A piccoli ma costanti passi, uno dei più giovani poeti pistoiesi, Simone Magli, 26 anni, prosegue il suo viaggio letterario, e ha raccolto una delle più importanti soddisfazioni nello spazio che gli ha dedicato uno dei più grandi poeti contemporanei, Roberto Carifi, nel suo intervento su "Poesia 259", mensile internazionale di cultura poetica, nella sua rubrica "Per competenza". Qui Carifi fa riferimento al blog di Magli (www.simonemagli.blogspot.com) e definisce "Pensieri massime e riflessioni una magnifica perla, uno scrigno dove Simone contiene tutto il suo dolore".
E dove riporta alcuni versi "senz'amore la vita è una bottiglia di latta che rotola sulla riva, dove il sole non batte e il mare non si muove". "Ma si ricordi il nostro poeta - scrive Carifi rivolgendosi a Magli - che ha poco più di vent'anni, che dal dolore nasce la gioia, anzi la gioia nasce dal dolore".
E poi ci sono gli altri premi che in questi ultimi mesi Magli si è aggiudicato: secondo classificato, su 300 candidati, al primo premio letterario "Linda Scaburri", Comune di Castel Gabbiano, con la poesia "Eterno": "Camminerò al buio sui tuoi passi, fino a che non si volterà il tuo sorriso, a confermarmi che non è stato tutto vano". Terzo classificato alla VI edizione del premio di poesia "Calicanthus" (Tindari, Messina); segnalato alla sezione giovani del concorso "Gianandrea Gavazzeni", "Parole in-canto" di Città Alta (Bergamo), con la lirica "Il dolore bambino": "Non posso stare a guardare l'oceano che si contorce davanti ai miei occhi nudi e rimanere fermo come pietra viva, ad accettare gli schiaffi dei marosi, mentre un neonato se ne sta da solo sulla battigia, agitando le mani nel vuoto".
Infine Simone tiene moltissimo all'omaggio che gli è stato fatto dal Circolo Fotografico "Il Tempio" dove Raffaele Accarino gli ha dedicato decine di pagine nell'edizione stampata in occasione dei 150 dell'Unità d'Italia e che comprendono, oltre alla biografia, anche i tanti premi vinti, poesie e aforismi. "Il ragazzo si farà..." canta De Gregori di un piccolo calciatore, ma anche la poesia è un'arte che richiede coraggio.
venerdì 22 aprile 2011
lunedì 11 aprile 2011
Ma il problema dei precari si risolve con il posto fisso?
Parecchie migliaia di precari hanno sfilato ieri in 47 città italiane. Magliette gialle col punto esclamativo, uno slogan assai azzeccato ("il nostro tempo è adesso"), incidenti di poco rilievo a Padova e Napoli, quelli dell'opposizione tutti della partita. C'erano Bersani, la Bindi, il segretario della Cgil Susanna Camusso, Nicky Vendola, Damiano, le bandiere dell'Idv e quelle del Codacons. A Roma il Popolo Viola ha srotolato un tricolore di 60 metri.
Succederà qualcosa?
No. Le manifestazioni erano politiche e vanno lette come un momento della lotta a Berlusconi. Servono a ricordare il problema, che è sostanzialmente questo: l'Italia è un paese di vecchi, strutturato per tenere il più possibile alla larga i giovani, cioè per non favorire il ricambio. Quelli che possono scappano all'estero. Dato della Cgia di Mestre mostrano, per esempio, che il precariato è il 56% di tutta la forza lavoro meridionale (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna) e si parla - immagino - del precariato misurabile, perchè poi al Sud imperversono lavoro nero e evasione fiscale. Un sistema dove tutto si tiene. I cortei di ieri hanno inalberato cartelli che non si possono non condividere.
Per esempio?
