Finito di leggere il libro "L'aleph" di Jorge Luis Borges, sono passato ad un altro, sempre regalato per la tesi: il libro è "Il mattatoio n° 5 o la crociata dei bambini" di Kurt Vonnegut.
Come molte volte accade, mi è subito piaciuto un pezzo del brano del primo capitolo.
In tutti questi anni la gente che incontravo mi chiedeva spesso a cosa stavo lavorando, e di solito io rispondevo che la cosa più importante era un libro su Dresda.
Lo dissi, una volta, a Harrison Starr, il produttore cinematografico, e lui aggrottò le sopracciglia e mi chiese: "E' un libro contro la guerra?".
"Sì", dissi, "credo".
"Sa cosa rispondo quando uno mi dice che sta scrivendo un libro contro la guerra?".
"No. Cosa dice Harrison Starr?".
"Dico: perchè non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?".
Quello che voleva dire, naturalmente, era che ci saranno sempre le guerre, che impedire una guerra è facile come fermare un ghiacciaio. E lo credo anch'io.
E poi, anche se le guerre non fossero come i ghiacciai, ci sarebbe sempre la morte, la morte pura e semplice.
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