venerdì 23 settembre 2011

Scomparso? No... sono appena ri-tornato

Oh mamma, quant'è che non scrivevo in questo blog (una vita).

Se penso che invece alla fine dell'estate scorsa non facevo altro che scrivere, uno si poteva quasi preoccupare, visto che da quando sono tornato dal mare, non ho scritto niente.

Il motivo del poco scrivere è che il tempo è sempre meno, soprattutto per la vicinanza dell'esame di stato che devo affrontare a breve per l'iscrizione all'albo dei dottori commercialisti.

Poi ci sono sempre le solite cose che riniziano: lavoro e sport vari in primis... ormai oltre ai libri “scolastici” non riesco neanche a leggere gli altro (anche se quello che mi hanno regalato sui portieri per il compleanno l'ho divorato subito... ma ero ancora in una fase embrionale nello studio, quindi avevo un po' più di tempo).

Ri-inizia la stagione invernale in tutti i sensi, è molte cose ad oggi sono rincominciate: come detto il lavoro, il tennis, il calcetto...

Molto tempo poi in questi giorni me l'ha tolto il video che volevo fare dell'estate 2011, ma ormai le tutele del copyright sono talmente diffuse che non si può mettere nessun video in rete... basta che ci sia anche un frammento di una musichetta e BAM ti bloccano il video, peccato che intanto ti fanno fondere il computer che per ore ed ore carica il video. E tanto per avere poco da fare, mi si è davvero guastato per il troppo riscaldamento... menomale tutto è salvo, visto che è bastato cambiare la ram, per un costo complessivo tra ram nuova e intervento di 85 euro, che però (anche lì) avevo la possibilità di risparmiare, perchè il computer era ancora in garanzia, ma purtroppo dovevo portarlo all'Euronics a Prato (d'ora in avanti mi sa che non comprerò più niente fuori Pistoia che abbia una garanzia sopra).

Comunque non mi posso lamentare... il peso corporeo è sotto controllo senza troppi sforzi (avevo preso una brutta strada, con troppi troiai ingeriti), ho passato dei bei momenti in estate, tra i quali festa della birra e croda in darsena tra i più belli... e poi s'è chiuso la stagione con il compleanno della mia sorella, che a questo giro è stato molto meno traumatico dell'anno scorso (vi ricordate il racconto che ho fatto nel blog, con i peggio giri per Firenze?)

A questo giro il compleanno è stato quasi perfetto (e molto simile a quello che era l'idea per il mio compleanno, anche se in un posto diverso): cena-buffet (molto buffet) a casa mia in giardino senza far spendere nulla agli invitati (tra l'altro è stata l'occasione per fare l'ultima rimpatriata con gli amici del mare), con musica di sotto fondo by toccao-deejay (ormai sono un esperto), con torta super per chiudere il cerchio... e poi tutti al Lidò che praticamente chiudeva la stagione estiva.

I problemi non sono mancati:
- poco prima del dolce s'è messo a gocciolare acqua fangosa, quindi mini fuggi-fuggi in casa, per poi tornare fuori con la torta
- arrivati al Lidò c'è toccato tornare indietro perchè nonostante si fosse in 20, non gli andava bene che due avessero i bermuda... quindi praticamente un'ora passata in macchina per fare due volte andata e ritorno.

Comunque bella è stata la girata per il centro di Pistoia tutti insieme prima della trasferta in discoteca, facendo notare che Pistoia non è così male se si sa come vivere la propria città (questo lo dico sempre... un esempio: io alla biciclettata della solidarietà c'ero vestito da bagnino, e mi sono proprio divertito, ma chi di solito si lamenta? Molto probabilmente non c'era, altrimenti cambiava idea).

Mmmm..... c'è dell'altro? Mah, sembra di no, mi sembra di aver scritto abbastanza.

Non so se e quando ritornerò a scrivere su questo blog (visto che tra l'altro sto scrivendo dall'ufficio... cosa che non potrei fare, visto che il capo addirittura non mi fa studiare neanche mezz'ora quando sono a lavoro, figuriamoci scrivere), però ora sapete che sono vivo e vegeto... ci mancherebbe altro :)

Spero che anche tutti voi abbiate passato una buona estate e che la “brutta stagione” sia iniziata nel migliore dei modi, tra impegni e momenti di piacere.

