Che la Cina non fosse il male assoluto l'ho sempre pensato.
Ho sempre pensato che un sì grande paese potesse rappresentare un'opportunità più che una minaccia a patto che le politiche commerciali tra i due paesi fossero progettate e sviluppate secondo disegni preordinati in un'ottica imprenditoriale di lungo periodo. Il tutto, senza perdere di vista i possibili effetti collaterali, quali i problemi socio-economici che i nostri vicini di Prato stanno vivendo sulla propria pelle.
Il fatto che l'azienda della mia famiglia operi nel settore moda, mi porta a guardare con una sensibilità particolare a questo comparto che ho conosciuto da sempre, nella buona e nella cattiva sorte.
Fatta questa premessa, devo dire che quando sentivo politici di rango parlare della questione, qualche brivido mi correva lungo la schiena. Così quando Prodi invitava ad aprire i nostri porti alle merci provenienti dalla Cina, non era difficile prevedere quello che di lì a poco sarebbe successo: il porto di Napoli inondato di container zeppi di tutto, ma proprio tutto, sotto l'occhio tollerante di funzionari al soldo della malavita organizzata.
E che dire del nostro governatore Rossi che parla più come un console onorario di quella repubblica popolare che come presidente di una regione dove uno dei più importanti distretti industriali (Prato, appunto) ha subìto una devastazione che rischia di culminare in un genocidio socio-culturale...
E' di poco tempo fa: Toscana Promozione e Regione Toscana avevano organizzato una trasferta con il rappresentante dell'Unione Industriale Pratese per valutare l’opportunità per le imprese pratesi di un’eventuale collaborazione con la provincia dello Zhejiang. Il risultato dell'operazione, pagata evidentemente con soldi pubblici, si riassume nel commento lapidario del presidente dell'Unione Riccardo Marini: “Se la missione doveva servire come risposta ai dubbi che avevamo, non ha purtroppo centrato l’obiettivo”.
Le strutture visitate, fa sapere l’associazione pratese, non presentano infatti interesse per le aziende del distretto, in quanto in un ipotetico rapporto di collaborazione “avrebbero ben poco da dare ma piuttosto molto da prendere”. Gli enti di formazione e i laboratori di analisi presi in considerazione mostrano interesse principalmente sulla confezione, allo scopo evidente di colmare un forte gap di tecniche e di competenze, “che è apparso chiaro e significativo dall’esame dei prodotti locali dell’abbigliamento”.
”Probabilmente in Cina esistono poli di eccellenza nel tessile e nella confezione – ha detto Riccardo Marini – ma non sono quelli che hanno fatto vedere alla delegazione toscana: forse la provincia cinese di riferimento non è quella giusta, o magari non lo è stata la selezione delle strutture da visitare”. “Fatto sta – conclude – che la missione è venuta in contatto con realtà incentrate non sul tessile ma sull’abbigliamento e con un profilo tale da non avere nulla da insegnare, ma casomai tanto da imparare”. E conclude “quel che è certo è che non ci possiamo permettere di fare un tutoraggio senza ritorni ai principali concorrenti dei nostri confezionisti. Il know how del distretto, che sia nel tessile o nell’abbigliamento o in qualsiasi altro comparto, non si vende né, tanto meno, si svende”.
Come vedete, siamo alle comiche finali. Addirittura si confonde il tessile con l'industria della confezione. I politici ed i loro tecnici non hanno idea di che cosa si stia parlando. L'importante è andare per il mondo a stringere mani e partecipare a ricchi banchetti, poi se si confondono le lucciole con le lanterne, vorrà dire che il prossimo viaggio consentirà di aggiustare il tiro. Non gli manca (ai politici) né il tempo né i soldi (nostri). Gente cresciuta e formatasi nei corridoi dei partiti o nelle associazioni affiliate e fiancheggiatrici, incapace di distinguere un telaio da una manovra viene designata a guidare le politiche di rilancio della nostra economia regionale.
Questo deve fare paura. Allora sì che la Cina e i Cinesi possono rappresentare una minaccia. Ma non per la loro aggressività, bensì per la nostra inettitudine.
Daniela Simionato
lunedì 26 settembre 2011
domenica 25 settembre 2011
Compilation estate 2011
Finita l'estate è tempo di bilanci... ma non quelli statali o di aziende. Il bilancio che voglio fare è quello musicale, visto che in estate c'è un leggero proliferare di canzoni che cercano di accaparrarsi il nomignolo di "tormentone".
Ce ne sono stati veramente tanti, ed è veramente difficile scegliere, soprattutto per i gusti che ognuno ha... io in questo post vi consiglio di sentire (e forse merita anche scaricarlo) questa compilation che ho trovato su youtube, veramente di ottima qualità!!
Ce ne sono stati veramente tanti, ed è veramente difficile scegliere, soprattutto per i gusti che ognuno ha... io in questo post vi consiglio di sentire (e forse merita anche scaricarlo) questa compilation che ho trovato su youtube, veramente di ottima qualità!!
venerdì 23 settembre 2011
Scomparso? No... sono appena ri-tornato
Oh mamma, quant'è che non scrivevo in questo blog (una vita).
Se penso che invece alla fine dell'estate scorsa non facevo altro che scrivere, uno si poteva quasi preoccupare, visto che da quando sono tornato dal mare, non ho scritto niente.
Il motivo del poco scrivere è che il tempo è sempre meno, soprattutto per la vicinanza dell'esame di stato che devo affrontare a breve per l'iscrizione all'albo dei dottori commercialisti.
