SVENIMENTI E ATTACCHI DI PANICO. IN CARROZZA VIAGGIA L'APOCALISSE.
DA PISA A FIRENZE: UNA FOLLA STIPATA NEGLI SCOMPARTIMENTI BOLLENTI
Per essere puntuale, è puntuale. Arriva alle 20,32 spaccate, al binario 8 della stazione di Pisa centrale. Per essere puntuale è puntuale sì, solo che non è un treno: è un carro bestiame senza aria, senza logica e senza spazio con la gente in piedi che ha le guace sui vetri, le valigie che rotolano, le ciabatte che volano via negli equilibrismi vari e i piedi che si pestano. Ma è solo l'inizio. Perchè a Pisa centrale, al binario 8, la domenica sera, non ci sono una ventina di passeggieri in attesa. No, c'è il mondo. Tutti ad aspettare il regionale che in un'ora porta a Firenze Santa Maria Novella. E quel mondo, fatto di venditori ambulanti che tornano dalle spiagge, anziani che rientrano dal mare e fiorentini appena atterrati all'aereoporto Galilei, vuol salire per forza sopra “perchè sennò si torna a casa a mezzanotte”. Sicchè via, pigia. Tutti sopra. Comincia il manicomio. Spinte, insulti, sacchi che rotolano, porte che non si chiudono più.
Dall'esterno si preme, dentro si vocia “Basta, non si respira più”. Passano 12, 13 minuti. Non si partirà mica? Sì, si parte. In apnea. Un'anziana minuscola stretta tra un ragazzo di colore e la porta del bagno (chiuso con un fazzoletto) ha un mancamento. Le passano dell'acqua. Una ragazza sfiora l'attacco di panico: “Non c'è aria, ragazzi, non c'è aria...”. Tra uno scompartimento e l'altro, dove in cinque si sta già stretti, si schiacciano più di venti persone. Pontedera, il primo grande sbarco, sembra non arrivare mai. Dieci minuti, quindici, un caldo infernale, l'unica salvezza è lo spiraglio del finestrino. Un uomo armeggia alla porta scorrevole. Ci mette una vita ad aprirla, scavalca una valigia, travolge una donna, resta in piedi non si sa come e poi chiede del bagno. Lo guardano come un visionario “Magari – gli rispondono – se era aperto ci si metteva in tre a sedere sulla tazza”.
Il treno frena, una valigia scivola addosso a un bambino. Qualcuno prende le borse e le schiaccia contro il soffitto. Sembra una commedia ma non ride nessuno. Pontedera, finalmente. I ragazzi di colore scendono, in pochi salgono. Si sta un po' meglio, ma la situazione resta tesa. “Ci fanno anche pagare per questo schifo”, urla qualcuno. “It's incredible, incredible” sussurra un'americana al marito che le fa cenno di stare zitta. San Miniato, Empoli, Lastra. Ora si rifiata.
“Se il capotreno ha autorizzato la partenza vuol dire che non c'erano rischi per i passeggieri” fanno sapere da Ferrovie. Tutto nella norma dunque? “Sì, la domenica sera, a quell'ora e su quella tratta l'affollamento sul treno è fisiologico. Spesso la gente si accalca in alcune vetture ma non si rende conto che magari più avanti o più indietro c'è posto – ci spiegano ancora -. Chi torna dal mare in autostrada ci mette tre ore, ma non protesta. Il punto critico è tra Pisa e Pontedera, ma alla fine la corsa dura poco. Certo magari si sta in piedi, un po' pigiati, ma non è l'apocalisse”. Forse no ma, ci chiediamo, se qualcuno si fosse sentito male per davvero che sarebbe successo? Non esiste un controllo? Poco dopo le 21,30 il treno arriva a Firenze. “Stazione di Santa Maria Novella, fine della corsa” dice l'altoparlante. “Eh anche perchè più in là se Dio vole non si va”, scherza un anziano. E la tensione se ne va. Così è una domenica sera in treno da Pisa a Firenze.
mercoledì 13 luglio 2011
martedì 5 luglio 2011
Calcio professionistico e dilettanti nell'amministrazione
Tutto nasce da un evento felice, dell'ingiustamente definito "calcio minore", della nostra provincia.