L'importante è non diventare dei poveri comunisti :)

A parte gli scherzi (visto che è sempre citato , non voglio contribuire anch'io a fomentare discussioni su di lui), vi lascio con una frase ad effetto, che spero vi dia forza interiore per chi è un po' giù di morale:


NON importa come parti ma come ARRIVI...Oggi è il primo giorno del tuo futuro.

lunedì 25 luglio 2011

I portieri del sogno

Tornato dal mare, vi voglio riportare un frammento di un libro che mi è stato regalato per il mio compleanno, ovvero "I portieri del sogno - Storie di numeri 1" di Darwin Pastorin (libro che per ora mi sta entusiasmando).

"DINO ZOFF E LA PARATA MUNDIAL

Il mondiale spagnolo del 1982, conquistato dall'Italia al termine di un'avventura prima kafkiana e poi salgariana, è stato raccontato centinaia di volte: quelle sette partite della nazionale sono state viste e riviste, analizzate, radiografate. E così anche chi non visse quell'impresa in diretta è in grado, oggi, di proclamare: "So tutto, e anche di più". Io c'ero. Proprio lì, in terra iberica, giovane inviato del quotidiano "Tuttosport". Una pulce tra tanti giganti della scrittura: Giocanni Aripino, Mario Soldati, Oreste del Buono, Gianni Brera. Furono giorni di nuvole d'ira, di cadute verticali, di offese, di un memorabile riscatto e, infine, di un canto di vittoria innalzato da milioni di italiani estasiati e increduli, tutti sotto la stessa bandiera, tutti vestiti di biancorossoverde. In quel luglio "del nostro contento" si scoprì tifoso della nazionale azzurra persino Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, in concerto a Torino.

Ma quali sono stati i momenti più significavivi di quell'impresa?

Rivediamoli ancora una volta.

In primo luogo, la reazione orgogliosa dell'allenatore Enzo Bearzot, che citava a memoria i classici latini e i poeti turchi, e dei calciatori alle dure e spietate critiche della stampa dopo i tre pareggi con le nazionali di Polonia, Camerun e Perù, in verità assai scialbi, nel girone eliminatorio e alle accuse di dolce vita. Gli azzurri inventarono il silenzio-stampa e promisero di vendicarsi sul campo, recuperando Dumas: "Tutti per uno e uno per tutti". L'Italia, passato il turno con il fiatone e nel mezzo della burrasca mediatica, si ritrovò a Barcellona a fare i conti con l'Argentina del giovane diablito Diego Armando Maradona e con il favoritissimo Brasile, la squadra che per talenti, gioco e allegria racchiudeva tutte le meraviglie del possibile e dell'impossibile. Un quotidiano titolò: "A Barcellona cosa andiamo a fare?". E furono, ovviamente, altre liti, altri veleni. D'atra parte, schiacciata dallo strapotere tecnico di argentini e brasiliani, l'Italia, fino a quel punto pallida e assorta, pareva l'ideale agnello sacrificale.

Ma a Barcellona il romanzo di Spagna abbandonò le pagine scure per entrare nei capitoli del mito, dell'apoteosi. E fu l'atre a quel punto a imitale la vita. Gli azzurri superarono l'Argentina 2-1, i biancocelesti vennero sconfitti anche dal Brasile 3-1. Toccava all'ultimo atto, Italia-Brasile, allo stadio Sarrià, decidere la semifinalista. La Seleçao partiva con un vantaggio: si sarebbe qualificata anche con un pareggio, in virtù della migliore differenza reti. Ma i brasiliani cancellarono, sdegnosamente, questa ipotesi: "Noi vogliamo vincere, perchè questo è il nostro modo di essere, quindi di giocare".