Poi ci sono sempre le solite cose che riniziano: lavoro e sport vari in primis... ormai oltre ai libri “scolastici” non riesco neanche a leggere gli altro (anche se quello che mi hanno regalato sui portieri per il compleanno l'ho divorato subito... ma ero ancora in una fase embrionale nello studio, quindi avevo un po' più di tempo).
Ri-inizia la stagione invernale in tutti i sensi, è molte cose ad oggi sono rincominciate: come detto il lavoro, il tennis, il calcetto...
Molto tempo poi in questi giorni me l'ha tolto il video che volevo fare dell'estate 2011, ma ormai le tutele del copyright sono talmente diffuse che non si può mettere nessun video in rete... basta che ci sia anche un frammento di una musichetta e BAM ti bloccano il video, peccato che intanto ti fanno fondere il computer che per ore ed ore carica il video. E tanto per avere poco da fare, mi si è davvero guastato per il troppo riscaldamento... menomale tutto è salvo, visto che è bastato cambiare la ram, per un costo complessivo tra ram nuova e intervento di 85 euro, che però (anche lì) avevo la possibilità di risparmiare, perchè il computer era ancora in garanzia, ma purtroppo dovevo portarlo all'Euronics a Prato (d'ora in avanti mi sa che non comprerò più niente fuori Pistoia che abbia una garanzia sopra).
Comunque non mi posso lamentare... il peso corporeo è sotto controllo senza troppi sforzi (avevo preso una brutta strada, con troppi troiai ingeriti), ho passato dei bei momenti in estate, tra i quali festa della birra e croda in darsena tra i più belli... e poi s'è chiuso la stagione con il compleanno della mia sorella, che a questo giro è stato molto meno traumatico dell'anno scorso (vi ricordate il racconto che ho fatto nel blog, con i peggio giri per Firenze?)
A questo giro il compleanno è stato quasi perfetto (e molto simile a quello che era l'idea per il mio compleanno, anche se in un posto diverso): cena-buffet (molto buffet) a casa mia in giardino senza far spendere nulla agli invitati (tra l'altro è stata l'occasione per fare l'ultima rimpatriata con gli amici del mare), con musica di sotto fondo by toccao-deejay (ormai sono un esperto), con torta super per chiudere il cerchio... e poi tutti al Lidò che praticamente chiudeva la stagione estiva.
I problemi non sono mancati:
- poco prima del dolce s'è messo a gocciolare acqua fangosa, quindi mini fuggi-fuggi in casa, per poi tornare fuori con la torta
- arrivati al Lidò c'è toccato tornare indietro perchè nonostante si fosse in 20, non gli andava bene che due avessero i bermuda... quindi praticamente un'ora passata in macchina per fare due volte andata e ritorno.
Comunque bella è stata la girata per il centro di Pistoia tutti insieme prima della trasferta in discoteca, facendo notare che Pistoia non è così male se si sa come vivere la propria città (questo lo dico sempre... un esempio: io alla biciclettata della solidarietà c'ero vestito da bagnino, e mi sono proprio divertito, ma chi di solito si lamenta? Molto probabilmente non c'era, altrimenti cambiava idea).
Mmmm..... c'è dell'altro? Mah, sembra di no, mi sembra di aver scritto abbastanza.
Non so se e quando ritornerò a scrivere su questo blog (visto che tra l'altro sto scrivendo dall'ufficio... cosa che non potrei fare, visto che il capo addirittura non mi fa studiare neanche mezz'ora quando sono a lavoro, figuriamoci scrivere), però ora sapete che sono vivo e vegeto... ci mancherebbe altro :)
Spero che anche tutti voi abbiate passato una buona estate e che la “brutta stagione” sia iniziata nel migliore dei modi, tra impegni e momenti di piacere.
L'importante è non diventare dei poveri comunisti :)
A parte gli scherzi (visto che è sempre citato , non voglio contribuire anch'io a fomentare discussioni su di lui), vi lascio con una frase ad effetto, che spero vi dia forza interiore per chi è un po' giù di morale:
Se penso che invece alla fine dell'estate scorsa non facevo altro che scrivere, uno si poteva quasi preoccupare, visto che da quando sono tornato dal mare, non ho scritto niente.
Il motivo del poco scrivere è che il tempo è sempre meno, soprattutto per la vicinanza dell'esame di stato che devo affrontare a breve per l'iscrizione all'albo dei dottori commercialisti.
Poi ci sono sempre le solite cose che riniziano: lavoro e sport vari in primis... ormai oltre ai libri “scolastici” non riesco neanche a leggere gli altro (anche se quello che mi hanno regalato sui portieri per il compleanno l'ho divorato subito... ma ero ancora in una fase embrionale nello studio, quindi avevo un po' più di tempo).
Ri-inizia la stagione invernale in tutti i sensi, è molte cose ad oggi sono rincominciate: come detto il lavoro, il tennis, il calcetto...
Molto tempo poi in questi giorni me l'ha tolto il video che volevo fare dell'estate 2011, ma ormai le tutele del copyright sono talmente diffuse che non si può mettere nessun video in rete... basta che ci sia anche un frammento di una musichetta e BAM ti bloccano il video, peccato che intanto ti fanno fondere il computer che per ore ed ore carica il video. E tanto per avere poco da fare, mi si è davvero guastato per il troppo riscaldamento... menomale tutto è salvo, visto che è bastato cambiare la ram, per un costo complessivo tra ram nuova e intervento di 85 euro, che però (anche lì) avevo la possibilità di risparmiare, perchè il computer era ancora in garanzia, ma purtroppo dovevo portarlo all'Euronics a Prato (d'ora in avanti mi sa che non comprerò più niente fuori Pistoia che abbia una garanzia sopra).