Soprattutto questo: "Basta privilegi, basta corruzione". Divertente anche il cartello issato da un giornalista: "4 euro a pezzo, vergogna gruppo Espresso". Il gruppo Espresso è quello che possiede Repubblica, il giornale schierato senza se e senza ma con i precari e contro Berlusconi. Non ho letto, però, neanche uno slogan contro le banche, le vere responsabili della crisi in cui ci troviamo e delle spaventose ricchezze accumulate da alcuni a danno di una massa di cittadini in tutto il mondo. L'aria generale - che si ricava dagli slogan e dai discorsi - è poi tremendamente semplificatrice. Si finge di ignorare che il padronato - cattivo per definizione - ha indotto i vari governi di destra e di sinistra a introdurre tutta una serie di contratti particolari per difendersi da un sistema rigidissimo e molto costoso. Una madre ha inalberato il cartello in cui racconta di suo figlio, ricercatore laureato con 110 e lode, che è stato costretto a fuggire a Londra dove gli danno, per il suo lavoro, 1500 euro al mese, mentre la paga media di un precario (dati Cgia) è di 1096 euro. Però a Londra o in America, nonostante la crisi, si passa da un luogo all'altro con notevole facilità, cioè il sistema è flessibile. Mentre la tendenza da noi è acchiappare un posto per sistemarsi a vita che non se ne parli più. Sto semplificando anch'io, naturalmente, e ci sono migliaia di casi che gridano vendetta. D'altra parte, a semplificazione, non si può rispondere che con una semplificazione.
Quale sarebbe la soluzione?
Non quella che si capisce dai discorsi della Camusso e di Cesare Damiano. Per esempio, Damiano: "Di fronte al dilagare del lavoro precario, tornano alla carica i cantori del superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori o della modifica dell'articolo 41 della Costituzione, come se liberare il lavoro e l'impresa da vincoli e protezioni sociali rappresentasse la soluzione del problema (...). Quella che va combattuta è la persistente teoria, figlia di quel neoliberismo che ci ha condotti all'attuale situazione economica e sociale, che eleva a dio assoluto il mercato". Ma il mercato esiste, purtroppo, e non è eliminabile. Le racconto un caso che rappresenta il problema in tutta la sua drammaticità.
Sentiamo.
Alle Officine Automobilistiche di Grugliasco, dopo due anni di cassa e un passaggio in tribunale fallimentare, la Fiat ha proposto un investimento di 500 milioni e la commessa per la nuova Maserati. Contropartita: un accordo modello Mirafiori. In fabbrica il 70% degli operai è iscritto alla Fiom e la Fiom ha detto di no. La Fiat, se non cambia qualcosa, andrà a costruire le Maserati da un'altra parte.
Che esempio è?
Voglio solo dire che ci vuole una presa d'atto condivisa della situazione generale. Condivisa da tutti: governo, padroni e sindacati. Gli Stati Uniti si apprestano a tagliare 80 miliari di spesa pubblica, il Portogallo, in cambio di 80 miliardi di euro, sarà commissariato. La Spagna e le banche tedesche sono sull'orlo del tracollo. Il Terzo Mondo ci fa una concorrenza spietata. Che senso ha, in questa situazione, attaccare la riforma Gelmini e fingere di non sapere che la vecchia Università era una vergogna, e che la gran massa dei laureati prodotti dal sistema precedente sa fare poco o niente? Sa che c'è un comparto in Italia, che ha registrato un boom dell'occupazione, +40% (2010 sul 2007)? E sa che comparto è? Quello dei lavoratori stranieri. Gli slogan sono una bella cosa, ma non portano da nessuna parte.
Fonte: La Gazzetta Sportiva del 10/04/2011
Succederà qualcosa?
No. Le manifestazioni erano politiche e vanno lette come un momento della lotta a Berlusconi. Servono a ricordare il problema, che è sostanzialmente questo: l'Italia è un paese di vecchi, strutturato per tenere il più possibile alla larga i giovani, cioè per non favorire il ricambio. Quelli che possono scappano all'estero. Dato della Cgia di Mestre mostrano, per esempio, che il precariato è il 56% di tutta la forza lavoro meridionale (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna) e si parla - immagino - del precariato misurabile, perchè poi al Sud imperversono lavoro nero e evasione fiscale. Un sistema dove tutto si tiene. I cortei di ieri hanno inalberato cartelli che non si possono non condividere.