In quel pomeriggio del 5 luglio 1982 tutto si consumò: dal rogo della Bellezza alla celebrazione della Determinazione. Caddero gli dèi brasigliani e il centravanti Paolo Rossi, ancora senza gol, il più criticato, il più umiliato, decise di uscire dalla tenda per diventare l'eroe delle ultime battaglie. Patroclo si trasforò in Achille. Sappiamo delle sue tre reti, che resero inutili le prodezze di Socrates e Falçao, sappiamo di una rete ingiustamente annullata a Giancarlo Antognoni, sappiamo del pianto dei verdeoro, di quegli atleti destinati a passare alla storia come la generazione degli sconfitti, sappiamo di essere diventati, per anni, tutti dei paolorossi, perchè così ci chiamavano all'estero riconoscendoci italiani. Ma il 3-2, la vittoria storica, l'inizio della leggenda, tutto questo non ci sarebbe stato senza la parata mundial di Dino Zoff, portiere e capitano della nazionale italiana, 41 anni, da molti dato sul viale del tramonto, più monumento che atleta, storia e non più cronaca. Ora quella parata viene posta in secondo piano dalle saette di Rossi e dal 3-1 in finale, al Santiago Bernabéu, contro la Germania Ovest (con l'urlo di Marco Tardelli, dopo la sua rete, la seconda per gli azzurri, diventano il manifesto di quella competizione). A distanza di anni, voglio ridare a Zoff quel che è di Zoff.

Accadde al '89. A un minuto dal termine. Brasile in attacco: scomposto, furibondo, affannoso, disperato. E come avrebbero sperato in un pari, gli assi verdeoro perduti: altro che estetica portata all'eccesso. Gli azzurri, quel pomeriggio, avevano dalla loro parte un fato amico, ma Eupalla, come Brera chiamava la dea che sovrintende alle cose calcistiche, aveva deciso di offrire ancora una possibilità ai brasiliani. Una sola, l'ultima.

'89. Sessanta secondi alla conclusione. I tifosi italiani non fiatavano, i tifosi avversari non fiatavano, increduli di fronte a quella imminente, rovinosa caduta: proprio noi, i migliori, i più granid, i più belli? Tacevano i tamburi, tacevano le trombe, non c'era più danza, in quell'ottantanovesimo minuto.

Un minuto, un solo minuto, fra il tutto e il niente.

Una punizione dalla sinistra, quasi all'altezza del vertice dell'area di rigore, a favore del Brasile. Alla battuta andò l'ala sinistra Eder. Un tipo particolare, dai molti gol e dalle molte donne. Su un braccio, brillava una cicatrice, ricordo della coltellata di un marito geloso. Eder possedeva un sinistro diabolico, carico di insidie e di effetti, potente. Si avvicinò al pallone nervoso. Aveva fretta, il tempo stava volando, rischiando di portarsi via i sogni, la coppa, le illusioni. L'area italiana era affollata come una spiaggia di Rimini, d'estate. Ansie, spinte, richiami, sudori, imprecazioni, preghiere, sospiri.

Entriamo dentro quell'89°. Eder sa che quello è il tiro decisivo: calciare in porta o buttare la palla nel mucchio? Eder vede arrivare dalle retrovie il difensore Oscar Bernardi. Alto, bello, biondo e di gentile aspetto, forte di testa. Oscar è di chiare origini italiane. Ecco, il colpo di scena. Un figlio di italiani a punire gli italiani. Una beffa cridele, all'ottantanovesimo minuto. Eder sorride. Eupalla si è allontanata solo per qualche attimo. Una semplice distrazione. Il cross dell'ala sinista con la cicatrice sul braccio è perfetto: una parabola che pare teleguidata sulla testa di Oscar Bernardi. Oscar è uno che di gol ne ha sempre segnati pochi: è il difensore centrale, di quelli che si devono occupare delle punte avanzate avversarie. E Paolo Rossi di dispiaceri glene ha già dati tre. Troppi per un brasiliano seppure di origini italiane. Osar vede arrivare quel pallone: ed è un fiore da raccogliere. Basta un gesto, un semplice gesto. In quell'area da bolgia infernale, lui si sente un angelo. La sua elevazione è, come dire, spirituale. L'impatto fronte-pallone è impeccabile. Nemmeno si sente il rumore. Una carezza. E quel pallone è destinato all'angolino basso, alla sinistra di Zoff. Come può arrivare quel portiere di 41 anni? l'89° segnerà anche il passo d'addio di quel campione. Oscar Bernardi osserva la sua conclusione che sta per gonfiare la rete e il cuore dei suoi connazionali. Tutti, in realtà, in quel preciso momento, stanno guardando quella conclusione e quel portiere di 41 anni: la gente davanti alla tv e la gente allo stadio, Bearzot dalla panchina, i poliziotti e i raccattapalle intorno al campo, i venditori di bibite e panini sugli spalti, persino le nuvole si sono fatte curiose. Le nuvole vanno e vengono, ma quella volta, per davvero, si fermano.

