I metalmeccaninci contro Marchionne, "reo" di proporre una più razionale organizzazione del lavoro. Ma con gli slogan non si affronta la crisi.
"Anche Antigua e Montecarlo hanno tenuto banco nella settimana. Ecco le scuole di pensiero. Gli ettari di Berlusconi contro i 50 metri di Fini. Però B. ha pagato con soldi suoi mentre F. con i soldi del partito. Però F. ha risposto. B. non risponde mai. Comunque perchè paradisi artificiali per entrambi, mentre gli italiani si dannano nell'inferno mica artificiale dei mutui? Queste le linee indicate dai capi, che gli instancabili gregari hanno ruminato nei talkshow. Mi occuperò d'altro, parlerò dei sindacati.
Il corteo della Fiom si è svolto pacificamente, alla faccia di chi aveva gufato: vero. Efficace il servizio d'ordine che ha isolato i facinorosi: vero. Nella norma, le inventive su cartelli e striscioni, abbastanza creativa la confezione di uova marce con la scritta "Fate schifo: tiratevele da soli" (in Francia s'è visto ben di peggio). Inattaccabile la protesta contro tutti i governi che hanno lasciato crescere le disuguaglianze sociali e contro una fiscalità che decurta le buste paghe e tollera un'evasione scandalosa. Vero pure questo.
Ciò premesso analizziamo le rivendicazioni della Fiom, testa d'ariete del nostro sindacalismo. L'impressione è che siano ancorate agli anni in cui non esistevano due fenomeni, come la crisi economica mondiale e la globalizzazione. Non mi avventuro in analisi socioeconomiche, preferisco qualche esempio terra terra.
Marchionne, l'ad della Fiat, lancia il suo progetto: trasferire a Pomigliano d'Arco la produzione della Panda, ora gestita dalla fabbrica polacca di Tuchy (che con i suoi numeri record è la punta di diamante del Gruppo) e accompagna l'operazione con un investimento di 700 milioni. Marchionne vuole esser sicuro che non sia un buco nell'acqua e non ha tutti i torti. E stato scottato da precedenti casi di discutibile concezione del lavoro: per esempio nelle fabbriche del napoletano bastava una partita della nazionale e fioccavano certificati di malattia. E nelle ultime elezioni, fra i 5000 operai di Melfi, 3000 si sono assentati perchè i presidenti di seggio e scrutatori.
L'abominevole uomo della Fiat non se la sente di affrontare a occhi chiusi queste sabbie mobili e propone agli operai una più razionale organizzazione del lavoro. La maggioranza risponde sì al referendum, ma la Fiom non ci sta. E questa agguerrita minoranza rappresenta una spina nel fianco della Fiat. Anche perchè esistono precedenti allarmanti.
Fincantieri, leader mondiale nelle navi da crociera, sta arrancando: crisi mondiale di commesse, ma anche concorrenza spietata dei cantieri esteri, soprattutto asiatici. E come fa la nostra ammiraglia, a tenere il passo quando i suoi operai lavorano la metà del dovuto? Il singolare fenomeno è analizzato sull'Espresso da Stefano Livadiotti, autore del bestseller "L'altra casta" ("i delegati delle tre centrali sindacali sono 700mila, sei volte più dei carabinieri"). Secondo i calcoli del giornalista l'operaio di cantiere, nelle 8 ore dei 252 giorni lavorativi, dovrebbe totalizzare le 2016 ore previste dal contratto. In realtà bisogna passare alle sottrazioni, da quelle legittime per ferie a quelle più vaghe: tra permessi annui retribuiti, scioperi, rituali sindacali, prolungamento di pause e traccheggi vari si scende a quota 947. Tra gli episodi significativi, il licenziamento di due addetti antincendio, scoperti a ronfare e di un operaio del turno di guardia che combatteva la noia pescando con la canna. Immediata la reazione della Fiom con raffiche di scioperi, picchettaggi e ricorsi al giudice del lavoro. Una logica sessantottina che copre anche gli abusi: esempio, i premi produttività estesi anche a chi produce meno. La dirigenza per tamponare la crisi e rimodernare gli impianti aveva progettato la quotazione in borsa (come Eni, Enel, Finmeccanica). Ricordo i collegamenti tv con i march fra manager e sindacalisti. Perchè Finmeccanica in Borsa e Fincantieri no? Perchè no, tuonava la Fiom, Fincantieri deve restare in mano pubblica (Effettivamente così si spolpava meglio: come accadde per l'Alitalia, scarnificata dal patto scellerato fra politici e sindacalisti. All'epoca delle trattative con Air France, il leader della Uil Angeletti denunciò che la compagnia di bandiera stipendiava tanti impiegati da far funzionare dieci aziende).
Altra proposta della direzione: un premio fino a 1500 euro, per gratificare il lavoro più duro. Anche stavolta fuoco di sbarramento della Fiom. A questo punto si spiega perchè - con la strategia dei metalmeccanici fermi alla bulimia vincente degli anni 70 - l'ammiraglia Fincantieri sia passata da "avanti tutta" a mezza forza.
Ha dunque torto Marchionne se, prima di sbarcare a Pomigliano, vuol capire a cosa mira la Fiom e cosa ha in mente il governo? Intanto, mentre Trichet, presidente della Banca centrale, bacchetta i paesi europei in "ritardo di competitività", la Fiom non trova di meglio che ribattere con uno slogan: "vogliamo commesse, non promesse". (Come noto, fra gli armatori del mondo abbondano i buoni samaritani: "poveracci, sono stufi di promesse, moliamogli qualche commessa"). Nel frattempo anche il Paese naviga a vista: vietnam permanente in Rai, barricate anti lodo, barricate anti rifiuti, barricate dei pastori sardi: non ci salveranno i reverendi don Bancomat dello Ior."
Articolo di Luca Goldini
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