In questi giorni ho letto sulla stampa degli interventi relativi agli indici ISEE. S tratta di un grosso problema. Già due anni fa presentai in commissione una proposta per il regolamento dei servizi sociali per le persone con disabilità. Perché se la questione è grave per i cosiddetti “normodotati”, figuriamoci per un disabile. E’ un tema che va affrontato e che non si può più accantonare.
Ormai la nostra società sta cambiando, i poveri aumentano, e bisogna studiare una nuova politica che vada incontro a queste nuove esigenze. Intanto si potrebbe aggiornare e rivedere il regolamento Isee , secondo il quale oggi è praticamente impossibile ottenere un aiuto. Troppi sono i paletti, troppo basso è l’indice, e soprattutto il riferimento temporale dell’anno precedente è sbagliato.
Mi sono trovata a cercare aiuto per persone che avevano perso il lavoro di punto in bianco, e quindi non ricevevano più lo stipendio che percepivano l’anno prima: di fatto rientravano nella categoria degli aventi diritto al contributo, ma dovendo presentare la denuncia dei redditi dell’anno prima in cui lavoravano, non avevano diritto a niente.
Bisogna tener conto del cambiamento del panorama socio-economico e del nuovo scenario del lavoro.
Giusto il quoziente familiare, come si dice da più parti e come noi stessi sosteniamo, ma ricordiamoci degli anziani. Spesso l’anziano ormai vive solo, magari è parzialmente invalido se non del tutto, ma poiché è solo, non fa punteggio e quindi non ha diritto ad alcun contributo. Così per ironia della sorte, oltre che sentirsi abbandonato perché non ha il conforto della famiglia, non ha neanche un aiuto economico. Il futuro sarà pieno di anziani o vecchi, soli, con problemi di autosufficienza.
Non si può non tenerne conto.
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