Zoff si tuffa sulla sua sinistra. Lui, che non amava tuffarsi. Oscar sta alzando le braccia al cielo, sicuro del gol. Ma le mani di Zoff (diventate, con la coppa in mano, un disegno di Guttuso) fermano il pallone. Sulla linea bianca. I brasiliani provano a urlare: "E' dentro, è dentro!".
Zoff si alza, fa segno di no con la testa. Il pallone tra le sue mani è un bambino che dorme, e sogna. Felice. L'Italia diventerà campione del mondo.

mercoledì 20 luglio 2011

Eventi

Tante cose sono successe dall'inizio di luglio: blues, scampagnate al mare, finali di campionato, nuovi autovelox in tangenziale, amici ritrovati, argentina e brasile fuori dalla coppa america, la manovra finanziaria che non taglia i costi della politica, intercettazioni... davvero un marasma di cose.

E in tutto questo “trambusto” si avvicina il giorno del mio 26° compleanno, che tra molte idee deve cercare di accontentare il più vasto numero di persone.

Oltre a questo è bene fare un brevissimo resoconto di cosa è stato il mio ultimo anno: lo valuto abbastanza positivamente, perché ho acquisito secondo me delle esperienze/conoscenze che mi saranno molto utili per un futuro decisamente in linea con le mie aspettative... certo c'è da migliorare, ma i risultati penso si vedranno a breve, una fra tante il lavoro, con l'esame di stato da preparare (tutto si giocherà nel mese di agosto, a seconda di come e quanto riuscirò a studiare).

Concludo con un ringraziamento a tutti quelli che conosco, che chi più chi meno contribuiscono a comporre il "mosaico" della mia vita.

Grazie a tutti!!

PS. Let's rock (cit.)

lunedì 18 luglio 2011

Solitudine o compagnia?

In questi ultimi due weekend mi sono soffermato molto a pensare su cosa sia meglio: rilassarmi da solo o passare le due giornate in compagnia di amici?

Io sono un amante della “chiusura” quindi come potete immaginare ho passato le ultime due settimane lontano da tutti.

Due settimane fa c'era il blues (ma anche tanto caldo): venerdì sera ho giocato a tennis con un mio amico (partita di merda) e poi mi sono avviato verso il mare, lasciando stare le “sirene” del gruppo che invece è stato ancorato ad uno degli eventi di maggiore appeal di Pistoia.

La conclusione è stata: io solo al mare (famiglia in vacanza e mia sorella in città)! E quando uno si ritrova solo scombussola tutto, soprattutto gli orari di routine (mi sono ritrovato a mangiare il pranzo dopo le 14,30 sia sabato che domenica)... per non parlare della sgranata di soli panzerotti fatta la sera.

Mi sono anche goduto la notte bianca del tonfano, dove lì sì che si sentiva della buona musica a 0 euro, con Radio Bruno che ha proposto i soliti Lost, Stadio, Sonohra, Noemi, Nek, Becucci, Grido... comunque sempre gente che “vende” nel panorama italiano.

Tra le altre cose ho rigiocato così tanto a pallavolo che era da tanto tempo che non mi divertivo così tanto.

Però sono arrivato a dirmi una cosa: sì, dei momenti di solitudine per staccare un po' dal mondo fa bene, ma non è che uno ci può prendere l'abitudine e vivere in definitiva in un mondo parallelo?

Perchè è vero che “La solitudine ci dà il piacere d'una grande compagnia: la nostra”, ma è anche vero questo...
“Cosa significa cercare solitudine? Liberarsi di molte cose, di qualcuno o di te stesso? In effetti hai scoperto che nella solitudine si genera il bisogno di nuova compagnia”.

PS: bada là che frasi che tiro fuori :)

mercoledì 13 luglio 2011

Mezzi pubblici? Meglio la macchina!

