In questi giorni ho letto sulla stampa degli interventi relativi agli indici ISEE. S tratta di un grosso problema. Già due anni fa presentai in commissione una proposta per il regolamento dei servizi sociali per le persone con disabilità. Perché se la questione è grave per i cosiddetti “normodotati”, figuriamoci per un disabile. E’ un tema che va affrontato e che non si può più accantonare.
Ormai la nostra società sta cambiando, i poveri aumentano, e bisogna studiare una nuova politica che vada incontro a queste nuove esigenze. Intanto si potrebbe aggiornare e rivedere il regolamento Isee , secondo il quale oggi è praticamente impossibile ottenere un aiuto. Troppi sono i paletti, troppo basso è l’indice, e soprattutto il riferimento temporale dell’anno precedente è sbagliato.
Mi sono trovata a cercare aiuto per persone che avevano perso il lavoro di punto in bianco, e quindi non ricevevano più lo stipendio che percepivano l’anno prima: di fatto rientravano nella categoria degli aventi diritto al contributo, ma dovendo presentare la denuncia dei redditi dell’anno prima in cui lavoravano, non avevano diritto a niente.
Bisogna tener conto del cambiamento del panorama socio-economico e del nuovo scenario del lavoro.
Giusto il quoziente familiare, come si dice da più parti e come noi stessi sosteniamo, ma ricordiamoci degli anziani. Spesso l’anziano ormai vive solo, magari è parzialmente invalido se non del tutto, ma poiché è solo, non fa punteggio e quindi non ha diritto ad alcun contributo. Così per ironia della sorte, oltre che sentirsi abbandonato perché non ha il conforto della famiglia, non ha neanche un aiuto economico. Il futuro sarà pieno di anziani o vecchi, soli, con problemi di autosufficienza.
Non si può non tenerne conto.
martedì 28 settembre 2010
sabato 25 settembre 2010
Estate 2010
Dopo tanto trafficare con il computer (precisamente con movie maker) sono riuscito a partorire il video dell'estate di quest'anno... di sicuro interesserà a pochi, ma almeno il mixaggio della musica può rendere piacevole questo video.
venerdì 24 settembre 2010
E' tornato dallo spazio
E' tornato annozero, ma soprattuto è tornato quello che fa impennare veramente lo share del programma, Vauro.
domenica 19 settembre 2010
La crisi nera in Costa Smeralda
Purtroppo siamo in un periodo di crisi globale, dove nessuno è risparmiato... anche in Costa Smeralda c'è la crisi (per così dire).
venerdì 17 settembre 2010
Cimitero islamico: sì, ma con polemiche
Il Consiglio comunale ha pronunciato il suo primo "sì" alla nascita di un cimitero islamico in città. Il voto è avvenuto nella seduta del 15 settembre, nell'ambito della discussione sul progetto per l'allargamento del camposanto comunale. Il piano presentato dall'assessore all'edilizia cimiteriale prevede un ampliamento totale di alcune migliaia di metri quadri. Più o meno 2mila e 500 potrebbero essere riservati ai defunti di fede musulmana. Il condizionale è ancora d'obbligo, visto che il Consiglio comunale potrebbe tornare a pronunciarsi su quest'aspetto specifico del piano, una volta definito il progetto esecutivo.
"E' il minimo che si possa fare - dice il capogruppo di Forza Italia, Alessio Bartolomei, il più battagliero sulla questione - Così come progettato, quello pistoiese sarebbe il cimitero islamico più grande d'Italia, perfino più di quello di Torino, dove i musulmani sono ovviamente molti di più. Pertanto, comunque la si pensi, non è possibile che questa scelta venga gestita alla chetichella dalla Giunta senza ascoltare la città. Se ciò dovesse avvenire - dice Bartolomei - ricorreremo a un referendum fra i pistoiesi". Il progetto di ampliamento generale è stato approvato con i 21 voti favorevoli del centrosinistra, le astensioni del gruppo Verdi-Arcobaleno e il voto contrerio di Udc-Pdl. Assente la rappresentante della Lega Nord.