Il Borgo a Buggiano, contro tutti i pronostici, vince uno straordinario campionato di serie D, guadagnando la promozione in Lega Pro Seconda Divisione (già C2).
A quel punto, passata la gioia, subentrano gli oneri che il futuro campionato impone.
Lo stadio di Borgo necessita di interventi importanti di adeguamento, per i quali la Federazione concede una proroga. Ma c'è un'altra richiesta tassativa alla quale la società deve fare fronte: Offrire un proprio secondo campo nella provincia, con le carte in regola per il nuovo campionato, come emergenza, qualora il primo non fosse, per qualche motivo, utilizzabile.
La società richiede a Pistoia la disponibilità dello stadio nella quasi certezza che l'impianto fosse a norma. Al termine di settimane perse dietro ad estenuanti quanto farraginose procedure si giunge ad una verifica della commissione vigilanza.
Vengono rilevate una serie di irregolarità che fanno rigettare la richiesta. Il Borgo a Buggiano, a qualche giorno dal termine ultimo per l'iscrizione al campionato, si trova a sperare nello stadio di Agliana, per il quale non c'è certezza, ma resta l'ultima spiaggia per non rischiare di veder vanificati anni di impegno e successi.
Qui finisce la cronaca e cominciano le riflessioni. Non m' intendo di calcio ma la questione che sollevo è di tutt'altra natura.
Data l'importanza dei rilievi mossi dalla commissione di vigilanza, siamo sicuri che lo stadio ottemperi alle norme imposte anche alla serie minore in cui milita la Pistoiese? Solo qualche mese fa si parlava di speranze di ripescaggio per aspirare alla Lega Pro per la Pistoiese. Ma non erano al corrente i nostri dirigenti e amministratori delle stato di inadeguatezza dell'impianto? Soltanto pochi anni fa sono stati spesi fior di quattrini per la "messa a norma" della stadio. Ma a quali norme è stato adeguato se oggi ci troviamo in questa condizione? Oltretutto, la possibilità di avere a Pistoia una squadra che milita in un campionato Pro, anche soltanto per qualche partita, avrebbe portato qualche potenziale cliente alla sempre più asfittica economia cittadina.
La Pistoiese si trova di fronte ad un futuro incerto per le note vicende che hanno coinvolto il presidente Ferrari. Ora un'altra tegola potrebbe abbattersi sulla società.
L'ennesimo pasticcio di un'amministrazione che fa poco e male, tra approssimazione e incapacità. Dispiace che stavolta a farne le spese sia stata una simpatica e meritevole squadra della nostra provincia per la quale provo sincera ammirazione. Se nessun altro ci ha pensato, come consigliere provvedo a scusarmi a nome del consiglio di cui faccio parte per le difficoltà in cui i nostri hanno messo il Borgo a Buggiano, realtà sportiva e societaria che meritava ben altro trattamento.
Daniela Simionato
Il Borgo a Buggiano, contro tutti i pronostici, vince uno straordinario campionato di serie D, guadagnando la promozione in Lega Pro Seconda Divisione (già C2).
A quel punto, passata la gioia, subentrano gli oneri che il futuro campionato impone.
Lo stadio di Borgo necessita di interventi importanti di adeguamento, per i quali la Federazione concede una proroga. Ma c'è un'altra richiesta tassativa alla quale la società deve fare fronte: Offrire un proprio secondo campo nella provincia, con le carte in regola per il nuovo campionato, come emergenza, qualora il primo non fosse, per qualche motivo, utilizzabile.
La società richiede a Pistoia la disponibilità dello stadio nella quasi certezza che l'impianto fosse a norma. Al termine di settimane perse dietro ad estenuanti quanto farraginose procedure si giunge ad una verifica della commissione vigilanza.