SVENIMENTI E ATTACCHI DI PANICO. IN CARROZZA VIAGGIA L'APOCALISSE.
DA PISA A FIRENZE: UNA FOLLA STIPATA NEGLI SCOMPARTIMENTI BOLLENTI

Per essere puntuale, è puntuale. Arriva alle 20,32 spaccate, al binario 8 della stazione di Pisa centrale. Per essere puntuale è puntuale sì, solo che non è un treno: è un carro bestiame senza aria, senza logica e senza spazio con la gente in piedi che ha le guace sui vetri, le valigie che rotolano, le ciabatte che volano via negli equilibrismi vari e i piedi che si pestano. Ma è solo l'inizio. Perchè a Pisa centrale, al binario 8, la domenica sera, non ci sono una ventina di passeggieri in attesa. No, c'è il mondo. Tutti ad aspettare il regionale che in un'ora porta a Firenze Santa Maria Novella. E quel mondo, fatto di venditori ambulanti che tornano dalle spiagge, anziani che rientrano dal mare e fiorentini appena atterrati all'aereoporto Galilei, vuol salire per forza sopra “perchè sennò si torna a casa a mezzanotte”. Sicchè via, pigia. Tutti sopra. Comincia il manicomio. Spinte, insulti, sacchi che rotolano, porte che non si chiudono più.

Dall'esterno si preme, dentro si vocia “Basta, non si respira più”. Passano 12, 13 minuti. Non si partirà mica? Sì, si parte. In apnea. Un'anziana minuscola stretta tra un ragazzo di colore e la porta del bagno (chiuso con un fazzoletto) ha un mancamento. Le passano dell'acqua. Una ragazza sfiora l'attacco di panico: “Non c'è aria, ragazzi, non c'è aria...”. Tra uno scompartimento e l'altro, dove in cinque si sta già stretti, si schiacciano più di venti persone. Pontedera, il primo grande sbarco, sembra non arrivare mai. Dieci minuti, quindici, un caldo infernale, l'unica salvezza è lo spiraglio del finestrino. Un uomo armeggia alla porta scorrevole. Ci mette una vita ad aprirla, scavalca una valigia, travolge una donna, resta in piedi non si sa come e poi chiede del bagno. Lo guardano come un visionario “Magari – gli rispondono – se era aperto ci si metteva in tre a sedere sulla tazza”.

Il treno frena, una valigia scivola addosso a un bambino. Qualcuno prende le borse e le schiaccia contro il soffitto. Sembra una commedia ma non ride nessuno. Pontedera, finalmente. I ragazzi di colore scendono, in pochi salgono. Si sta un po' meglio, ma la situazione resta tesa. “Ci fanno anche pagare per questo schifo”, urla qualcuno. “It's incredible, incredible” sussurra un'americana al marito che le fa cenno di stare zitta. San Miniato, Empoli, Lastra. Ora si rifiata.

“Se il capotreno ha autorizzato la partenza vuol dire che non c'erano rischi per i passeggieri” fanno sapere da Ferrovie. Tutto nella norma dunque? “Sì, la domenica sera, a quell'ora e su quella tratta l'affollamento sul treno è fisiologico. Spesso la gente si accalca in alcune vetture ma non si rende conto che magari più avanti o più indietro c'è posto – ci spiegano ancora -. Chi torna dal mare in autostrada ci mette tre ore, ma non protesta. Il punto critico è tra Pisa e Pontedera, ma alla fine la corsa dura poco. Certo magari si sta in piedi, un po' pigiati, ma non è l'apocalisse”. Forse no ma, ci chiediamo, se qualcuno si fosse sentito male per davvero che sarebbe successo? Non esiste un controllo? Poco dopo le 21,30 il treno arriva a Firenze. “Stazione di Santa Maria Novella, fine della corsa” dice l'altoparlante. “Eh anche perchè più in là se Dio vole non si va”, scherza un anziano. E la tensione se ne va. Così è una domenica sera in treno da Pisa a Firenze.

martedì 5 luglio 2011

Calcio professionistico e dilettanti nell'amministrazione

Tutto nasce da un evento felice, dell'ingiustamente definito "calcio minore", della nostra provincia.