L'idea di riservare uno spazio agli islamici, anticipato a luglio dal nostro giornale ("La Nazione"), sta facendo discutere la città. La comunità nusulmana, composta per lo più da nordafricani, lo chiede, senza successo, da diversi anni. "Siamo costretti a tumulare i nostri morti nella loro terra di origine con costi che spesso sfiorano i 5 mila euro" è stato detto da alcuni esponenti. L'oggetto del contendere è solo in parte il cimitero islamico. Fra i principali motivi di polemica il "divisorio" che gli islamici chiedono per differenziare le tombe con quelle dei cristiani. "Non si deve necessariamente costruire un muro - hanno fatto sapere gli esponenti della comunità islamica - basta soltanto una separazione fatta di alberi". Questo aspetto sarà messo a punto soltanto in un secondo momento. Intanto, l'assessore Paolo Lattari difende l'idea che ha portato ieri in Consiglio "Nella zona ovest, dopo l'ampliamento, gli uffici tecnici hanno elaborato anche uno spazio dedicato alle sepolture di altre professioni religiose, perchè ogni religione ha le sue usanze e le sue tecniche di sepoltura. In una società multietnica è normale che questo avvenga, non dimentichiamoci che si è pensato anche agli spazi di sepoltura per gli animali".
A difendere la possibilità della nascita di un cimitero islamico, anche la Camera del lavoro. Siamo contrari alla realizzazione di un cimitero islamico separato, ma favorevoli alla realizzazione all'interno del cimitero civico esistente, di una sezione riservata alle sepolture con rito islamico e accessibile a tutti - ha detto Fabio Capponi della segreteria provinciale Cgil e responsabile dei settori stranieri e immigrazione della Camera del lavoro -. Una sezione che consenta ai credenti di poter celebrere i propri morti secondo il rito dettato dalla propria confessione che prevede, per esempio, che la testa del defunto sia rivolta verso La Mecca.
"E' il minimo che si possa fare - dice il capogruppo di Forza Italia, Alessio Bartolomei, il più battagliero sulla questione - Così come progettato, quello pistoiese sarebbe il cimitero islamico più grande d'Italia, perfino più di quello di Torino, dove i musulmani sono ovviamente molti di più. Pertanto, comunque la si pensi, non è possibile che questa scelta venga gestita alla chetichella dalla Giunta senza ascoltare la città. Se ciò dovesse avvenire - dice Bartolomei - ricorreremo a un referendum fra i pistoiesi". Il progetto di ampliamento generale è stato approvato con i 21 voti favorevoli del centrosinistra, le astensioni del gruppo Verdi-Arcobaleno e il voto contrerio di Udc-Pdl. Assente la rappresentante della Lega Nord.
L'idea di riservare uno spazio agli islamici, anticipato a luglio dal nostro giornale ("La Nazione"), sta facendo discutere la città. La comunità nusulmana, composta per lo più da nordafricani, lo chiede, senza successo, da diversi anni. "Siamo costretti a tumulare i nostri morti nella loro terra di origine con costi che spesso sfiorano i 5 mila euro" è stato detto da alcuni esponenti. L'oggetto del contendere è solo in parte il cimitero islamico. Fra i principali motivi di polemica il "divisorio" che gli islamici chiedono per differenziare le tombe con quelle dei cristiani. "Non si deve necessariamente costruire un muro - hanno fatto sapere gli esponenti della comunità islamica - basta soltanto una separazione fatta di alberi". Questo aspetto sarà messo a punto soltanto in un secondo momento. Intanto, l'assessore Paolo Lattari difende l'idea che ha portato ieri in Consiglio "Nella zona ovest, dopo l'ampliamento, gli uffici tecnici hanno elaborato anche uno spazio dedicato alle sepolture di altre professioni religiose, perchè ogni religione ha le sue usanze e le sue tecniche di sepoltura. In una società multietnica è normale che questo avvenga, non dimentichiamoci che si è pensato anche agli spazi di sepoltura per gli animali".
A difendere la possibilità della nascita di un cimitero islamico, anche la Camera del lavoro. Siamo contrari alla realizzazione di un cimitero islamico separato, ma favorevoli alla realizzazione all'interno del cimitero civico esistente, di una sezione riservata alle sepolture con rito islamico e accessibile a tutti - ha detto Fabio Capponi della segreteria provinciale Cgil e responsabile dei settori stranieri e immigrazione della Camera del lavoro -. Una sezione che consenta ai credenti di poter celebrere i propri morti secondo il rito dettato dalla propria confessione che prevede, per esempio, che la testa del defunto sia rivolta verso La Mecca.
lunedì 13 settembre 2010
Più variabile del tempo
Ormai sono più alterno delle luci ad intermittenza... un po' come il tempo che d'ora in avanti si preannuncia più che variabile (visto che è autunno).
In ufficio c'è stato il tecnico che doveva riconfigurare il server e dopo una mattinata con i computer initilizzabili si torna tutti a casa e, quando si ritorna in ufficio ovviamente il computer che ha i maggiori problemi è il mio... problemi risolti soltanto stamatina.