Per esempio?
Soprattutto questo: "Basta privilegi, basta corruzione". Divertente anche il cartello issato da un giornalista: "4 euro a pezzo, vergogna gruppo Espresso". Il gruppo Espresso è quello che possiede Repubblica, il giornale schierato senza se e senza ma con i precari e contro Berlusconi. Non ho letto, però, neanche uno slogan contro le banche, le vere responsabili della crisi in cui ci troviamo e delle spaventose ricchezze accumulate da alcuni a danno di una massa di cittadini in tutto il mondo. L'aria generale - che si ricava dagli slogan e dai discorsi - è poi tremendamente semplificatrice. Si finge di ignorare che il padronato - cattivo per definizione - ha indotto i vari governi di destra e di sinistra a introdurre tutta una serie di contratti particolari per difendersi da un sistema rigidissimo e molto costoso. Una madre ha inalberato il cartello in cui racconta di suo figlio, ricercatore laureato con 110 e lode, che è stato costretto a fuggire a Londra dove gli danno, per il suo lavoro, 1500 euro al mese, mentre la paga media di un precario (dati Cgia) è di 1096 euro. Però a Londra o in America, nonostante la crisi, si passa da un luogo all'altro con notevole facilità, cioè il sistema è flessibile. Mentre la tendenza da noi è acchiappare un posto per sistemarsi a vita che non se ne parli più. Sto semplificando anch'io, naturalmente, e ci sono migliaia di casi che gridano vendetta. D'altra parte, a semplificazione, non si può rispondere che con una semplificazione.
Quale sarebbe la soluzione?
Non quella che si capisce dai discorsi della Camusso e di Cesare Damiano. Per esempio, Damiano: "Di fronte al dilagare del lavoro precario, tornano alla carica i cantori del superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori o della modifica dell'articolo 41 della Costituzione, come se liberare il lavoro e l'impresa da vincoli e protezioni sociali rappresentasse la soluzione del problema (...). Quella che va combattuta è la persistente teoria, figlia di quel neoliberismo che ci ha condotti all'attuale situazione economica e sociale, che eleva a dio assoluto il mercato". Ma il mercato esiste, purtroppo, e non è eliminabile. Le racconto un caso che rappresenta il problema in tutta la sua drammaticità.
Sentiamo.
Alle Officine Automobilistiche di Grugliasco, dopo due anni di cassa e un passaggio in tribunale fallimentare, la Fiat ha proposto un investimento di 500 milioni e la commessa per la nuova Maserati. Contropartita: un accordo modello Mirafiori. In fabbrica il 70% degli operai è iscritto alla Fiom e la Fiom ha detto di no. La Fiat, se non cambia qualcosa, andrà a costruire le Maserati da un'altra parte.
Che esempio è?
Voglio solo dire che ci vuole una presa d'atto condivisa della situazione generale. Condivisa da tutti: governo, padroni e sindacati. Gli Stati Uniti si apprestano a tagliare 80 miliari di spesa pubblica, il Portogallo, in cambio di 80 miliardi di euro, sarà commissariato. La Spagna e le banche tedesche sono sull'orlo del tracollo. Il Terzo Mondo ci fa una concorrenza spietata. Che senso ha, in questa situazione, attaccare la riforma Gelmini e fingere di non sapere che la vecchia Università era una vergogna, e che la gran massa dei laureati prodotti dal sistema precedente sa fare poco o niente? Sa che c'è un comparto in Italia, che ha registrato un boom dell'occupazione, +40% (2010 sul 2007)? E sa che comparto è? Quello dei lavoratori stranieri. Gli slogan sono una bella cosa, ma non portano da nessuna parte.
Fonte: La Gazzetta Sportiva del 10/04/2011
mercoledì 30 marzo 2011
Föra da i bal
Con l'ennemisa frase colorita di Bossi, torno a scrivere su questo blog una riflessione che mi ronza nel cervello da giorni.