Vengono rilevate una serie di irregolarità che fanno rigettare la richiesta. Il Borgo a Buggiano, a qualche giorno dal termine ultimo per l'iscrizione al campionato, si trova a sperare nello stadio di Agliana, per il quale non c'è certezza, ma resta l'ultima spiaggia per non rischiare di veder vanificati anni di impegno e successi.
Qui finisce la cronaca e cominciano le riflessioni. Non m' intendo di calcio ma la questione che sollevo è di tutt'altra natura.
Data l'importanza dei rilievi mossi dalla commissione di vigilanza, siamo sicuri che lo stadio ottemperi alle norme imposte anche alla serie minore in cui milita la Pistoiese? Solo qualche mese fa si parlava di speranze di ripescaggio per aspirare alla Lega Pro per la Pistoiese. Ma non erano al corrente i nostri dirigenti e amministratori delle stato di inadeguatezza dell'impianto? Soltanto pochi anni fa sono stati spesi fior di quattrini per la "messa a norma" della stadio. Ma a quali norme è stato adeguato se oggi ci troviamo in questa condizione? Oltretutto, la possibilità di avere a Pistoia una squadra che milita in un campionato Pro, anche soltanto per qualche partita, avrebbe portato qualche potenziale cliente alla sempre più asfittica economia cittadina.
La Pistoiese si trova di fronte ad un futuro incerto per le note vicende che hanno coinvolto il presidente Ferrari. Ora un'altra tegola potrebbe abbattersi sulla società.
L'ennesimo pasticcio di un'amministrazione che fa poco e male, tra approssimazione e incapacità. Dispiace che stavolta a farne le spese sia stata una simpatica e meritevole squadra della nostra provincia per la quale provo sincera ammirazione. Se nessun altro ci ha pensato, come consigliere provvedo a scusarmi a nome del consiglio di cui faccio parte per le difficoltà in cui i nostri hanno messo il Borgo a Buggiano, realtà sportiva e societaria che meritava ben altro trattamento.
Daniela Simionato
lunedì 4 luglio 2011
Prova ad aprire (se ci riesci)
Visto che siamo in periodo di dichiarazioni, vi voglio sollevare una questione che è stato anche oggetto dell'ultima manovra economica di Tremonti: agevolazioni fiscali per i neo imprenditori.
Vi voglio riportare un caso che ho avuto nel mio studio che dimostra come è ancora inefficiente (ed è dir poco) il sistema che dovrebbe agevolare l'entrata nel mercato di nuove aziende.
In particolare, abbiamo un nuovo cliente che ha voluto prendere la partita Iva per poter svolgere l'attività di insegnante privato di chitarra. Visto che è "nuovo" abbiamo optato per il neo regime dei "minimi", un regime che è stato creato ad hoc per i neo imprenditori che hanno piccole dimensioni.
In sostanza questo regime si può applicare agli imprenditori individuali che non superano i 30.000 euro di ricavi nell'anno, non hanno spese per beni strumentali (+ spese di affitto) superiori a 15.000 nei 3 anni. Questi a grandi linee i requisiti.
Vantaggi del regime sono che vendi senza Iva (quindi il nuovo imprenditore può vendere ad un prezzo più basso) e, in sostanza, paga due volte l'anno le tasse, una volta a luglio (saldo e 1° acconto) e a novembre (2° acconto)... STOP!! Tutto molto semplice, come il calcolo delle tasse, che sono il 20% dell'utile dell'anno.
Svantaggi:
- il contribuente minimo continua a comprare con Iva (che non si può scaricare, ma va ad aggiungersi ai costi... e potrebbe anche essere un vantaggio indiretto, visto che quindi va in detrazione ai ricavi),
- non ha le detrazioni come gli altri contribuenti, ovvero non ha le detrazioni per i famigliari a carico, per i lavori di ristrutturazione dell'abitazione privata, spese sanitarie...
Poi ci sarebbero tanti altri svantaggi, ma vi vorrei far vedere il meccanismo perverso di questo regime (che però si può avere anche con i regimi normali).