Comunque non mi posso lamentare... il peso corporeo è sotto controllo senza troppi sforzi (avevo preso una brutta strada, con troppi troiai ingeriti), ho passato dei bei momenti in estate, tra i quali festa della birra e croda in darsena tra i più belli... e poi s'è chiuso la stagione con il compleanno della mia sorella, che a questo giro è stato molto meno traumatico dell'anno scorso (vi ricordate il racconto che ho fatto nel blog, con i peggio giri per Firenze?)
A questo giro il compleanno è stato quasi perfetto (e molto simile a quello che era l'idea per il mio compleanno, anche se in un posto diverso): cena-buffet (molto buffet) a casa mia in giardino senza far spendere nulla agli invitati (tra l'altro è stata l'occasione per fare l'ultima rimpatriata con gli amici del mare), con musica di sotto fondo by toccao-deejay (ormai sono un esperto), con torta super per chiudere il cerchio... e poi tutti al Lidò che praticamente chiudeva la stagione estiva.
I problemi non sono mancati:
- poco prima del dolce s'è messo a gocciolare acqua fangosa, quindi mini fuggi-fuggi in casa, per poi tornare fuori con la torta
- arrivati al Lidò c'è toccato tornare indietro perchè nonostante si fosse in 20, non gli andava bene che due avessero i bermuda... quindi praticamente un'ora passata in macchina per fare due volte andata e ritorno.
Comunque bella è stata la girata per il centro di Pistoia tutti insieme prima della trasferta in discoteca, facendo notare che Pistoia non è così male se si sa come vivere la propria città (questo lo dico sempre... un esempio: io alla biciclettata della solidarietà c'ero vestito da bagnino, e mi sono proprio divertito, ma chi di solito si lamenta? Molto probabilmente non c'era, altrimenti cambiava idea).
Mmmm..... c'è dell'altro? Mah, sembra di no, mi sembra di aver scritto abbastanza.
Non so se e quando ritornerò a scrivere su questo blog (visto che tra l'altro sto scrivendo dall'ufficio... cosa che non potrei fare, visto che il capo addirittura non mi fa studiare neanche mezz'ora quando sono a lavoro, figuriamoci scrivere), però ora sapete che sono vivo e vegeto... ci mancherebbe altro :)
Spero che anche tutti voi abbiate passato una buona estate e che la “brutta stagione” sia iniziata nel migliore dei modi, tra impegni e momenti di piacere.
L'importante è non diventare dei poveri comunisti :)
A parte gli scherzi (visto che è sempre citato , non voglio contribuire anch'io a fomentare discussioni su di lui), vi lascio con una frase ad effetto, che spero vi dia forza interiore per chi è un po' giù di morale:
NON importa come parti ma come ARRIVI...Oggi è il primo giorno del tuo futuro.
lunedì 25 luglio 2011
I portieri del sogno
Tornato dal mare, vi voglio riportare un frammento di un libro che mi è stato regalato per il mio compleanno, ovvero "I portieri del sogno - Storie di numeri 1" di Darwin Pastorin (libro che per ora mi sta entusiasmando).
"DINO ZOFF E LA PARATA MUNDIAL
Il mondiale spagnolo del 1982, conquistato dall'Italia al termine di un'avventura prima kafkiana e poi salgariana, è stato raccontato centinaia di volte: quelle sette partite della nazionale sono state viste e riviste, analizzate, radiografate. E così anche chi non visse quell'impresa in diretta è in grado, oggi, di proclamare: "So tutto, e anche di più". Io c'ero. Proprio lì, in terra iberica, giovane inviato del quotidiano "Tuttosport". Una pulce tra tanti giganti della scrittura: Giocanni Aripino, Mario Soldati, Oreste del Buono, Gianni Brera. Furono giorni di nuvole d'ira, di cadute verticali, di offese, di un memorabile riscatto e, infine, di un canto di vittoria innalzato da milioni di italiani estasiati e increduli, tutti sotto la stessa bandiera, tutti vestiti di biancorossoverde. In quel luglio "del nostro contento" si scoprì tifoso della nazionale azzurra persino Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, in concerto a Torino.
Ma quali sono stati i momenti più significavivi di quell'impresa?
Rivediamoli ancora una volta.
In primo luogo, la reazione orgogliosa dell'allenatore Enzo Bearzot, che citava a memoria i classici latini e i poeti turchi, e dei calciatori alle dure e spietate critiche della stampa dopo i tre pareggi con le nazionali di Polonia, Camerun e Perù, in verità assai scialbi, nel girone eliminatorio e alle accuse di dolce vita. Gli azzurri inventarono il silenzio-stampa e promisero di vendicarsi sul campo, recuperando Dumas: "Tutti per uno e uno per tutti". L'Italia, passato il turno con il fiatone e nel mezzo della burrasca mediatica, si ritrovò a Barcellona a fare i conti con l'Argentina del giovane diablito Diego Armando Maradona e con il favoritissimo Brasile, la squadra che per talenti, gioco e allegria racchiudeva tutte le meraviglie del possibile e dell'impossibile. Un quotidiano titolò: "A Barcellona cosa andiamo a fare?". E furono, ovviamente, altre liti, altri veleni. D'atra parte, schiacciata dallo strapotere tecnico di argentini e brasiliani, l'Italia, fino a quel punto pallida e assorta, pareva l'ideale agnello sacrificale.
