I nove indagati non c'erano e anche di naufraghi non se ne sono visti molti. In compenso, ieri a Grosseto c'era una legione di giornalisti e una folla di curiosi. Tutti insieme a dare vita al "Costa Concordia show".
Sì, l'incidente probatorio, che i giudici non a caso avevano organizzato in un teatro, si è da subito trasformato in un banale happening mediatico.
Misteri da svelare non ce n'erano, tantomeno il bisogno di testimoniare qualsivoglia solidarietà.
Quella folla era lì, semplicemente, come qualche mese prima aveva presenziato ad Avetrana davanti al cancello di zio Michele e, prima ancora, a Cogne o a Garlasco.
Il turismo delle tragedie, che ruzza con la morte come se il dolore fosse solo un ingrediente naif del reality chiamato vita.
Dicono ci sia una chiave per leggere tutte le cose: nel caso, l'impressione è che questo sia un Paese che ama guardare le cose dal buco della serratura.
Il buongusto? In rotta di collisione con un'Italia alla deriva.
domenica 4 marzo 2012
giovedì 1 marzo 2012
Censimento 2011: pistoiesi residenti a Viareggio a rischio multa
Rischiano grosso quei pistoiesi (e non solo loro) che, pur abitando e lavorando in città, hanno la residenza a Viareggio e ancora non hanno consegnato il censimento 2011 sulla popolazione.
Il comune della città versiliese ha infatti tutta l'intenzione di multare e cancellare dalle liste anagrafiche i cittadini che ancora non hanno presentato i moduli.
La conseguenza, per chi ha la residenza a Viareggio (si calcola che i pistoiesi siano davvero tanti, come anche i pratesi e i fiorentini) è quella di dover pagare più tributi comunali, dalla tariffa ai rifiuti ambientali all'Imu, non più calcolata come prima casa.
In pratica una vera e propria stangata fiscale, effetto di meccanismi automatici previsti per legge.
Il tempo per mettersi in regola sta ormai per scadere: l'amministrazione comunale di Viareggio ha fissato la chiusura definitiva del censimento per il 10 marzo.
Più che la minaccia teorica della maxi multa, a spaventare i ritardatari dovrebbe essere la perdita della residenza, con quel che ne consegue sul piano fiscale. L'abitazione passa infatti da prima a seconda casa e i vari tributi aumentano notevolmente.
Il comune della città versiliese ha infatti tutta l'intenzione di multare e cancellare dalle liste anagrafiche i cittadini che ancora non hanno presentato i moduli.
La conseguenza, per chi ha la residenza a Viareggio (si calcola che i pistoiesi siano davvero tanti, come anche i pratesi e i fiorentini) è quella di dover pagare più tributi comunali, dalla tariffa ai rifiuti ambientali all'Imu, non più calcolata come prima casa.
In pratica una vera e propria stangata fiscale, effetto di meccanismi automatici previsti per legge.
Il tempo per mettersi in regola sta ormai per scadere: l'amministrazione comunale di Viareggio ha fissato la chiusura definitiva del censimento per il 10 marzo.
Più che la minaccia teorica della maxi multa, a spaventare i ritardatari dovrebbe essere la perdita della residenza, con quel che ne consegue sul piano fiscale. L'abitazione passa infatti da prima a seconda casa e i vari tributi aumentano notevolmente.
mercoledì 29 febbraio 2012
L'Italia di Superciuk
Ma è ancora accettabile che, nel Paese con gli stipendi più bassi di Europa (e nonostante ciò molti non arrivano a prenderli), il capo delle carceri guadagli il doppio di Obama, i commessi del Senato più del re di Spagna e (da qui, forse, il boom delle mozzarelle in carrozza alla buvette) e molti consiglieri regionali sian più ricchi di Sarkosy?
Pugni nello stomaco. Anche perchè il salasso fiscale per mantenere tutto ciò, non accenna a fermarsi: la benzina è tassata al 65%, pagheremo per la casa dove abitiamo e a marzo l'Irpef regionale ci dissanguerà.
