domenica 5 settembre 2010

Che tipo è chi sta al volante? Basta un'occhiata al baule

Il cucciolo di leone sotto anestesia, scambiato dagli agenti per un peluche, mi offre l'occasione di gettare un occhio nei bagagliai delle nostre macchine. Dimmi cosa c'è nel tuo baule e ti dirò... eccetera. Ma la prima osservazione è che non esiste il baule, non esisterebbe il cinquanta per cento dei thriller tv che ci sciroppiamo ogni sera, con relativo occultamento di cadaveri di mariti, mogli e amanti (così come non esisterebbe l'altro cinquanta per cento se nei cottages americani le finestre del primo piano non fossero a ghigliottina: si alza il vetro inferiore e si scavalca agevolmente mentre la vittima dorme. La logica vorrebbe che dopo la visione di un centinaio di questi gialli, si affermasse in America una fiorente industria di inferriate nonchè di tapparelle per nascondere gli amplessi, regolarmente spiati dai maniaci sessuali attraverso lievissime tendine. E forse qualche imprenditore ci ha provato pure ma è stato indimidito dalla più potente industria cinematografica che, come dicevo, temeva la crisi dell'intero filone poliziesco).

Torniamo al baule nei suoi aspetti più rilassanti, senza cadaveri. Baule come impronta digitale di ognuno di noi. Sappiamo che rovistando nel sacco dei rifiuti gettato nel cassonetto si potrebbero ricostruire il tenore di vita e le abitudini alimentari di ogni famiglia. Qualcosa di simile accade per il baule. Per esempio vi albergano oggetti che scandiscono l'alternarsi delle stagioni: le catene da neve che ci si ricorda di togliere solo quando si parte per il mare, o le pinne e il boccaglio che si rimuovono soltanto quando si parte per la settimana bianca. Sfida invece tutte le stagioni l'ombrello comprato per 5 euro in spiaggia sotto il sole di ferragosto da un vucumprà mezzo pazzo e mezzo genio.

Spesso si trova lì dentro anche la prova di una nostra sciocca abitudine. I fiori si dovrebbero guardare e fotografare là dove li ha seminati madre natura. Non si dovrebbero cogliere per metterli nel baule e lasciarveli marcire. Nei più civili paesi del nord chi strappa fiori si becca la multa che lo metterà in regola per sempre. Naturalmente nei bauli albergano non solo oggetti di reato. Le scarpe di pronto impiego, per esempio. Quelle da trekking, da calcetto, da infradito per piscina. E le calzature a punta con ipertacco che le donne in carriera calzano rapidamente quando parcheggiano e si sfilano le ballerine da frizione e accelleratore. Molto diffusa anche la scatola di scarpe piena di cd intergenerazionali, dal nonno al nipote.

Un tempo vivevano nel baule anche le racchette Maxima tenute in forma nel trapezio di legno sigillato con le grossi viti a farfalla. Adesso ci sono le racchette in carbonio, tugsteno, o vattelapesca che non si svergolano neanche sotto un trattore a cigoli. Qualcuno ci tiene anche la sacca con le mazze da golf. I golfisti sono persone deliziose quando le tratti singolarmente, ma se te li ritrovi a tavola non di rado ti emarginano brutalmente perchè parlano fra loro di handicap, ferro 3 e buca par 4 (questo per lo meno in Italia. In America sono andato felicemente a pranzo con golfisti che conversavano anche di cinema, Iraq, effetto serra).

In netto declino l'attrezzatura da picnic, tovaglie, stoviglie, thermos, polpettone e torta margherita. Oggi si va in cerca di agriturismi che ti servono il "vino della casa" dopo averlo travasato in caraffa dai cartoni del supermarket. Raro e inteligente il secchio di tenerla impermeabile per rifornimenti volanti (fino agli anni 60, immancabile il fiasco per cercar acqua dal contadino e rabboccare i radiatori fumanti, ancora inadeguati al respiro autostradale). Dimenticati in un angolo i corsetti arancione e fosforo che non si indossano mai quando si scende di notte. Spesso latitante un attrezzo obbligatorio: il triangolo catarinfrangente. Il perchè è semplice: l'abbiamo collocato alla distanza regolamentare dal nostro veicolo in panne e l'abbiamo lasciato là quando l'elettrauto ci ha fatto ripartire.

Non è raro che un baule puzzi di cagnuss perchè ci si tiene il plaid tutto impelluccato e sbavato, da stendere sul divanetto posteriore quando si porta in gita anche lui, labrador e chihuahua che sia. Nel bagagliaio spesso finiscono poi tutte quelle carte e documenti che si impilano sui sedili posteriori e che si sgombrano frettolosamente, destinazione baule, quando si fanno salire degli ospiti. Si ritrovano soltanto quando si cambia macchina e nel repulisti generale si scoprono mazzi di chiavi cercati per anni, rogiti notarili, documenti indispensabili alla nostra sopravvivenza, una vecchia edizione di Joseph Roth scovata in una bancarella, affettuosi portafortuna scomparsi di cui si è andati inutilmente alla caccia infilando le mani nelle fessure delle poltrone. Morale: mai sistemare "momentaneamente" una cosa importante nel baule. Non posso chiudere questa panoramica sui nostri bagagli senza un reverente omaggio ai bauli verdi borchiati in ottone, anni trenta, che venivano sostenuti da camerieri in giacca di rigatino e agganciati con grosse fibbie di cuoio sul retro delle Isotta Fraschini e delle Buick dalle gomme bianche. Costudivano i frak, le cappelliere, le vesti corte da fox trop, le parures d'oro e di platino, insomma le follie del Grande Gatsby.

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