Ma a Barcellona il romanzo di Spagna abbandonò le pagine scure per entrare nei capitoli del mito, dell'apoteosi. E fu l'atre a quel punto a imitale la vita. Gli azzurri superarono l'Argentina 2-1, i biancocelesti vennero sconfitti anche dal Brasile 3-1. Toccava all'ultimo atto, Italia-Brasile, allo stadio Sarrià, decidere la semifinalista. La Seleçao partiva con un vantaggio: si sarebbe qualificata anche con un pareggio, in virtù della migliore differenza reti. Ma i brasiliani cancellarono, sdegnosamente, questa ipotesi: "Noi vogliamo vincere, perchè questo è il nostro modo di essere, quindi di giocare".
In quel pomeriggio del 5 luglio 1982 tutto si consumò: dal rogo della Bellezza alla celebrazione della Determinazione. Caddero gli dèi brasigliani e il centravanti Paolo Rossi, ancora senza gol, il più criticato, il più umiliato, decise di uscire dalla tenda per diventare l'eroe delle ultime battaglie. Patroclo si trasforò in Achille. Sappiamo delle sue tre reti, che resero inutili le prodezze di Socrates e Falçao, sappiamo di una rete ingiustamente annullata a Giancarlo Antognoni, sappiamo del pianto dei verdeoro, di quegli atleti destinati a passare alla storia come la generazione degli sconfitti, sappiamo di essere diventati, per anni, tutti dei paolorossi, perchè così ci chiamavano all'estero riconoscendoci italiani. Ma il 3-2, la vittoria storica, l'inizio della leggenda, tutto questo non ci sarebbe stato senza la parata mundial di Dino Zoff, portiere e capitano della nazionale italiana, 41 anni, da molti dato sul viale del tramonto, più monumento che atleta, storia e non più cronaca. Ora quella parata viene posta in secondo piano dalle saette di Rossi e dal 3-1 in finale, al Santiago Bernabéu, contro la Germania Ovest (con l'urlo di Marco Tardelli, dopo la sua rete, la seconda per gli azzurri, diventano il manifesto di quella competizione). A distanza di anni, voglio ridare a Zoff quel che è di Zoff.
Accadde al '89. A un minuto dal termine. Brasile in attacco: scomposto, furibondo, affannoso, disperato. E come avrebbero sperato in un pari, gli assi verdeoro perduti: altro che estetica portata all'eccesso. Gli azzurri, quel pomeriggio, avevano dalla loro parte un fato amico, ma Eupalla, come Brera chiamava la dea che sovrintende alle cose calcistiche, aveva deciso di offrire ancora una possibilità ai brasiliani. Una sola, l'ultima.
'89. Sessanta secondi alla conclusione. I tifosi italiani non fiatavano, i tifosi avversari non fiatavano, increduli di fronte a quella imminente, rovinosa caduta: proprio noi, i migliori, i più granid, i più belli? Tacevano i tamburi, tacevano le trombe, non c'era più danza, in quell'ottantanovesimo minuto.
Un minuto, un solo minuto, fra il tutto e il niente.
Una punizione dalla sinistra, quasi all'altezza del vertice dell'area di rigore, a favore del Brasile. Alla battuta andò l'ala sinistra Eder. Un tipo particolare, dai molti gol e dalle molte donne. Su un braccio, brillava una cicatrice, ricordo della coltellata di un marito geloso. Eder possedeva un sinistro diabolico, carico di insidie e di effetti, potente. Si avvicinò al pallone nervoso. Aveva fretta, il tempo stava volando, rischiando di portarsi via i sogni, la coppa, le illusioni. L'area italiana era affollata come una spiaggia di Rimini, d'estate. Ansie, spinte, richiami, sudori, imprecazioni, preghiere, sospiri.
Entriamo dentro quell'89°. Eder sa che quello è il tiro decisivo: calciare in porta o buttare la palla nel mucchio? Eder vede arrivare dalle retrovie il difensore Oscar Bernardi. Alto, bello, biondo e di gentile aspetto, forte di testa. Oscar è di chiare origini italiane. Ecco, il colpo di scena. Un figlio di italiani a punire gli italiani. Una beffa cridele, all'ottantanovesimo minuto. Eder sorride. Eupalla si è allontanata solo per qualche attimo. Una semplice distrazione. Il cross dell'ala sinista con la cicatrice sul braccio è perfetto: una parabola che pare teleguidata sulla testa di Oscar Bernardi. Oscar è uno che di gol ne ha sempre segnati pochi: è il difensore centrale, di quelli che si devono occupare delle punte avanzate avversarie. E Paolo Rossi di dispiaceri glene ha già dati tre. Troppi per un brasiliano seppure di origini italiane. Osar vede arrivare quel pallone: ed è un fiore da raccogliere. Basta un gesto, un semplice gesto. In quell'area da bolgia infernale, lui si sente un angelo. La sua elevazione è, come dire, spirituale. L'impatto fronte-pallone è impeccabile. Nemmeno si sente il rumore. Una carezza. E quel pallone è destinato all'angolino basso, alla sinistra di Zoff. Come può arrivare quel portiere di 41 anni? l'89° segnerà anche il passo d'addio di quel campione. Oscar Bernardi osserva la sua conclusione che sta per gonfiare la rete e il cuore dei suoi connazionali. Tutti, in realtà, in quel preciso momento, stanno guardando quella conclusione e quel portiere di 41 anni: la gente davanti alla tv e la gente allo stadio, Bearzot dalla panchina, i poliziotti e i raccattapalle intorno al campo, i venditori di bibite e panini sugli spalti, persino le nuvole si sono fatte curiose. Le nuvole vanno e vengono, ma quella volta, per davvero, si fermano.
Zoff si tuffa sulla sua sinistra. Lui, che non amava tuffarsi. Oscar sta alzando le braccia al cielo, sicuro del gol. Ma le mani di Zoff (diventate, con la coppa in mano, un disegno di Guttuso) fermano il pallone. Sulla linea bianca. I brasiliani provano a urlare: "E' dentro, è dentro!".