Una situazione scellerata. Come se la filosofia economica del periodo, più che da Galabraith o da Milton Friedman fosse mutuata da Superciuk. Ricordate? Nei fumetti di Alan Ford, era il supereroe alla rovescia che rubava ai poveri per dare ai ricchi.
L'Italia di oggi sembra ispirarsi proprio da lì: spremere la gente comune per perpetuare privilegi a politici autoreferenziali e papaveri di Stato.
La sola differenza è che nell'Italia-Superciuk nessuno ruba ma tutto è perfettamente legale. Un Paese più o meno caricaturale persino di un fumetto.
martedì 21 febbraio 2012
Ricchezza - l'importanza di programmare a lungo termine
C’era, in California, un paesino molto arido, nel quale mancava spesso l’acqua. Ce n’era a sufficienza per tutti solo quando pioveva, cosa che accadeva assai di rado. Data la situazione, il sindaco decise di indire un appalto per la fornitura idrica dal quale risultarono vincitori a pari merito due concorrenti di nome John e Richard.
Uno dei due, John, si mise subito al lavoro. Tutte le mattine si alzava, prendeva due secchi, andava al fiume, li riempiva, li portava nella cittadina e li versava in un pozzo. Così, pian piano, lavorando dalla mattina alla sera e dal lunedì al venerdì, arrivò a riempirlo, dopodiché cominciò a vendere ogni secchio d’acqua al prezzo di un dollaro. C’erano centinaia di persone da rifornire ogni giorno in paese e, per questo, John iniziò ad accumulare una discreta quantità di denaro.
Richard, invece, scomparve per un po’. Il sindaco non vide la cosa di buon occhio, perché sperava si creasse una sana concorrenza fra i due, a tutto vantaggio dell’efficienza del servizio e della qualità dell’acqua. Ciò però non accade sin dall’inizio e John, che era rimasto, ne era ben contento. Continuò a fare il suo lavoro e a guadagnare un bel po’ di soldi.
Tuttavia, dopo sei mesi, a sorpresa tornò Richard e tutti si chiesero dove fosse stato. Raccontò di essere stato a Los Angeles, una grande città, alla ricerca di soci finanziatori. Una volta raggiunto un accordo e tornato in paese, formò una nutrita squadra di operai e fece costruire un lungo acquedotto che dal fiume portava l’acqua direttamente al pozzo del paese.
Quindi, sette mesi dopo la vincita dell’appalto, Richard era in grado di offrire, con ottima efficienza, acqua pulitissima e, in più, a un quarto del prezzo a cui John vendeva acqua non perfettamente pura. Inoltre, grazie all’acquedotto, poteva fornirla non solo di giorno ma anche di notte e sette giorni su sette. A quel punto, ovviamente, tutti iniziarono a comprare l’acqua da Richard.
John cosa fece? Non rimase certo con le mani in mano: non voleva vedere andar perso tutto il lavoro che aveva fatto per sei mesi con grande fatica, né permettere che Richard gli soffiasse l’impiego con tanta facilità. Allora cosa pensò di fare? Stabilì di vendere l’acqua a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato da Richard. Acquistò altri due secchi e iniziò a caricarsi quattro secchi alla volta, facendo veramente una fatica immensa.
Per alleggerirsi un po’ decise di assumere i figli in modo che coprissero i turni di notte e il week-end. A questo punto anche lui arrivò a fornire abbastanza acqua per tutti e riuscì a riconquistarsi qualche cliente che voleva spendere di meno. Purtroppo non poté durare, perché John aveva coinvolto l’intera famiglia in un’attività pesantissima, senza riposo e tutto per pochi spiccioli.
Richard, intanto, lavorava comodamente seduto a una scrivania, aveva i suoi spazi per rilassarsi e andava in vacanza, quindi si godeva la vita grazie ai soldi che gli arrivano in quantità, senza faticare più di tanto. In più non tenne fermo il suo denaro, lo investì e, visto che l’affare andava così bene, decise di costruire altri acquedotti per rifornire di acqua tutti i paesi vicini. Ebbe un tale successo che poté permettersi di abbassare ancora il prezzo dell’acqua. Infatti, anche se avesse guadagnato un solo centesimo per ciascun secchio d’acqua, poteva comunque contare su un tal numero di richieste da permettersi di campare di rendita per il resto della vita. A questo punto John, non potendo più gestire la concorrenza, chiuse l’attività.
