Ormai sono più alterno delle luci ad intermittenza... un po' come il tempo che d'ora in avanti si preannuncia più che variabile (visto che è autunno).
In ufficio c'è stato il tecnico che doveva riconfigurare il server e dopo una mattinata con i computer initilizzabili si torna tutti a casa e, quando si ritorna in ufficio ovviamente il computer che ha i maggiori problemi è il mio... problemi risolti soltanto stamatina.
Non è che sono rimasto con le mani in mano... avevo solo dei problemi iniziali per entrare nel programma che uso per la contabilità (risolto giovedì stesso per telefono) e poi solo dei problemi di stampa... che tra l'altro avevano "chiuso le porte" alla stampante ad aghi (la mia) che ha già detto che dovrà scomparire nell'arco di un anno, scatenando l'ira del mio "capo", visto che per stampare i mastrini (non sto a spiegare cosa sono in questo post) di alcune ditte ci vorrebbero 5-6 risme di fogli (ai quali andrebbe aggiunto il costo del toner).
Comunque... fine settimana bello ma niente mare; siamo ritornati al rituale calcetto del sabato e alla solita domenica calcistica, condita da una sempre buon cena al Buongustaio.
Comunque c'è chi se l'è passata peggio... io non c'ero alla scena, ma vi riporto un "articolo" di chi la scena se l'è gustata ben benino.
"Il metascherzo. Per uno scherzo oltre la burla
Signori, vi prego di considerare quello avvenuto il 12-09-2010 non solamente un banale e comune scherzo.
E' stata in primo luogo una grande riflessione sulla bvrla e svi meccanismi dell'vmorismo.
Partendo da uno scherzo un po'caciarone , una volgare spiettata di clacson che avrebbe condannato il povero Alberto ad una notte con tutti i cuccioli del canile, è nato l'esperimento per eccellenza sull'umorismo.
Immaginiamo cosa potrebbe succedere se ,dopo tale scherzo, parte il messaggio " A casa mia non ci venite più sia ben chiaro".
I nostri amici potrebbero semplicemente tornare a casa con la coda tra le gambe e qualche minuto di risata all'attivo; ma non accontentandosi parte un messaggio intriso di candore ,dal cellulare del Cerri ,("Perché?") e dal sapore di pernacchia.
"Così imparate a suonare il clacson" è la pronta, saggia e bilanciata risposta.
Qui l'umorismo di solito getterebbe le armi a terra e lo scherzo finirebbe. Ecco invece che comincia il grottesco, e si comincia a pensare in primo luogo alla filosofia del preparare burle, ad un'idea pirandelliana dello scherzo.
Lo scherzo durante il sonno è possibile, ma sarebbe solo uno dei tanti ed oltretutto verrebbe probabilmente scoperto vista la prevedibilità dell'idea. Già è proprio la predibilità dello scherzo il tema di questo episodio, la colonna portante di tutta quella farsa messa in piedi: sarà uno scherzo in cui ognuno già conosce la sua parte e la recita, in modo perfetto, monotono e nonostante tutto divertente; grande comicità, come Tom&Jerry o Willie Coyote e Beep beep: si sa già cosa succederà, ma nonostante tutto si ride.
E così viene gettata la lenza senza il verme: Lucchesi fa nascere l'idea di mandare un messaggio ad Alberto, facendo finta di volerlo mandare a Vannucchi; un messaggio che è una lettera fra congiurati, il segnale di inizio dello scherzo.
"Luca, vieni al campino che si vuole fare lo scherzo al Maffo".
E qui tutti sono con il fiato sospeso: il pesce sbarberà amo, piombi e lenza così per divertimento, credendo che non ci sia alcun pescatore dietro che abbia potuto mettere il verme, o un errore così marchiano suonerà strano ed il pesce non abboccherà? Eppure in questo scherzo c'è l'esatta consapevolezza di come agirà la preda, sembra tutto governato da forze ineluttabili cui i nostri protagonisti non possono sottrarsi, anche se possono prevedere gli esiti.
Quando arriva un messaggio, nessuno fiata. "Grazie per il consiglio." Ami, piombi, lenza, galleggiante, mulinello, canna e anche lo sgabello del pescatore.Ma i nostri prodi Sampei sanno che ciò che ha abboccato tiene l'amo in bocca senza trapassarsi, pronto a mollare tutto al primo segnale per attaccare il pescatore che entra in acqua.
Le macchine sono lasciate lontano dalla casa, sul Viale Adua o all'imbocco della via, e le manovre di avvicinamento sono un classico: si passa dal vivaio davanti alla casa, da dove si ha una visione perfetta dell'aia senza essere visti.
C'è una luce in cucina, con le persiane chiuse, dove prima era buio: ci sta aspettando; c'è chi vede una tenda, chi qualcuno che scruta, ma è oramai chiaro che i cacciatori sono dentro la tana e possono essere preda. Il confine tra il mangiare e l'essere mangiato è estremamente labile, solo la prontezza di riflessi e l'estro decreteranno chi vince e chi soccombe.
Il Fanta ha l'idea del secolo e tira un pallone in mezzo all'aia con forza.
Ed accade tutto quello che i nostri amici si erano aspettati, il copione è rispettato, le previsioni giuste, le maschere non sono uscite dal ruolo consueto, tutto è ricondotto all'ordine: la persiana si apre e la testa esce a scrutare i dintorni.
Ora il predatore sa che i cacciatori sono nel suo territorio, con una luce spenta è subito fuori di casa e resta solo da darsela a gambe tra le piante per riportare la pellaccia a casa.
Se oggi sono qui a raccontare questa storia, beh, provate a dire chi cel'ha fatta.
Chiamatemi Ismaele."
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