Zoff si alza, fa segno di no con la testa. Il pallone tra le sue mani è un bambino che dorme, e sogna. Felice. L'Italia diventerà campione del mondo.
"DINO ZOFF E LA PARATA MUNDIAL
Il mondiale spagnolo del 1982, conquistato dall'Italia al termine di un'avventura prima kafkiana e poi salgariana, è stato raccontato centinaia di volte: quelle sette partite della nazionale sono state viste e riviste, analizzate, radiografate. E così anche chi non visse quell'impresa in diretta è in grado, oggi, di proclamare: "So tutto, e anche di più". Io c'ero. Proprio lì, in terra iberica, giovane inviato del quotidiano "Tuttosport". Una pulce tra tanti giganti della scrittura: Giocanni Aripino, Mario Soldati, Oreste del Buono, Gianni Brera. Furono giorni di nuvole d'ira, di cadute verticali, di offese, di un memorabile riscatto e, infine, di un canto di vittoria innalzato da milioni di italiani estasiati e increduli, tutti sotto la stessa bandiera, tutti vestiti di biancorossoverde. In quel luglio "del nostro contento" si scoprì tifoso della nazionale azzurra persino Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, in concerto a Torino.
Ma quali sono stati i momenti più significavivi di quell'impresa?
Rivediamoli ancora una volta.
In primo luogo, la reazione orgogliosa dell'allenatore Enzo Bearzot, che citava a memoria i classici latini e i poeti turchi, e dei calciatori alle dure e spietate critiche della stampa dopo i tre pareggi con le nazionali di Polonia, Camerun e Perù, in verità assai scialbi, nel girone eliminatorio e alle accuse di dolce vita. Gli azzurri inventarono il silenzio-stampa e promisero di vendicarsi sul campo, recuperando Dumas: "Tutti per uno e uno per tutti". L'Italia, passato il turno con il fiatone e nel mezzo della burrasca mediatica, si ritrovò a Barcellona a fare i conti con l'Argentina del giovane diablito Diego Armando Maradona e con il favoritissimo Brasile, la squadra che per talenti, gioco e allegria racchiudeva tutte le meraviglie del possibile e dell'impossibile. Un quotidiano titolò: "A Barcellona cosa andiamo a fare?". E furono, ovviamente, altre liti, altri veleni. D'atra parte, schiacciata dallo strapotere tecnico di argentini e brasiliani, l'Italia, fino a quel punto pallida e assorta, pareva l'ideale agnello sacrificale.
Ma a Barcellona il romanzo di Spagna abbandonò le pagine scure per entrare nei capitoli del mito, dell'apoteosi. E fu l'atre a quel punto a imitale la vita. Gli azzurri superarono l'Argentina 2-1, i biancocelesti vennero sconfitti anche dal Brasile 3-1. Toccava all'ultimo atto, Italia-Brasile, allo stadio Sarrià, decidere la semifinalista. La Seleçao partiva con un vantaggio: si sarebbe qualificata anche con un pareggio, in virtù della migliore differenza reti. Ma i brasiliani cancellarono, sdegnosamente, questa ipotesi: "Noi vogliamo vincere, perchè questo è il nostro modo di essere, quindi di giocare".
In quel pomeriggio del 5 luglio 1982 tutto si consumò: dal rogo della Bellezza alla celebrazione della Determinazione. Caddero gli dèi brasigliani e il centravanti Paolo Rossi, ancora senza gol, il più criticato, il più umiliato, decise di uscire dalla tenda per diventare l'eroe delle ultime battaglie. Patroclo si trasforò in Achille. Sappiamo delle sue tre reti, che resero inutili le prodezze di Socrates e Falçao, sappiamo di una rete ingiustamente annullata a Giancarlo Antognoni, sappiamo del pianto dei verdeoro, di quegli atleti destinati a passare alla storia come la generazione degli sconfitti, sappiamo di essere diventati, per anni, tutti dei paolorossi, perchè così ci chiamavano all'estero riconoscendoci italiani. Ma il 3-2, la vittoria storica, l'inizio della leggenda, tutto questo non ci sarebbe stato senza la parata mundial di Dino Zoff, portiere e capitano della nazionale italiana, 41 anni, da molti dato sul viale del tramonto, più monumento che atleta, storia e non più cronaca. Ora quella parata viene posta in secondo piano dalle saette di Rossi e dal 3-1 in finale, al Santiago Bernabéu, contro la Germania Ovest (con l'urlo di Marco Tardelli, dopo la sua rete, la seconda per gli azzurri, diventano il manifesto di quella competizione). A distanza di anni, voglio ridare a Zoff quel che è di Zoff.
Accadde al '89. A un minuto dal termine. Brasile in attacco: scomposto, furibondo, affannoso, disperato. E come avrebbero sperato in un pari, gli assi verdeoro perduti: altro che estetica portata all'eccesso. Gli azzurri, quel pomeriggio, avevano dalla loro parte un fato amico, ma Eupalla, come Brera chiamava la dea che sovrintende alle cose calcistiche, aveva deciso di offrire ancora una possibilità ai brasiliani. Una sola, l'ultima.
'89. Sessanta secondi alla conclusione. I tifosi italiani non fiatavano, i tifosi avversari non fiatavano, increduli di fronte a quella imminente, rovinosa caduta: proprio noi, i migliori, i più granid, i più belli? Tacevano i tamburi, tacevano le trombe, non c'era più danza, in quell'ottantanovesimo minuto.