La riflessione è semplice da capire, forse più difficile da analizzare la sua veridicità (solo il tempo penso potrà dirlo).
Come molti sanno ultimamente è uscita la canzone di Caparezza "Goobye malinconia", che parla dell'italiano che più che rimanere in Italia se ne va all'estero, pur sempre con un po' di malinconia per alcune cose dove l'Italia ahimè un tempo primeggiava ed era ammirata dagli altri.
Questo discorso lo facevo anche prima su un'altra cosa più vicina "alle mie mani"... il denaro.
Come si vede nelle varie cronache, ogni tanto sbuca qualcuno di famoso che ha spostato i capitali all'estero, ha preso la residenza all'estero... e già dicevo che questo poteva scatenare una cosa un po' particolare: con la crisi, si ha una sorta di delocalizzazione del capitale e la ripresa si fa sempre più ardua. Mi spiego meglio: abbiamo il fenomeno che chi ha i soldi li fa uscire dall'Italia (quindi chi crea ancora ricchezza li porta fuori), gli altri, che magari stanno diventando sempre più poveri, rimangono a "casa"... e facendo due somme il paese perde ricchezza (soprattutto quei paesi dove c'è grande pressione fiscale).
La cosa è ancora di più aggravata con l'aumento di gente che non ne ha di soldi... e qui entra in campo il flusso degli immigrati in Italia.
Quindi potete capire lo scenario: l'Italia è in crisi, c'è sempre meno occupati ma sempre più gente da mantenere, ma chi ha i soldi se ne va, così tutto ricade sui "rimasti" che sono sempre più poveri. Una spirale difficile da interrompere, anche se come tutto c'è rimedio (sul quale non mi addentro).
Diciamo che l'espressione bossiniana esprime un concetto chiaro: non ci si fa più a mantenere altra gente (che tra l'altro odiano i cristiani)... un tempo ci si poteva permettere, ma adesso bisogna anche noi stringere la corda.
La riflessione è semplice da capire, forse più difficile da analizzare la sua veridicità (solo il tempo penso potrà dirlo).
Come molti sanno ultimamente è uscita la canzone di Caparezza "Goobye malinconia", che parla dell'italiano che più che rimanere in Italia se ne va all'estero, pur sempre con un po' di malinconia per alcune cose dove l'Italia ahimè un tempo primeggiava ed era ammirata dagli altri.
Questo discorso lo facevo anche prima su un'altra cosa più vicina "alle mie mani"... il denaro.
Come si vede nelle varie cronache, ogni tanto sbuca qualcuno di famoso che ha spostato i capitali all'estero, ha preso la residenza all'estero... e già dicevo che questo poteva scatenare una cosa un po' particolare: con la crisi, si ha una sorta di delocalizzazione del capitale e la ripresa si fa sempre più ardua. Mi spiego meglio: abbiamo il fenomeno che chi ha i soldi li fa uscire dall'Italia (quindi chi crea ancora ricchezza li porta fuori), gli altri, che magari stanno diventando sempre più poveri, rimangono a "casa"... e facendo due somme il paese perde ricchezza (soprattutto quei paesi dove c'è grande pressione fiscale).
La cosa è ancora di più aggravata con l'aumento di gente che non ne ha di soldi... e qui entra in campo il flusso degli immigrati in Italia.
Quindi potete capire lo scenario: l'Italia è in crisi, c'è sempre meno occupati ma sempre più gente da mantenere, ma chi ha i soldi se ne va, così tutto ricade sui "rimasti" che sono sempre più poveri. Una spirale difficile da interrompere, anche se come tutto c'è rimedio (sul quale non mi addentro).
Diciamo che l'espressione bossiniana esprime un concetto chiaro: non ci si fa più a mantenere altra gente (che tra l'altro odiano i cristiani)... un tempo ci si poteva permettere, ma adesso bisogna anche noi stringere la corda.
mercoledì 16 marzo 2011
Grazie ragazzi!!