Non è che sono rimasto con le mani in mano... avevo solo dei problemi iniziali per entrare nel programma che uso per la contabilità (risolto giovedì stesso per telefono) e poi solo dei problemi di stampa... che tra l'altro avevano "chiuso le porte" alla stampante ad aghi (la mia) che ha già detto che dovrà scomparire nell'arco di un anno, scatenando l'ira del mio "capo", visto che per stampare i mastrini (non sto a spiegare cosa sono in questo post) di alcune ditte ci vorrebbero 5-6 risme di fogli (ai quali andrebbe aggiunto il costo del toner).
Comunque... fine settimana bello ma niente mare; siamo ritornati al rituale calcetto del sabato e alla solita domenica calcistica, condita da una sempre buon cena al Buongustaio.
Comunque c'è chi se l'è passata peggio... io non c'ero alla scena, ma vi riporto un "articolo" di chi la scena se l'è gustata ben benino.
"Il metascherzo. Per uno scherzo oltre la burla
Signori, vi prego di considerare quello avvenuto il 12-09-2010 non solamente un banale e comune scherzo.
E' stata in primo luogo una grande riflessione sulla bvrla e svi meccanismi dell'vmorismo.
Partendo da uno scherzo un po'caciarone , una volgare spiettata di clacson che avrebbe condannato il povero Alberto ad una notte con tutti i cuccioli del canile, è nato l'esperimento per eccellenza sull'umorismo.
Immaginiamo cosa potrebbe succedere se ,dopo tale scherzo, parte il messaggio " A casa mia non ci venite più sia ben chiaro".
I nostri amici potrebbero semplicemente tornare a casa con la coda tra le gambe e qualche minuto di risata all'attivo; ma non accontentandosi parte un messaggio intriso di candore ,dal cellulare del Cerri ,("Perché?") e dal sapore di pernacchia.
"Così imparate a suonare il clacson" è la pronta, saggia e bilanciata risposta.
Qui l'umorismo di solito getterebbe le armi a terra e lo scherzo finirebbe. Ecco invece che comincia il grottesco, e si comincia a pensare in primo luogo alla filosofia del preparare burle, ad un'idea pirandelliana dello scherzo.
Lo scherzo durante il sonno è possibile, ma sarebbe solo uno dei tanti ed oltretutto verrebbe probabilmente scoperto vista la prevedibilità dell'idea. Già è proprio la predibilità dello scherzo il tema di questo episodio, la colonna portante di tutta quella farsa messa in piedi: sarà uno scherzo in cui ognuno già conosce la sua parte e la recita, in modo perfetto, monotono e nonostante tutto divertente; grande comicità, come Tom&Jerry o Willie Coyote e Beep beep: si sa già cosa succederà, ma nonostante tutto si ride.
E così viene gettata la lenza senza il verme: Lucchesi fa nascere l'idea di mandare un messaggio ad Alberto, facendo finta di volerlo mandare a Vannucchi; un messaggio che è una lettera fra congiurati, il segnale di inizio dello scherzo.
"Luca, vieni al campino che si vuole fare lo scherzo al Maffo".
E qui tutti sono con il fiato sospeso: il pesce sbarberà amo, piombi e lenza così per divertimento, credendo che non ci sia alcun pescatore dietro che abbia potuto mettere il verme, o un errore così marchiano suonerà strano ed il pesce non abboccherà? Eppure in questo scherzo c'è l'esatta consapevolezza di come agirà la preda, sembra tutto governato da forze ineluttabili cui i nostri protagonisti non possono sottrarsi, anche se possono prevedere gli esiti.
Quando arriva un messaggio, nessuno fiata. "Grazie per il consiglio." Ami, piombi, lenza, galleggiante, mulinello, canna e anche lo sgabello del pescatore.Ma i nostri prodi Sampei sanno che ciò che ha abboccato tiene l'amo in bocca senza trapassarsi, pronto a mollare tutto al primo segnale per attaccare il pescatore che entra in acqua.
Le macchine sono lasciate lontano dalla casa, sul Viale Adua o all'imbocco della via, e le manovre di avvicinamento sono un classico: si passa dal vivaio davanti alla casa, da dove si ha una visione perfetta dell'aia senza essere visti.
C'è una luce in cucina, con le persiane chiuse, dove prima era buio: ci sta aspettando; c'è chi vede una tenda, chi qualcuno che scruta, ma è oramai chiaro che i cacciatori sono dentro la tana e possono essere preda. Il confine tra il mangiare e l'essere mangiato è estremamente labile, solo la prontezza di riflessi e l'estro decreteranno chi vince e chi soccombe.