Il Borgo a Buggiano, contro tutti i pronostici, vince uno straordinario campionato di serie D, guadagnando la promozione in Lega Pro Seconda Divisione (già C2).
A quel punto, passata la gioia, subentrano gli oneri che il futuro campionato impone.
Lo stadio di Borgo necessita di interventi importanti di adeguamento, per i quali la Federazione concede una proroga. Ma c'è un'altra richiesta tassativa alla quale la società deve fare fronte: Offrire un proprio secondo campo nella provincia, con le carte in regola per il nuovo campionato, come emergenza, qualora il primo non fosse, per qualche motivo, utilizzabile.

La società richiede a Pistoia la disponibilità dello stadio nella quasi certezza che l'impianto fosse a norma. Al termine di settimane perse dietro ad estenuanti quanto farraginose procedure si giunge ad una verifica della commissione vigilanza.
Vengono rilevate una serie di irregolarità che fanno rigettare la richiesta. Il Borgo a Buggiano, a qualche giorno dal termine ultimo per l'iscrizione al campionato, si trova a sperare nello stadio di Agliana, per il quale non c'è certezza, ma resta l'ultima spiaggia per non rischiare di veder vanificati anni di impegno e successi.

Qui finisce la cronaca e cominciano le riflessioni. Non m' intendo di calcio ma la questione che sollevo è di tutt'altra natura.

Data l'importanza dei rilievi mossi dalla commissione di vigilanza, siamo sicuri che lo stadio ottemperi alle norme imposte anche alla serie minore in cui milita la Pistoiese? Solo qualche mese fa si parlava di speranze di ripescaggio per aspirare alla Lega Pro per la Pistoiese. Ma non erano al corrente i nostri dirigenti e amministratori delle stato di inadeguatezza dell'impianto? Soltanto pochi anni fa sono stati spesi fior di quattrini per la "messa a norma" della stadio. Ma a quali norme è stato adeguato se oggi ci troviamo in questa condizione? Oltretutto, la possibilità di avere a Pistoia una squadra che milita in un campionato Pro, anche soltanto per qualche partita, avrebbe portato qualche potenziale cliente alla sempre più asfittica economia cittadina.

La Pistoiese si trova di fronte ad un futuro incerto per le note vicende che hanno coinvolto il presidente Ferrari. Ora un'altra tegola potrebbe abbattersi sulla società.

L'ennesimo pasticcio di un'amministrazione che fa poco e male, tra approssimazione e incapacità. Dispiace che stavolta a farne le spese sia stata una simpatica e meritevole squadra della nostra provincia per la quale provo sincera ammirazione. Se nessun altro ci ha pensato, come consigliere provvedo a scusarmi a nome del consiglio di cui faccio parte per le difficoltà in cui i nostri hanno messo il Borgo a Buggiano, realtà sportiva e societaria che meritava ben altro trattamento.

Daniela Simionato

lunedì 4 luglio 2011

Prova ad aprire (se ci riesci)

Visto che siamo in periodo di dichiarazioni, vi voglio sollevare una questione che è stato anche oggetto dell'ultima manovra economica di Tremonti: agevolazioni fiscali per i neo imprenditori.

Vi voglio riportare un caso che ho avuto nel mio studio che dimostra come è ancora inefficiente (ed è dir poco) il sistema che dovrebbe agevolare l'entrata nel mercato di nuove aziende.

In particolare, abbiamo un nuovo cliente che ha voluto prendere la partita Iva per poter svolgere l'attività di insegnante privato di chitarra. Visto che è "nuovo" abbiamo optato per il neo regime dei "minimi", un regime che è stato creato ad hoc per i neo imprenditori che hanno piccole dimensioni.

In sostanza questo regime si può applicare agli imprenditori individuali che non superano i 30.000 euro di ricavi nell'anno, non hanno spese per beni strumentali (+ spese di affitto) superiori a 15.000 nei 3 anni. Questi a grandi linee i requisiti.

Vantaggi del regime sono che vendi senza Iva (quindi il nuovo imprenditore può vendere ad un prezzo più basso) e, in sostanza, paga due volte l'anno le tasse, una volta a luglio (saldo e 1° acconto) e a novembre (2° acconto)... STOP!! Tutto molto semplice, come il calcolo delle tasse, che sono il 20% dell'utile dell'anno.