Mamma mia quanto sono contento per ieri sera… grazie alla pazza Inter
Negli ultimi anni l’Inter mi ha dato grandi gioie (fino ad arrivare con l’anno scorso al “triplette”), e quest’anno pensavo di dover “tornare sulla terra”, nonostante la supercoppa italiana (vinta con una Roma fuori forma) e il mondiale per club (ormai un torneo dilettantistico per le squadre europee).
E invece abbiamo visto l’ennesima impresa della squadra, che ieri sera “ha fatto gioire i suoi tifosi come nella finale di Madrid” (commento di Caressa che condivido a pieno).
Partita che andrà nella storia perché difficilmente ripetibile (quasi nessuno in passato aveva passato il turno perdendo la prima partita in casa).
Nonostante tutto, l’Inter potrebbe anche non vincere nessun altro trofeo, ma siamo coscienti che la gara di ieri sarà l’ennesima partita che rimarrà nella storia del calcio!!
Grazie ragazzi!!
Negli ultimi anni l’Inter mi ha dato grandi gioie (fino ad arrivare con l’anno scorso al “triplette”), e quest’anno pensavo di dover “tornare sulla terra”, nonostante la supercoppa italiana (vinta con una Roma fuori forma) e il mondiale per club (ormai un torneo dilettantistico per le squadre europee).
E invece abbiamo visto l’ennesima impresa della squadra, che ieri sera “ha fatto gioire i suoi tifosi come nella finale di Madrid” (commento di Caressa che condivido a pieno).
Partita che andrà nella storia perché difficilmente ripetibile (quasi nessuno in passato aveva passato il turno perdendo la prima partita in casa).
Nonostante tutto, l’Inter potrebbe anche non vincere nessun altro trofeo, ma siamo coscienti che la gara di ieri sarà l’ennesima partita che rimarrà nella storia del calcio!!
Grazie ragazzi!!
lunedì 14 marzo 2011
La triste felicità
Eccomi di nuovo a scrivere per sfogare un po' la voce interiore che vorrebbe esplodere con le sue farneticazioni, ma che è frenata dal mio carattere e, quindi, al posto di tartassare le vostre orecchie, torturo i vostri occhi :).
Partiamo come sempre dall'evento: cena e ballata all'Otel.
Questo potrebbe essere una buona base per essere contenti, ma come ormai mi succede più frequentemente, ogni volta che voglio divertirmi non ce la faccio (o almeno penso sia così).
Perchè dico questo? Bene: di solito quando siamo fuori a mangiare con gli amici e si va a ballare uno si diverte, ma a me questo succede solo a momenti e a tratti.
A questo giro diciamo che si era un buon numero, ma mancavano le persone che dovevano dare spettacolo, quindi già vado un po' con il freno tirato, ma comunque cerco di farmene una ragione e mi do all'alcol per lasciarmi un po' andare.
Raggiungo un buon livello etilico che mi permette di essere abbastanza in forze per il proseguo della serata, nonostante le stanchezze accumulate nei giorni precedenti... opto per la bevuta aggiuntiva del dopo cena per la sferzata definitiva, ma arrivano le mazzate (poi "curate") del prezzo della consumazione (che aggiungendosi al prezzo della cena diventa un incudine).
Ho detto che il livello etilico era buono e, provvidenza ha voluto, che non andassi oltre... infatti mi cade a terra dopo uno scontro fortuito (molto probabilmente la bevuta mi sarebbe durata quasi tutta la sera, visto che ero arrivato ad un livello che sentivo era troppo al limite).
Di solito con alcol e compagnia giusta, ti dai alle danze e magari al baccagliamento sfrenato (in alternativa o in concomitanza al divertimento in compagnia)... ovviamente non sono riuscito a pieno (o per niente) nelle delle due cose; ma quello che mi chiedo è questo: mi sto veramente divertendo come gli altri (qualsiasi cosa faccia)?