Allora, passando al mio cliente, ha avuto la partita Iva a fine ottobre e ha dichiarato 960 euro di ricevute (0 costi)... vediamo ora il meccanismo delle tasse italiano, che spezza le gambe ai neo imprenditori.
Come abbiamo detto, dei 960 euro il nostro contribuente deve pagare il 20%.
Si arriva a Luglio e deve pagare il saldo... visto che è il primo anno, non ha nessun acconto versato, quindi a saldo deve dare 960*20%= 192 euro.
Più deve versare un acconto a novembre che è pari al 99% delle tasse che vengono calcolate con quello che hai dichiarato l'ultimo anno, quindi (960*20%) * 99% = 190.08 euro.
Il problema viene con l'INPS!! Infatti l'Inps si prende il 26.72%!! Quindi: 960 * 26.72% = 256.52 euro, che viene arrotondato all'unità, quindi 257 euro.
Anche qui ci sono gli acconti, che sono 80% di quello che è venuto da pagare l'anno prima; quindi 256.52 *80% = 205.21... che viene diviso in due quote, una da pagare insieme a luglio e l'altra metà a novembre.
Facciamo due sommette: quindi il mio cliente paga tra saldo e acconto 192 + 190.08 + 257 + 205.21 = 844.29 euro!!! Ciò vuol dire che dei 960 euro iniziali, se tolgo le tasse gli rimane 115.71 euro.
Ma il meccanismo è ancora più diabolico con il secondo anno.
Infatti, mettiamo che l'anno dopo vada a dichiarare un utile di 10.000 euro.... ecco quando andrà a pagare.
INPS: 10.000 * 26.72% = 2672.00 - acc.to 205,21 = 2466.79 (arrotondato a 2467)
+ acc.to nuovo anno 2672*80% = 2137.60
Imposte: 10.000 * 20% = 2000.00 - acc.to 190.08 = 1809.92
+ acc.to nuovo anno 2000.00 *99% = 1980.00
QUINDI: 2467 + 2137.60 + 1809.92 + 1980 = 8394.52 euro!!!! (ricordo: su 10.000 euro).
Questo meccanismo si interrompe l'anno dopo, dove paghi molto meno perchè gli acconti versati sono già calcolati su un importo "alto".
Questo è il meccanismo folle delle tasse italiane, che porta a far girare una bella fetta di guadagni nelle casse dello stato ed enti pubblici (se ci pensate pago: 20% saldo + circa 20% acconto e 26.72% saldo + circa 26.72% acconto Inps = 20+19.8 + 26.72 + 21.38 = 87.90% in tasse).
Io ho preso questo regime, ma più o meno funziona uguale con gli altri regimi. Viene scelto questo regime perchè tendezialmente è funzionale ai nuovi imprenditori perchè di solito uno ha pochi guadagni all'inizio, ed entra piano nel meccanismo (gli si toglie il problema dell'iva e degli studi di settore) e di solito non interessa che si perdi le detrazioni legate alla famiglia (visto che la gente non si sposa più o si sposa tardi) e delle spese mediche (di solito un giovane non ha tante spese di questo genere)... purtroppo il limite di 15000 euro in beni strumentali in 3 anni non permette di potersi comprare o intestare una macchina aziendale (quindi ti precludi le spese dei carburanti) e soprattutto i costi relativi all'affitto (non esistono affitti da 5000 euro l'anno, ovvero 15000/3 anni).
Gli altri regimi però non se la cavano meglio (caso clamoroso: comprò un immobile e lo ammortizzo al 3%... vuol dire che il costo sarà spalmato per più di 30 anni!!). Non dico che sia una cosa insensata, ma che ci vorrebbero delle agevolazioni su chi inizia l'attività (es. i primi due anni non paghi irpef e inps).
Vi voglio riportare un caso che ho avuto nel mio studio che dimostra come è ancora inefficiente (ed è dir poco) il sistema che dovrebbe agevolare l'entrata nel mercato di nuove aziende.
In particolare, abbiamo un nuovo cliente che ha voluto prendere la partita Iva per poter svolgere l'attività di insegnante privato di chitarra. Visto che è "nuovo" abbiamo optato per il neo regime dei "minimi", un regime che è stato creato ad hoc per i neo imprenditori che hanno piccole dimensioni.