Uno dei due, John, si mise subito al lavoro. Tutte le mattine si alzava, prendeva due secchi, andava al fiume, li riempiva, li portava nella cittadina e li versava in un pozzo. Così, pian piano, lavorando dalla mattina alla sera e dal lunedì al venerdì, arrivò a riempirlo, dopodiché cominciò a vendere ogni secchio d’acqua al prezzo di un dollaro. C’erano centinaia di persone da rifornire ogni giorno in paese e, per questo, John iniziò ad accumulare una discreta quantità di denaro.
Richard, invece, scomparve per un po’. Il sindaco non vide la cosa di buon occhio, perché sperava si creasse una sana concorrenza fra i due, a tutto vantaggio dell’efficienza del servizio e della qualità dell’acqua. Ciò però non accade sin dall’inizio e John, che era rimasto, ne era ben contento. Continuò a fare il suo lavoro e a guadagnare un bel po’ di soldi.
Tuttavia, dopo sei mesi, a sorpresa tornò Richard e tutti si chiesero dove fosse stato. Raccontò di essere stato a Los Angeles, una grande città, alla ricerca di soci finanziatori. Una volta raggiunto un accordo e tornato in paese, formò una nutrita squadra di operai e fece costruire un lungo acquedotto che dal fiume portava l’acqua direttamente al pozzo del paese.
Quindi, sette mesi dopo la vincita dell’appalto, Richard era in grado di offrire, con ottima efficienza, acqua pulitissima e, in più, a un quarto del prezzo a cui John vendeva acqua non perfettamente pura. Inoltre, grazie all’acquedotto, poteva fornirla non solo di giorno ma anche di notte e sette giorni su sette. A quel punto, ovviamente, tutti iniziarono a comprare l’acqua da Richard.
John cosa fece? Non rimase certo con le mani in mano: non voleva vedere andar perso tutto il lavoro che aveva fatto per sei mesi con grande fatica, né permettere che Richard gli soffiasse l’impiego con tanta facilità. Allora cosa pensò di fare? Stabilì di vendere l’acqua a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato da Richard. Acquistò altri due secchi e iniziò a caricarsi quattro secchi alla volta, facendo veramente una fatica immensa.
Per alleggerirsi un po’ decise di assumere i figli in modo che coprissero i turni di notte e il week-end. A questo punto anche lui arrivò a fornire abbastanza acqua per tutti e riuscì a riconquistarsi qualche cliente che voleva spendere di meno. Purtroppo non poté durare, perché John aveva coinvolto l’intera famiglia in un’attività pesantissima, senza riposo e tutto per pochi spiccioli.
Richard, intanto, lavorava comodamente seduto a una scrivania, aveva i suoi spazi per rilassarsi e andava in vacanza, quindi si godeva la vita grazie ai soldi che gli arrivano in quantità, senza faticare più di tanto. In più non tenne fermo il suo denaro, lo investì e, visto che l’affare andava così bene, decise di costruire altri acquedotti per rifornire di acqua tutti i paesi vicini. Ebbe un tale successo che poté permettersi di abbassare ancora il prezzo dell’acqua. Infatti, anche se avesse guadagnato un solo centesimo per ciascun secchio d’acqua, poteva comunque contare su un tal numero di richieste da permettersi di campare di rendita per il resto della vita. A questo punto John, non potendo più gestire la concorrenza, chiuse l’attività.
sabato 18 febbraio 2012
Schettino e Arlecchino
Pare che per questo carnevale l'ultima moda sia vestirsi da Schettino.
In tutta Italia i vestiti da ufficiale di marina stanno andando a ruba: "Ne abbiamo venduti 30 in una settimana e il mio fornitore mi ha detto di averli quasi finiti", ha detto un negoziante di Milano.
Un formidabile segno dei tempi.