Ho sempre l'impressione di essere fuori luogo, di essere diverso dagli altri, di essere l'oggetto estraneo nel contesto... ma di solito il diverso appare, mentre io no, quindi forse non sono così diverso, ma allora perchè mi sento estraneo al tutto?
E' possibile che gli altri bevono e sono al massimo della contentezza, mentre quando bevo io mi entra un senso di depressione angosciante (stile Leopardi)?
Inoltre non riesco mai a sentirmi a mio agio quando c'è tanta gente... forse è questione di abitudine, visto che caratterialmente non sono uno così tanto socievole.
Questa è la mia triste felicità... e aggiungo felicità perchè comunque è stata una serata diversa e migliore rispetto all'alternativa che avevo, ovvero guardare la juve e andare a letto alle 11.30; aggiungo anche che anche tutti i postumi che ho avuto (stomaco in sobbuglio e stanchezza lancinante) ce li hanno avuti anche gli altri... quindi tuttosommato non sono così diverso da quello che penso.
PS: scusate come sempre il mio italiano, d'altronde sono un matematico-ragioniere.
Partiamo come sempre dall'evento: cena e ballata all'Otel.
Questo potrebbe essere una buona base per essere contenti, ma come ormai mi succede più frequentemente, ogni volta che voglio divertirmi non ce la faccio (o almeno penso sia così).
Perchè dico questo? Bene: di solito quando siamo fuori a mangiare con gli amici e si va a ballare uno si diverte, ma a me questo succede solo a momenti e a tratti.
A questo giro diciamo che si era un buon numero, ma mancavano le persone che dovevano dare spettacolo, quindi già vado un po' con il freno tirato, ma comunque cerco di farmene una ragione e mi do all'alcol per lasciarmi un po' andare.
Raggiungo un buon livello etilico che mi permette di essere abbastanza in forze per il proseguo della serata, nonostante le stanchezze accumulate nei giorni precedenti... opto per la bevuta aggiuntiva del dopo cena per la sferzata definitiva, ma arrivano le mazzate (poi "curate") del prezzo della consumazione (che aggiungendosi al prezzo della cena diventa un incudine).
Ho detto che il livello etilico era buono e, provvidenza ha voluto, che non andassi oltre... infatti mi cade a terra dopo uno scontro fortuito (molto probabilmente la bevuta mi sarebbe durata quasi tutta la sera, visto che ero arrivato ad un livello che sentivo era troppo al limite).
Di solito con alcol e compagnia giusta, ti dai alle danze e magari al baccagliamento sfrenato (in alternativa o in concomitanza al divertimento in compagnia)... ovviamente non sono riuscito a pieno (o per niente) nelle delle due cose; ma quello che mi chiedo è questo: mi sto veramente divertendo come gli altri (qualsiasi cosa faccia)?
Ho sempre l'impressione di essere fuori luogo, di essere diverso dagli altri, di essere l'oggetto estraneo nel contesto... ma di solito il diverso appare, mentre io no, quindi forse non sono così diverso, ma allora perchè mi sento estraneo al tutto?
E' possibile che gli altri bevono e sono al massimo della contentezza, mentre quando bevo io mi entra un senso di depressione angosciante (stile Leopardi)?
Inoltre non riesco mai a sentirmi a mio agio quando c'è tanta gente... forse è questione di abitudine, visto che caratterialmente non sono uno così tanto socievole.
Questa è la mia triste felicità... e aggiungo felicità perchè comunque è stata una serata diversa e migliore rispetto all'alternativa che avevo, ovvero guardare la juve e andare a letto alle 11.30; aggiungo anche che anche tutti i postumi che ho avuto (stomaco in sobbuglio e stanchezza lancinante) ce li hanno avuti anche gli altri... quindi tuttosommato non sono così diverso da quello che penso.
PS: scusate come sempre il mio italiano, d'altronde sono un matematico-ragioniere.
domenica 13 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
Geniale come sempre
Anche a questo giro Vauro ha dato spettacolo... la sua entrata in scena è stata una delle migliori!!
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