In sostanza questo regime si può applicare agli imprenditori individuali che non superano i 30.000 euro di ricavi nell'anno, non hanno spese per beni strumentali (+ spese di affitto) superiori a 15.000 nei 3 anni. Questi a grandi linee i requisiti.
Vantaggi del regime sono che vendi senza Iva (quindi il nuovo imprenditore può vendere ad un prezzo più basso) e, in sostanza, paga due volte l'anno le tasse, una volta a luglio (saldo e 1° acconto) e a novembre (2° acconto)... STOP!! Tutto molto semplice, come il calcolo delle tasse, che sono il 20% dell'utile dell'anno.
Svantaggi:
- il contribuente minimo continua a comprare con Iva (che non si può scaricare, ma va ad aggiungersi ai costi... e potrebbe anche essere un vantaggio indiretto, visto che quindi va in detrazione ai ricavi),
- non ha le detrazioni come gli altri contribuenti, ovvero non ha le detrazioni per i famigliari a carico, per i lavori di ristrutturazione dell'abitazione privata, spese sanitarie...
Poi ci sarebbero tanti altri svantaggi, ma vi vorrei far vedere il meccanismo perverso di questo regime (che però si può avere anche con i regimi normali).
Allora, passando al mio cliente, ha avuto la partita Iva a fine ottobre e ha dichiarato 960 euro di ricevute (0 costi)... vediamo ora il meccanismo delle tasse italiano, che spezza le gambe ai neo imprenditori.
Come abbiamo detto, dei 960 euro il nostro contribuente deve pagare il 20%.
Si arriva a Luglio e deve pagare il saldo... visto che è il primo anno, non ha nessun acconto versato, quindi a saldo deve dare 960*20%= 192 euro.
Più deve versare un acconto a novembre che è pari al 99% delle tasse che vengono calcolate con quello che hai dichiarato l'ultimo anno, quindi (960*20%) * 99% = 190.08 euro.
Il problema viene con l'INPS!! Infatti l'Inps si prende il 26.72%!! Quindi: 960 * 26.72% = 256.52 euro, che viene arrotondato all'unità, quindi 257 euro.
Anche qui ci sono gli acconti, che sono 80% di quello che è venuto da pagare l'anno prima; quindi 256.52 *80% = 205.21... che viene diviso in due quote, una da pagare insieme a luglio e l'altra metà a novembre.
Facciamo due sommette: quindi il mio cliente paga tra saldo e acconto 192 + 190.08 + 257 + 205.21 = 844.29 euro!!! Ciò vuol dire che dei 960 euro iniziali, se tolgo le tasse gli rimane 115.71 euro.
Ma il meccanismo è ancora più diabolico con il secondo anno.
Infatti, mettiamo che l'anno dopo vada a dichiarare un utile di 10.000 euro.... ecco quando andrà a pagare.
INPS: 10.000 * 26.72% = 2672.00 - acc.to 205,21 = 2466.79 (arrotondato a 2467)
+ acc.to nuovo anno 2672*80% = 2137.60
Imposte: 10.000 * 20% = 2000.00 - acc.to 190.08 = 1809.92
+ acc.to nuovo anno 2000.00 *99% = 1980.00
QUINDI: 2467 + 2137.60 + 1809.92 + 1980 = 8394.52 euro!!!! (ricordo: su 10.000 euro).
Questo meccanismo si interrompe l'anno dopo, dove paghi molto meno perchè gli acconti versati sono già calcolati su un importo "alto".
Questo è il meccanismo folle delle tasse italiane, che porta a far girare una bella fetta di guadagni nelle casse dello stato ed enti pubblici (se ci pensate pago: 20% saldo + circa 20% acconto e 26.72% saldo + circa 26.72% acconto Inps = 20+19.8 + 26.72 + 21.38 = 87.90% in tasse).