La mia generazione per il martedì grasso si vestina da Arlecchino o da Pulcinella, con i più trasgressivi che arrivavano conciati da Rusty (quello di Rin Tin Tin).
Ma se uno si fosse truccato, che so, da Lorenzo Bozano, sarebbe passata la neuro e se lo sarebbe portato via. Amen.
Oggi, invece, può succedere che qualcuno, vestendosi come zio Michele da Avetrana, vinca pure il premio come miglior maschera in qualche sfilata di paese.
Come se la popolarità dell'essere passato in tv cancellasse ogni distinzione etica tra tragedia e normalità, rendendo tutti degni di diventare maschere. Buoni, cialtroni e assassini.
Tutti uguali nel brodo di cultura di questi tempi confusi, dove si fa per forza fatica a seguire una rotta. Vabbuò.
In tutta Italia i vestiti da ufficiale di marina stanno andando a ruba: "Ne abbiamo venduti 30 in una settimana e il mio fornitore mi ha detto di averli quasi finiti", ha detto un negoziante di Milano.
Un formidabile segno dei tempi.
La mia generazione per il martedì grasso si vestina da Arlecchino o da Pulcinella, con i più trasgressivi che arrivavano conciati da Rusty (quello di Rin Tin Tin).
Ma se uno si fosse truccato, che so, da Lorenzo Bozano, sarebbe passata la neuro e se lo sarebbe portato via. Amen.
Oggi, invece, può succedere che qualcuno, vestendosi come zio Michele da Avetrana, vinca pure il premio come miglior maschera in qualche sfilata di paese.
Come se la popolarità dell'essere passato in tv cancellasse ogni distinzione etica tra tragedia e normalità, rendendo tutti degni di diventare maschere. Buoni, cialtroni e assassini.
Tutti uguali nel brodo di cultura di questi tempi confusi, dove si fa per forza fatica a seguire una rotta. Vabbuò.
lunedì 6 febbraio 2012
La capitale nella bufera
L'inspiegabile fenomeno metereologico (sul quale si stanno confrontando le ipotesi degli scienziati romani) si è verificato nella notte fra il sabato e la domenica.
Sembra si sia trattato di una precipitazione atmosferica di natura solida, cristalli delicatissimi sotto forma di piastrine o stelline, da non confondersi con la manna. Al nord la chiamano neve.
Caratteristica della neve è che copre con un manto candido tetti, alberi, strade, che i pedoni possono scivolare e rompersi un femore. Può accadere che le bottiglie di latte fuori dalla finestra si spacchino o spingano in su il tappo, il che non è un miracolo di San Gennaro, ma una conseguenza dell'aumento del volume del liquido contenuto.
Le società industrializzate hanno da tempo affrontato il curioso fenomeno della neve: i marciapiedi vengono ripuliti dai portieri degli stabili armati di arnesi comunemente chiamati badili. Automezzi provvisti di lame d'acciaio raschiano le strade sulle quali viene inoltre sparso il sale, un minerale che si trova in commercio e che ha il singolare potere di sciogliere il ghiaccio. Gli automobilisti attrezzano inoltre le gomme con apposite catene. Con questi accorgimenti la vita continua.
A Roma invece non lo sapevano e la città è rimasta paralizzata da alcuni centimetri della infida sostanza.
L'assenteismo fra i dipendenti statali è stato valutato nel 60% e forse quelli che si sono presentati rivendicheranno l'indennità di marcia disagiata.
Tra i cittadini più traumatizzati dal fenomeno, gli autisti degli autobus che scendevano sgomenti, ho innestato la marcia ma non va, eppure le ruote girano.
Anche le forse dell'ordine, in difficoltà, si sono scambiate drammatici dispacci: "Ho sterzato tutto a destra ma la vettura prosegue dritta".
Così come nell'alluvione di Firenze venne girato un memorabile documentario commentato da Richard Burton, anche sul bianco blackout di Roma si sta preparando un filmato. Lo commenterà Woody Allen.
Sembra si sia trattato di una precipitazione atmosferica di natura solida, cristalli delicatissimi sotto forma di piastrine o stelline, da non confondersi con la manna. Al nord la chiamano neve.