Svantaggi:
- il contribuente minimo continua a comprare con Iva (che non si può scaricare, ma va ad aggiungersi ai costi... e potrebbe anche essere un vantaggio indiretto, visto che quindi va in detrazione ai ricavi),
- non ha le detrazioni come gli altri contribuenti, ovvero non ha le detrazioni per i famigliari a carico, per i lavori di ristrutturazione dell'abitazione privata, spese sanitarie...
Poi ci sarebbero tanti altri svantaggi, ma vi vorrei far vedere il meccanismo perverso di questo regime (che però si può avere anche con i regimi normali).

Allora, passando al mio cliente, ha avuto la partita Iva a fine ottobre e ha dichiarato 960 euro di ricevute (0 costi)... vediamo ora il meccanismo delle tasse italiano, che spezza le gambe ai neo imprenditori.

Come abbiamo detto, dei 960 euro il nostro contribuente deve pagare il 20%.

Si arriva a Luglio e deve pagare il saldo... visto che è il primo anno, non ha nessun acconto versato, quindi a saldo deve dare 960*20%= 192 euro.
Più deve versare un acconto a novembre che è pari al 99% delle tasse che vengono calcolate con quello che hai dichiarato l'ultimo anno, quindi (960*20%) * 99% = 190.08 euro.

Il problema viene con l'INPS!! Infatti l'Inps si prende il 26.72%!! Quindi: 960 * 26.72% = 256.52 euro, che viene arrotondato all'unità, quindi 257 euro.
Anche qui ci sono gli acconti, che sono 80% di quello che è venuto da pagare l'anno prima; quindi 256.52 *80% = 205.21... che viene diviso in due quote, una da pagare insieme a luglio e l'altra metà a novembre.

Facciamo due sommette: quindi il mio cliente paga tra saldo e acconto 192 + 190.08 + 257 + 205.21 = 844.29 euro!!! Ciò vuol dire che dei 960 euro iniziali, se tolgo le tasse gli rimane 115.71 euro.

Ma il meccanismo è ancora più diabolico con il secondo anno.

Infatti, mettiamo che l'anno dopo vada a dichiarare un utile di 10.000 euro.... ecco quando andrà a pagare.
INPS: 10.000 * 26.72% = 2672.00 - acc.to 205,21 = 2466.79 (arrotondato a 2467)
+ acc.to nuovo anno 2672*80% = 2137.60
Imposte: 10.000 * 20% = 2000.00 - acc.to 190.08 = 1809.92
+ acc.to nuovo anno 2000.00 *99% = 1980.00

QUINDI: 2467 + 2137.60 + 1809.92 + 1980 = 8394.52 euro!!!! (ricordo: su 10.000 euro).

Questo meccanismo si interrompe l'anno dopo, dove paghi molto meno perchè gli acconti versati sono già calcolati su un importo "alto".

Questo è il meccanismo folle delle tasse italiane, che porta a far girare una bella fetta di guadagni nelle casse dello stato ed enti pubblici (se ci pensate pago: 20% saldo + circa 20% acconto e 26.72% saldo + circa 26.72% acconto Inps = 20+19.8 + 26.72 + 21.38 = 87.90% in tasse).

Io ho preso questo regime, ma più o meno funziona uguale con gli altri regimi. Viene scelto questo regime perchè tendezialmente è funzionale ai nuovi imprenditori perchè di solito uno ha pochi guadagni all'inizio, ed entra piano nel meccanismo (gli si toglie il problema dell'iva e degli studi di settore) e di solito non interessa che si perdi le detrazioni legate alla famiglia (visto che la gente non si sposa più o si sposa tardi) e delle spese mediche (di solito un giovane non ha tante spese di questo genere)... purtroppo il limite di 15000 euro in beni strumentali in 3 anni non permette di potersi comprare o intestare una macchina aziendale (quindi ti precludi le spese dei carburanti) e soprattutto i costi relativi all'affitto (non esistono affitti da 5000 euro l'anno, ovvero 15000/3 anni).

Gli altri regimi però non se la cavano meglio (caso clamoroso: comprò un immobile e lo ammortizzo al 3%... vuol dire che il costo sarà spalmato per più di 30 anni!!). Non dico che sia una cosa insensata, ma che ci vorrebbero delle agevolazioni su chi inizia l'attività (es. i primi due anni non paghi irpef e inps).