Io ho preso questo regime, ma più o meno funziona uguale con gli altri regimi. Viene scelto questo regime perchè tendezialmente è funzionale ai nuovi imprenditori perchè di solito uno ha pochi guadagni all'inizio, ed entra piano nel meccanismo (gli si toglie il problema dell'iva e degli studi di settore) e di solito non interessa che si perdi le detrazioni legate alla famiglia (visto che la gente non si sposa più o si sposa tardi) e delle spese mediche (di solito un giovane non ha tante spese di questo genere)... purtroppo il limite di 15000 euro in beni strumentali in 3 anni non permette di potersi comprare o intestare una macchina aziendale (quindi ti precludi le spese dei carburanti) e soprattutto i costi relativi all'affitto (non esistono affitti da 5000 euro l'anno, ovvero 15000/3 anni).
Gli altri regimi però non se la cavano meglio (caso clamoroso: comprò un immobile e lo ammortizzo al 3%... vuol dire che il costo sarà spalmato per più di 30 anni!!). Non dico che sia una cosa insensata, ma che ci vorrebbero delle agevolazioni su chi inizia l'attività (es. i primi due anni non paghi irpef e inps).
martedì 28 giugno 2011
Rifiutati
Oggi vi voglio riportare due interviste uscite sulla nazione qualche giorno fa sulla situazione dell'immondizia a Napoli.
"C'E' UN SUD ONESTO, AIUTATECI.
Caro Canè, ho letto il commento (significativamente titolato "Non meritate quell'aiuto") che ieri ha dedicato alla gravissima situazione rifiuti a Napoli e a quanto da me scritto il giorno prima su questo giornale.
Mi preme dire soltanto una cosa: ha perfettamente ragione quando scrive che il problema è nostro e ce lo dobbbiamo "piangere" noi. Ma il mio appello agli italiani non era di prendersi la nostra immondizia, era di sostenerci moralmente, di fare "qualcosa" che io stesso non saprei indicare, di chiedere la solidarietà degli intellettuali, che qui da noi c'è fino a un certo punto (essendo quasi tutta la nostra inteligenza legata alla sinistra).
Se avessi supplicato il Veneto, la Lombardia, l'Emilia, la Sicilia, insomma tutta Italia, di prendersi una parte della nostra monnezza, avrei comunque dato per scontato che sarebbe dovuta intervenire la politica.
Nel pezzo, invece, prendo le distanze dalla politica, mi rivolgo agli italiani "comuni": scendete in campo per noi, per la gente onesta e civile di Napoli che non ne può più. Gridate con noi. Ribadisco: Aiutateci!"
"PRIMA RIMBOCCATEVI LE MANICHE.
Caro Maestro, se la butta sul sentimentale, mi mette in difficoltà.
Noi stimiamo Lei, amiamo Napoli, ci sono simpatici i napoletani. Ma tutto questo non serve a smaltire i rifiuti.
Un compito che spetta alla politica. E nel caso della sua città, la politica ha fallito. Ma la politica, caro maestro, non viene da Marte, non sono sono altri: siete voi.
Li avete eletti voi, voi gente onesta e civile, i sindaci e i consiglieri comunali. Non è stata la camorra a imporvi Bassolino e la Iervolino per più mandati, per decenni.
Allora, non prendete le distanze dalla politica. Prendetela dai cattivi politici che voi stessi avete scelto e confermato nonostante avvessero dimostrato di non saper risolvere i problemi. Dunque, per quel che mi riguarda, in campo non scenderò, e non prenderò neppure la pala per ripulire le vostre strade.
Il sostegno morale non vi mancherà, ovvio. E certamente, in qualche modo, continuerà a arrivare anche quello materiale, nonostante i veti leghisti.
E' l'ora, però, che incominciate a rimboccarvi le maniche, a prendervi le vostre responsabilità. E, ovviamente, anche la vostra immondizia".
"C'E' UN SUD ONESTO, AIUTATECI.
Caro Canè, ho letto il commento (significativamente titolato "Non meritate quell'aiuto") che ieri ha dedicato alla gravissima situazione rifiuti a Napoli e a quanto da me scritto il giorno prima su questo giornale.