Caratteristica della neve è che copre con un manto candido tetti, alberi, strade, che i pedoni possono scivolare e rompersi un femore. Può accadere che le bottiglie di latte fuori dalla finestra si spacchino o spingano in su il tappo, il che non è un miracolo di San Gennaro, ma una conseguenza dell'aumento del volume del liquido contenuto.
Le società industrializzate hanno da tempo affrontato il curioso fenomeno della neve: i marciapiedi vengono ripuliti dai portieri degli stabili armati di arnesi comunemente chiamati badili. Automezzi provvisti di lame d'acciaio raschiano le strade sulle quali viene inoltre sparso il sale, un minerale che si trova in commercio e che ha il singolare potere di sciogliere il ghiaccio. Gli automobilisti attrezzano inoltre le gomme con apposite catene. Con questi accorgimenti la vita continua.
A Roma invece non lo sapevano e la città è rimasta paralizzata da alcuni centimetri della infida sostanza.
L'assenteismo fra i dipendenti statali è stato valutato nel 60% e forse quelli che si sono presentati rivendicheranno l'indennità di marcia disagiata.
Tra i cittadini più traumatizzati dal fenomeno, gli autisti degli autobus che scendevano sgomenti, ho innestato la marcia ma non va, eppure le ruote girano.
Anche le forse dell'ordine, in difficoltà, si sono scambiate drammatici dispacci: "Ho sterzato tutto a destra ma la vettura prosegue dritta".
Così come nell'alluvione di Firenze venne girato un memorabile documentario commentato da Richard Burton, anche sul bianco blackout di Roma si sta preparando un filmato. Lo commenterà Woody Allen.
mercoledì 1 febbraio 2012
L'isola dei riciclati
Chi dice che questo è un Paese che non sa riciclare non ha la tv in casa.
Passi per Marzullo e Costanzo, ormai stagionati come il patanegra, ma cos'altro è "L'isola dei famosi" se non una saga del rifiuto riutilizzato?
Vedere Valeria Marini bagnarsi nelle onde, oggi più che al sex simbol rimanda alle armonie delle cassapanche rococò; Carmen Russo (che se non fosse per il seno di stagno sarebbe indistinguibile dal marito Enzo Paolo) fa la finta oca da quando al "Drive in" si arrivava con l'Alfasud mentre Flavia Vento persiste nel suo nulla vintage.
Non si salvano certo gli uomini: Malgioglio pare la caricatura venuta male di Nicoletta Orsomando mentre Otelma non azzecca una profezia dai tempi di Bonanza.
Il tutto condotto da un'improponibile Luxuria che si voleva nuova Nilde Iotti e invece si ritrova Daniele Piombi de noantri.
Questa è la Rai di oggi. Grande saga del riciclo, per vedere la quale si versa pure il canone. I termini per pagarlo, fra l'altro, son scaduti ieri. Il guaio è che i palinsesti sono andati a male da un pezzo.
Passi per Marzullo e Costanzo, ormai stagionati come il patanegra, ma cos'altro è "L'isola dei famosi" se non una saga del rifiuto riutilizzato?
Vedere Valeria Marini bagnarsi nelle onde, oggi più che al sex simbol rimanda alle armonie delle cassapanche rococò; Carmen Russo (che se non fosse per il seno di stagno sarebbe indistinguibile dal marito Enzo Paolo) fa la finta oca da quando al "Drive in" si arrivava con l'Alfasud mentre Flavia Vento persiste nel suo nulla vintage.
Non si salvano certo gli uomini: Malgioglio pare la caricatura venuta male di Nicoletta Orsomando mentre Otelma non azzecca una profezia dai tempi di Bonanza.
Il tutto condotto da un'improponibile Luxuria che si voleva nuova Nilde Iotti e invece si ritrova Daniele Piombi de noantri.
Questa è la Rai di oggi. Grande saga del riciclo, per vedere la quale si versa pure il canone. I termini per pagarlo, fra l'altro, son scaduti ieri. Il guaio è che i palinsesti sono andati a male da un pezzo.
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