Un minuto, un solo minuto, fra il tutto e il niente.
Una punizione dalla sinistra, quasi all'altezza del vertice dell'area di rigore, a favore del Brasile. Alla battuta andò l'ala sinistra Eder. Un tipo particolare, dai molti gol e dalle molte donne. Su un braccio, brillava una cicatrice, ricordo della coltellata di un marito geloso. Eder possedeva un sinistro diabolico, carico di insidie e di effetti, potente. Si avvicinò al pallone nervoso. Aveva fretta, il tempo stava volando, rischiando di portarsi via i sogni, la coppa, le illusioni. L'area italiana era affollata come una spiaggia di Rimini, d'estate. Ansie, spinte, richiami, sudori, imprecazioni, preghiere, sospiri.
Entriamo dentro quell'89°. Eder sa che quello è il tiro decisivo: calciare in porta o buttare la palla nel mucchio? Eder vede arrivare dalle retrovie il difensore Oscar Bernardi. Alto, bello, biondo e di gentile aspetto, forte di testa. Oscar è di chiare origini italiane. Ecco, il colpo di scena. Un figlio di italiani a punire gli italiani. Una beffa cridele, all'ottantanovesimo minuto. Eder sorride. Eupalla si è allontanata solo per qualche attimo. Una semplice distrazione. Il cross dell'ala sinista con la cicatrice sul braccio è perfetto: una parabola che pare teleguidata sulla testa di Oscar Bernardi. Oscar è uno che di gol ne ha sempre segnati pochi: è il difensore centrale, di quelli che si devono occupare delle punte avanzate avversarie. E Paolo Rossi di dispiaceri glene ha già dati tre. Troppi per un brasiliano seppure di origini italiane. Osar vede arrivare quel pallone: ed è un fiore da raccogliere. Basta un gesto, un semplice gesto. In quell'area da bolgia infernale, lui si sente un angelo. La sua elevazione è, come dire, spirituale. L'impatto fronte-pallone è impeccabile. Nemmeno si sente il rumore. Una carezza. E quel pallone è destinato all'angolino basso, alla sinistra di Zoff. Come può arrivare quel portiere di 41 anni? l'89° segnerà anche il passo d'addio di quel campione. Oscar Bernardi osserva la sua conclusione che sta per gonfiare la rete e il cuore dei suoi connazionali. Tutti, in realtà, in quel preciso momento, stanno guardando quella conclusione e quel portiere di 41 anni: la gente davanti alla tv e la gente allo stadio, Bearzot dalla panchina, i poliziotti e i raccattapalle intorno al campo, i venditori di bibite e panini sugli spalti, persino le nuvole si sono fatte curiose. Le nuvole vanno e vengono, ma quella volta, per davvero, si fermano.
Zoff si tuffa sulla sua sinistra. Lui, che non amava tuffarsi. Oscar sta alzando le braccia al cielo, sicuro del gol. Ma le mani di Zoff (diventate, con la coppa in mano, un disegno di Guttuso) fermano il pallone. Sulla linea bianca. I brasiliani provano a urlare: "E' dentro, è dentro!".
Zoff si alza, fa segno di no con la testa. Il pallone tra le sue mani è un bambino che dorme, e sogna. Felice. L'Italia diventerà campione del mondo.
mercoledì 20 luglio 2011
Eventi
Tante cose sono successe dall'inizio di luglio: blues, scampagnate al mare, finali di campionato, nuovi autovelox in tangenziale, amici ritrovati, argentina e brasile fuori dalla coppa america, la manovra finanziaria che non taglia i costi della politica, intercettazioni... davvero un marasma di cose.
E in tutto questo “trambusto” si avvicina il giorno del mio 26° compleanno, che tra molte idee deve cercare di accontentare il più vasto numero di persone.
Oltre a questo è bene fare un brevissimo resoconto di cosa è stato il mio ultimo anno: lo valuto abbastanza positivamente, perché ho acquisito secondo me delle esperienze/conoscenze che mi saranno molto utili per un futuro decisamente in linea con le mie aspettative... certo c'è da migliorare, ma i risultati penso si vedranno a breve, una fra tante il lavoro, con l'esame di stato da preparare (tutto si giocherà nel mese di agosto, a seconda di come e quanto riuscirò a studiare).
Concludo con un ringraziamento a tutti quelli che conosco, che chi più chi meno contribuiscono a comporre il "mosaico" della mia vita.
Grazie a tutti!!
PS. Let's rock (cit.)
E in tutto questo “trambusto” si avvicina il giorno del mio 26° compleanno, che tra molte idee deve cercare di accontentare il più vasto numero di persone.
Oltre a questo è bene fare un brevissimo resoconto di cosa è stato il mio ultimo anno: lo valuto abbastanza positivamente, perché ho acquisito secondo me delle esperienze/conoscenze che mi saranno molto utili per un futuro decisamente in linea con le mie aspettative... certo c'è da migliorare, ma i risultati penso si vedranno a breve, una fra tante il lavoro, con l'esame di stato da preparare (tutto si giocherà nel mese di agosto, a seconda di come e quanto riuscirò a studiare).
Concludo con un ringraziamento a tutti quelli che conosco, che chi più chi meno contribuiscono a comporre il "mosaico" della mia vita.
Grazie a tutti!!
PS. Let's rock (cit.)
lunedì 18 luglio 2011
Solitudine o compagnia?
In questi ultimi due weekend mi sono soffermato molto a pensare su cosa sia meglio: rilassarmi da solo o passare le due giornate in compagnia di amici?
Io sono un amante della “chiusura” quindi come potete immaginare ho passato le ultime due settimane lontano da tutti.