Mi preme dire soltanto una cosa: ha perfettamente ragione quando scrive che il problema è nostro e ce lo dobbbiamo "piangere" noi. Ma il mio appello agli italiani non era di prendersi la nostra immondizia, era di sostenerci moralmente, di fare "qualcosa" che io stesso non saprei indicare, di chiedere la solidarietà degli intellettuali, che qui da noi c'è fino a un certo punto (essendo quasi tutta la nostra inteligenza legata alla sinistra).
Se avessi supplicato il Veneto, la Lombardia, l'Emilia, la Sicilia, insomma tutta Italia, di prendersi una parte della nostra monnezza, avrei comunque dato per scontato che sarebbe dovuta intervenire la politica.
Nel pezzo, invece, prendo le distanze dalla politica, mi rivolgo agli italiani "comuni": scendete in campo per noi, per la gente onesta e civile di Napoli che non ne può più. Gridate con noi. Ribadisco: Aiutateci!"
"PRIMA RIMBOCCATEVI LE MANICHE.
Caro Maestro, se la butta sul sentimentale, mi mette in difficoltà.
Noi stimiamo Lei, amiamo Napoli, ci sono simpatici i napoletani. Ma tutto questo non serve a smaltire i rifiuti.
Un compito che spetta alla politica. E nel caso della sua città, la politica ha fallito. Ma la politica, caro maestro, non viene da Marte, non sono sono altri: siete voi.
Li avete eletti voi, voi gente onesta e civile, i sindaci e i consiglieri comunali. Non è stata la camorra a imporvi Bassolino e la Iervolino per più mandati, per decenni.
Allora, non prendete le distanze dalla politica. Prendetela dai cattivi politici che voi stessi avete scelto e confermato nonostante avvessero dimostrato di non saper risolvere i problemi. Dunque, per quel che mi riguarda, in campo non scenderò, e non prenderò neppure la pala per ripulire le vostre strade.
Il sostegno morale non vi mancherà, ovvio. E certamente, in qualche modo, continuerà a arrivare anche quello materiale, nonostante i veti leghisti.
E' l'ora, però, che incominciate a rimboccarvi le maniche, a prendervi le vostre responsabilità. E, ovviamente, anche la vostra immondizia".
giovedì 23 giugno 2011
mercoledì 15 giugno 2011
Parentopoli 3: Viva il risparmio!
Continua la mia incursione nel ginepraio degli uffici comunali e in particolare in quelli dell’Anagrafe ed elettorale.
Tutto era iniziato con il mio comunicato sulla cosiddetta “parentopoli” e cioè con la famigerata delibera del 21.10.2010 contro il nepotismo che non aveva prodotto alcun cambiamento, contrariamente a quanto affermato dall’Amministrazione, se non per un unico trasferimento. Ma qualcuno ci darà una risposta?
In seconda battuta, con il mio comunicato “parentopoli 2” ho dichiarato che non si doveva contestare solo i casi di diretta subordinazione tra affini, parenti ecc., oggetto della delibera, ma anche un disinvolto modo di procedere con le assunzioni che guarda caso privilegia parenti, amici, congiunti e ho annunciato che si intendeva sopprimere il servizio gestione demografica.
Ora c’è la terza fase, in cui la riorganizzazione prevista diventa operativa: l’U.O. elettorale, anagrafe e stato civile, viene raggruppato nel servizio di segreteria generale che a questo punto potrebbe andare in tilt visto il carico di lavoro.
L’U.O. Toponomastica” viene attribuita al Servizio Lavori Pubblici; l’Ufficio comunale del Censimento è attribuito invece al Servizio Sviluppo Economico.
Il dirigente dell’ex Servizio Gestioni Demografiche viene assegnato, con conseguente riduzione dello stipendio, ad un nuovo non meglio identificato servizio di studio e ricerca, per la cui definizione ci sono volute ben ventitrè righe nel relativo decreto. La riorganizzazione dovrebbe produrre un risparmio che a mio avviso è invece molto improbabile perché se da un lato si diminuiscono delle indennità a dirigenti artatamente spostati, dall’altro, succederà il contrario. Una riorganizzazione a mio parere strumentale e priva di razionalità.
