Rat-Man non ha superpoteri, non è bello, non è forte, non è intelligente (anzi!) e non sa fare niente di particolare.
Ma vuole fare il supereroe. Vuole essere “qualcuno”, per sfuggire all’anonimato della sua vita normale.
E questo basta a condurlo sulla strada dell’avventura, più subita che vissuta, armato di uno sgargiante costumino giallo, su cui svettano due inconfondibili orecchie da topo.
E’ proprio questo contrasto tra ciò che Rat-Man è realmente (un uomo che indossa una calzamaglia), e ciò che invece crede di essere (un supereroe) a suscitare la risata e a renderlo popolare tra i lettori.
Si ride, in fondo ridendo di se stessi e delle proprie debolezze, ma con la segreta certezza di potersi comunque alla fine riscattare, come spesso succede nelle sue storie, accettando proprio quella umanità da cui si vorrebbe fuggire, e che invece contiene i semi del vero eroismo.
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