Due settimane fa c'era il blues (ma anche tanto caldo): venerdì sera ho giocato a tennis con un mio amico (partita di merda) e poi mi sono avviato verso il mare, lasciando stare le “sirene” del gruppo che invece è stato ancorato ad uno degli eventi di maggiore appeal di Pistoia.
La conclusione è stata: io solo al mare (famiglia in vacanza e mia sorella in città)! E quando uno si ritrova solo scombussola tutto, soprattutto gli orari di routine (mi sono ritrovato a mangiare il pranzo dopo le 14,30 sia sabato che domenica)... per non parlare della sgranata di soli panzerotti fatta la sera.
Mi sono anche goduto la notte bianca del tonfano, dove lì sì che si sentiva della buona musica a 0 euro, con Radio Bruno che ha proposto i soliti Lost, Stadio, Sonohra, Noemi, Nek, Becucci, Grido... comunque sempre gente che “vende” nel panorama italiano.
Tra le altre cose ho rigiocato così tanto a pallavolo che era da tanto tempo che non mi divertivo così tanto.
Però sono arrivato a dirmi una cosa: sì, dei momenti di solitudine per staccare un po' dal mondo fa bene, ma non è che uno ci può prendere l'abitudine e vivere in definitiva in un mondo parallelo?
Perchè è vero che “La solitudine ci dà il piacere d'una grande compagnia: la nostra”, ma è anche vero questo...
“Cosa significa cercare solitudine? Liberarsi di molte cose, di qualcuno o di te stesso? In effetti hai scoperto che nella solitudine si genera il bisogno di nuova compagnia”.
PS: bada là che frasi che tiro fuori :)
Io sono un amante della “chiusura” quindi come potete immaginare ho passato le ultime due settimane lontano da tutti.
Due settimane fa c'era il blues (ma anche tanto caldo): venerdì sera ho giocato a tennis con un mio amico (partita di merda) e poi mi sono avviato verso il mare, lasciando stare le “sirene” del gruppo che invece è stato ancorato ad uno degli eventi di maggiore appeal di Pistoia.
La conclusione è stata: io solo al mare (famiglia in vacanza e mia sorella in città)! E quando uno si ritrova solo scombussola tutto, soprattutto gli orari di routine (mi sono ritrovato a mangiare il pranzo dopo le 14,30 sia sabato che domenica)... per non parlare della sgranata di soli panzerotti fatta la sera.
Mi sono anche goduto la notte bianca del tonfano, dove lì sì che si sentiva della buona musica a 0 euro, con Radio Bruno che ha proposto i soliti Lost, Stadio, Sonohra, Noemi, Nek, Becucci, Grido... comunque sempre gente che “vende” nel panorama italiano.
Tra le altre cose ho rigiocato così tanto a pallavolo che era da tanto tempo che non mi divertivo così tanto.
Però sono arrivato a dirmi una cosa: sì, dei momenti di solitudine per staccare un po' dal mondo fa bene, ma non è che uno ci può prendere l'abitudine e vivere in definitiva in un mondo parallelo?
Perchè è vero che “La solitudine ci dà il piacere d'una grande compagnia: la nostra”, ma è anche vero questo...
“Cosa significa cercare solitudine? Liberarsi di molte cose, di qualcuno o di te stesso? In effetti hai scoperto che nella solitudine si genera il bisogno di nuova compagnia”.
PS: bada là che frasi che tiro fuori :)
mercoledì 13 luglio 2011
Mezzi pubblici? Meglio la macchina!
SVENIMENTI E ATTACCHI DI PANICO. IN CARROZZA VIAGGIA L'APOCALISSE.
DA PISA A FIRENZE: UNA FOLLA STIPATA NEGLI SCOMPARTIMENTI BOLLENTI
Per essere puntuale, è puntuale. Arriva alle 20,32 spaccate, al binario 8 della stazione di Pisa centrale. Per essere puntuale è puntuale sì, solo che non è un treno: è un carro bestiame senza aria, senza logica e senza spazio con la gente in piedi che ha le guace sui vetri, le valigie che rotolano, le ciabatte che volano via negli equilibrismi vari e i piedi che si pestano. Ma è solo l'inizio. Perchè a Pisa centrale, al binario 8, la domenica sera, non ci sono una ventina di passeggieri in attesa. No, c'è il mondo. Tutti ad aspettare il regionale che in un'ora porta a Firenze Santa Maria Novella. E quel mondo, fatto di venditori ambulanti che tornano dalle spiagge, anziani che rientrano dal mare e fiorentini appena atterrati all'aereoporto Galilei, vuol salire per forza sopra “perchè sennò si torna a casa a mezzanotte”. Sicchè via, pigia. Tutti sopra. Comincia il manicomio. Spinte, insulti, sacchi che rotolano, porte che non si chiudono più.
Dall'esterno si preme, dentro si vocia “Basta, non si respira più”. Passano 12, 13 minuti. Non si partirà mica? Sì, si parte. In apnea. Un'anziana minuscola stretta tra un ragazzo di colore e la porta del bagno (chiuso con un fazzoletto) ha un mancamento. Le passano dell'acqua. Una ragazza sfiora l'attacco di panico: “Non c'è aria, ragazzi, non c'è aria...”. Tra uno scompartimento e l'altro, dove in cinque si sta già stretti, si schiacciano più di venti persone. Pontedera, il primo grande sbarco, sembra non arrivare mai. Dieci minuti, quindici, un caldo infernale, l'unica salvezza è lo spiraglio del finestrino. Un uomo armeggia alla porta scorrevole. Ci mette una vita ad aprirla, scavalca una valigia, travolge una donna, resta in piedi non si sa come e poi chiede del bagno. Lo guardano come un visionario “Magari – gli rispondono – se era aperto ci si metteva in tre a sedere sulla tazza”.