Inoltre se si considera che siamo in pieno referendum, si capisce come tutto ciò comporti notevoli disagi nell’ufficio preposto, che si trova privo di dirigente. Ex dirigenti che vanno e vengono, e attribuzioni di incarichi a persone che hanno una qualifica diversa da quella appropriata e che saranno in affanno a gestire il problematico procedimento elettorale.
Sarà inoltre interessante sapere quanto straordinario verrà reclamato più o meno legittimamente a partire dal 14 aprile in poi , non solo dai dipendenti, ma dalla polizia municipale, dal Sed ecc.
E chissà se la brillante idea dell’assessore Niccolai, che i presidenti di seggio provvedessero a recuperare da sé con mezzi propri, il materiale comprese le schede per il seggio di loro competenza, è stata realizzata. Niente più il mezzo del cantiere comunale che per l’occasione viaggia con la scorta. Ma i presidenti l’avrebbero accettato e fatto gratis? E quale garanzia di legittimità e controllo anti frode ci sarebbe stata ?
Daniela Simionato
Tutto era iniziato con il mio comunicato sulla cosiddetta “parentopoli” e cioè con la famigerata delibera del 21.10.2010 contro il nepotismo che non aveva prodotto alcun cambiamento, contrariamente a quanto affermato dall’Amministrazione, se non per un unico trasferimento. Ma qualcuno ci darà una risposta?
In seconda battuta, con il mio comunicato “parentopoli 2” ho dichiarato che non si doveva contestare solo i casi di diretta subordinazione tra affini, parenti ecc., oggetto della delibera, ma anche un disinvolto modo di procedere con le assunzioni che guarda caso privilegia parenti, amici, congiunti e ho annunciato che si intendeva sopprimere il servizio gestione demografica.
Ora c’è la terza fase, in cui la riorganizzazione prevista diventa operativa: l’U.O. elettorale, anagrafe e stato civile, viene raggruppato nel servizio di segreteria generale che a questo punto potrebbe andare in tilt visto il carico di lavoro.
L’U.O. Toponomastica” viene attribuita al Servizio Lavori Pubblici; l’Ufficio comunale del Censimento è attribuito invece al Servizio Sviluppo Economico.
Il dirigente dell’ex Servizio Gestioni Demografiche viene assegnato, con conseguente riduzione dello stipendio, ad un nuovo non meglio identificato servizio di studio e ricerca, per la cui definizione ci sono volute ben ventitrè righe nel relativo decreto. La riorganizzazione dovrebbe produrre un risparmio che a mio avviso è invece molto improbabile perché se da un lato si diminuiscono delle indennità a dirigenti artatamente spostati, dall’altro, succederà il contrario. Una riorganizzazione a mio parere strumentale e priva di razionalità.
Inoltre se si considera che siamo in pieno referendum, si capisce come tutto ciò comporti notevoli disagi nell’ufficio preposto, che si trova privo di dirigente. Ex dirigenti che vanno e vengono, e attribuzioni di incarichi a persone che hanno una qualifica diversa da quella appropriata e che saranno in affanno a gestire il problematico procedimento elettorale.
Sarà inoltre interessante sapere quanto straordinario verrà reclamato più o meno legittimamente a partire dal 14 aprile in poi , non solo dai dipendenti, ma dalla polizia municipale, dal Sed ecc.
E chissà se la brillante idea dell’assessore Niccolai, che i presidenti di seggio provvedessero a recuperare da sé con mezzi propri, il materiale comprese le schede per il seggio di loro competenza, è stata realizzata. Niente più il mezzo del cantiere comunale che per l’occasione viaggia con la scorta. Ma i presidenti l’avrebbero accettato e fatto gratis? E quale garanzia di legittimità e controllo anti frode ci sarebbe stata ?
Daniela Simionato
domenica 5 giugno 2011
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