase colorita di Bossi, torno a scrivere su questo blog una riflessione che mi ronza nel cervello da giorni.
La riflessione è semplice da capire, forse più difficile da analizzare la sua veridicità (solo il tempo penso potrà dirlo).
Come molti sanno ultimamente è uscita la canzone di Caparezza "Goobye malinconia", che parla dell'italiano che più che rimanere in Italia se ne va all'estero, pur sempre con un po' di malinconia per alcune cose dove l'Italia ahimè un tempo primeggiava ed era ammirata dagli altri.
Questo discorso lo facevo anche prima su un'altra cosa più vicina "alle mie mani"... il denaro.
Come si vede nelle varie cronache, ogni tanto sbuca qualcuno di famoso che ha spostato i capitali all'estero, ha preso la residenza all'estero... e già dicevo che questo poteva scatenare una cosa un po' particolare: con la crisi, si ha una sorta di delocalizzazione del capitale e la ripresa si fa sempre più ardua. Mi spiego meglio: abbiamo il fenomeno che chi ha i soldi li fa uscire dall'Italia (quindi chi crea ancora ricchezza li porta fuori), gli altri, che magari stanno diventando sempre più poveri, rimangono a "casa"... e facendo due somme il paese perde ricchezza (soprattutto quei paesi dove c'è grande pressione fiscale).
La cosa è ancora di più aggravata con l'aumento di gente che non ne ha di soldi... e qui entra in campo il flusso degli immigrati in Italia.
Quindi potete capire lo scenario: l'Italia è in crisi, c'è sempre meno occupati ma sempre più gente da mantenere, ma chi ha i soldi se ne va, così tutto ricade sui "rimasti" che sono sempre più poveri. Una spirale difficile da interrompere, anche se come tutto c'è rimedio (sul quale non mi addentro).
Diciamo che l'espressione bossiniana esprime un concetto chiaro: non ci si fa più a mantenere altra gente (che tra l'altro odiano i cristiani)... un tempo ci si poteva permettere, ma adesso bisogna anche noi stringere la corda.
La riflessione è semplice da capire, forse più difficile da analizzare la sua veridicità (solo il tempo penso potrà dirlo).
Come molti sanno ultimamente è uscita la canzone di Caparezza "Goobye malinconia", che parla dell'italiano che più che rimanere in Italia se ne va all'estero, pur sempre con un po' di malinconia per alcune cose dove l'Italia ahimè un tempo primeggiava ed era ammirata dagli altri.
Questo discorso lo facevo anche prima su un'altra cosa più vicina "alle mie mani"... il denaro.
Come si vede nelle varie cronache, ogni tanto sbuca qualcuno di famoso che ha spostato i capitali all'estero, ha preso la residenza all'estero... e già dicevo che questo poteva scatenare una cosa un po' particolare: con la crisi, si ha una sorta di delocalizzazione del capitale e la ripresa si fa sempre più ardua. Mi spiego meglio: abbiamo il fenomeno che chi ha i soldi li fa uscire dall'Italia (quindi chi crea ancora ricchezza li porta fuori), gli altri, che magari stanno diventando sempre più poveri, rimangono a "casa"... e facendo due somme il paese perde ricchezza (soprattutto quei paesi dove c'è grande pressione fiscale).
La cosa è ancora di più aggravata con l'aumento di gente che non ne ha di soldi... e qui entra in campo il flusso degli immigrati in Italia.
Quindi potete capire lo scenario: l'Italia è in crisi, c'è sempre meno occupati ma sempre più gente da mantenere, ma chi ha i soldi se ne va, così tutto ricade sui "rimasti" che sono sempre più poveri. Una spirale difficile da interrompere, anche se come tutto c'è rimedio (sul quale non mi addentro).
Diciamo che l'espressione bossiniana esprime un concetto chiaro: non ci si fa più a mantenere altra gente (che tra l'altro odiano i cristiani)... un tempo ci si poteva permettere, ma adesso bisogna anche noi stringere la corda.
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