Il treno frena, una valigia scivola addosso a un bambino. Qualcuno prende le borse e le schiaccia contro il soffitto. Sembra una commedia ma non ride nessuno. Pontedera, finalmente. I ragazzi di colore scendono, in pochi salgono. Si sta un po' meglio, ma la situazione resta tesa. “Ci fanno anche pagare per questo schifo”, urla qualcuno. “It's incredible, incredible” sussurra un'americana al marito che le fa cenno di stare zitta. San Miniato, Empoli, Lastra. Ora si rifiata.
“Se il capotreno ha autorizzato la partenza vuol dire che non c'erano rischi per i passeggieri” fanno sapere da Ferrovie. Tutto nella norma dunque? “Sì, la domenica sera, a quell'ora e su quella tratta l'affollamento sul treno è fisiologico. Spesso la gente si accalca in alcune vetture ma non si rende conto che magari più avanti o più indietro c'è posto – ci spiegano ancora -. Chi torna dal mare in autostrada ci mette tre ore, ma non protesta. Il punto critico è tra Pisa e Pontedera, ma alla fine la corsa dura poco. Certo magari si sta in piedi, un po' pigiati, ma non è l'apocalisse”. Forse no ma, ci chiediamo, se qualcuno si fosse sentito male per davvero che sarebbe successo? Non esiste un controllo? Poco dopo le 21,30 il treno arriva a Firenze. “Stazione di Santa Maria Novella, fine della corsa” dice l'altoparlante. “Eh anche perchè più in là se Dio vole non si va”, scherza un anziano. E la tensione se ne va. Così è una domenica sera in treno da Pisa a Firenze.
DA PISA A FIRENZE: UNA FOLLA STIPATA NEGLI SCOMPARTIMENTI BOLLENTI
Per essere puntuale, è puntuale. Arriva alle 20,32 spaccate, al binario 8 della stazione di Pisa centrale. Per essere puntuale è puntuale sì, solo che non è un treno: è un carro bestiame senza aria, senza logica e senza spazio con la gente in piedi che ha le guace sui vetri, le valigie che rotolano, le ciabatte che volano via negli equilibrismi vari e i piedi che si pestano. Ma è solo l'inizio. Perchè a Pisa centrale, al binario 8, la domenica sera, non ci sono una ventina di passeggieri in attesa. No, c'è il mondo. Tutti ad aspettare il regionale che in un'ora porta a Firenze Santa Maria Novella. E quel mondo, fatto di venditori ambulanti che tornano dalle spiagge, anziani che rientrano dal mare e fiorentini appena atterrati all'aereoporto Galilei, vuol salire per forza sopra “perchè sennò si torna a casa a mezzanotte”. Sicchè via, pigia. Tutti sopra. Comincia il manicomio. Spinte, insulti, sacchi che rotolano, porte che non si chiudono più.
Dall'esterno si preme, dentro si vocia “Basta, non si respira più”. Passano 12, 13 minuti. Non si partirà mica? Sì, si parte. In apnea. Un'anziana minuscola stretta tra un ragazzo di colore e la porta del bagno (chiuso con un fazzoletto) ha un mancamento. Le passano dell'acqua. Una ragazza sfiora l'attacco di panico: “Non c'è aria, ragazzi, non c'è aria...”. Tra uno scompartimento e l'altro, dove in cinque si sta già stretti, si schiacciano più di venti persone. Pontedera, il primo grande sbarco, sembra non arrivare mai. Dieci minuti, quindici, un caldo infernale, l'unica salvezza è lo spiraglio del finestrino. Un uomo armeggia alla porta scorrevole. Ci mette una vita ad aprirla, scavalca una valigia, travolge una donna, resta in piedi non si sa come e poi chiede del bagno. Lo guardano come un visionario “Magari – gli rispondono – se era aperto ci si metteva in tre a sedere sulla tazza”.
Il treno frena, una valigia scivola addosso a un bambino. Qualcuno prende le borse e le schiaccia contro il soffitto. Sembra una commedia ma non ride nessuno. Pontedera, finalmente. I ragazzi di colore scendono, in pochi salgono. Si sta un po' meglio, ma la situazione resta tesa. “Ci fanno anche pagare per questo schifo”, urla qualcuno. “It's incredible, incredible” sussurra un'americana al marito che le fa cenno di stare zitta. San Miniato, Empoli, Lastra. Ora si rifiata.
“Se il capotreno ha autorizzato la partenza vuol dire che non c'erano rischi per i passeggieri” fanno sapere da Ferrovie. Tutto nella norma dunque? “Sì, la domenica sera, a quell'ora e su quella tratta l'affollamento sul treno è fisiologico. Spesso la gente si accalca in alcune vetture ma non si rende conto che magari più avanti o più indietro c'è posto – ci spiegano ancora -. Chi torna dal mare in autostrada ci mette tre ore, ma non protesta. Il punto critico è tra Pisa e Pontedera, ma alla fine la corsa dura poco. Certo magari si sta in piedi, un po' pigiati, ma non è l'apocalisse”. Forse no ma, ci chiediamo, se qualcuno si fosse sentito male per davvero che sarebbe successo? Non esiste un controllo? Poco dopo le 21,30 il treno arriva a Firenze. “Stazione di Santa Maria Novella, fine della corsa” dice l'altoparlante. “Eh anche perchè più in là se Dio vole non si va”, scherza un anziano. E la tensione se ne va. Così è una domenica sera in treno da Pisa a Firenze.
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