Il Fanta ha l'idea del secolo e tira un pallone in mezzo all'aia con forza.
Ed accade tutto quello che i nostri amici si erano aspettati, il copione è rispettato, le previsioni giuste, le maschere non sono uscite dal ruolo consueto, tutto è ricondotto all'ordine: la persiana si apre e la testa esce a scrutare i dintorni.
Ora il predatore sa che i cacciatori sono nel suo territorio, con una luce spenta è subito fuori di casa e resta solo da darsela a gambe tra le piante per riportare la pellaccia a casa.
Se oggi sono qui a raccontare questa storia, beh, provate a dire chi cel'ha fatta.
Chiamatemi Ismaele."
In ufficio c'è stato il tecnico che doveva riconfigurare il server e dopo una mattinata con i computer initilizzabili si torna tutti a casa e, quando si ritorna in ufficio ovviamente il computer che ha i maggiori problemi è il mio... problemi risolti soltanto stamatina.
Non è che sono rimasto con le mani in mano... avevo solo dei problemi iniziali per entrare nel programma che uso per la contabilità (risolto giovedì stesso per telefono) e poi solo dei problemi di stampa... che tra l'altro avevano "chiuso le porte" alla stampante ad aghi (la mia) che ha già detto che dovrà scomparire nell'arco di un anno, scatenando l'ira del mio "capo", visto che per stampare i mastrini (non sto a spiegare cosa sono in questo post) di alcune ditte ci vorrebbero 5-6 risme di fogli (ai quali andrebbe aggiunto il costo del toner).
Comunque... fine settimana bello ma niente mare; siamo ritornati al rituale calcetto del sabato e alla solita domenica calcistica, condita da una sempre buon cena al Buongustaio.
Comunque c'è chi se l'è passata peggio... io non c'ero alla scena, ma vi riporto un "articolo" di chi la scena se l'è gustata ben benino.
"Il metascherzo. Per uno scherzo oltre la burla
Signori, vi prego di considerare quello avvenuto il 12-09-2010 non solamente un banale e comune scherzo.
E' stata in primo luogo una grande riflessione sulla bvrla e svi meccanismi dell'vmorismo.
Partendo da uno scherzo un po'caciarone , una volgare spiettata di clacson che avrebbe condannato il povero Alberto ad una notte con tutti i cuccioli del canile, è nato l'esperimento per eccellenza sull'umorismo.
Immaginiamo cosa potrebbe succedere se ,dopo tale scherzo, parte il messaggio " A casa mia non ci venite più sia ben chiaro".
I nostri amici potrebbero semplicemente tornare a casa con la coda tra le gambe e qualche minuto di risata all'attivo; ma non accontentandosi parte un messaggio intriso di candore ,dal cellulare del Cerri ,("Perché?") e dal sapore di pernacchia.
"Così imparate a suonare il clacson" è la pronta, saggia e bilanciata risposta.
Qui l'umorismo di solito getterebbe le armi a terra e lo scherzo finirebbe. Ecco invece che comincia il grottesco, e si comincia a pensare in primo luogo alla filosofia del preparare burle, ad un'idea pirandelliana dello scherzo.
Lo scherzo durante il sonno è possibile, ma sarebbe solo uno dei tanti ed oltretutto verrebbe probabilmente scoperto vista la prevedibilità dell'idea. Già è proprio la predibilità dello scherzo il tema di questo episodio, la colonna portante di tutta quella farsa messa in piedi: sarà uno scherzo in cui ognuno già conosce la sua parte e la recita, in modo perfetto, monotono e nonostante tutto divertente; grande comicità, come Tom&Jerry o Willie Coyote e Beep beep: si sa già cosa succederà, ma nonostante tutto si ride.
E così viene gettata la lenza senza il verme: Lucchesi fa nascere l'idea di mandare un messaggio ad Alberto, facendo finta di volerlo mandare a Vannucchi; un messaggio che è una lettera fra congiurati, il segnale di inizio dello scherzo.
"Luca, vieni al campino che si vuole fare lo scherzo al Maffo".
E qui tutti sono con il fiato sospeso: il pesce sbarberà amo, piombi e lenza così per divertimento, credendo che non ci sia alcun pescatore dietro che abbia potuto mettere il verme, o un errore così marchiano suonerà strano ed il pesce non abboccherà? Eppure in questo scherzo c'è l'esatta consapevolezza di come agirà la preda, sembra tutto governato da forze ineluttabili cui i nostri protagonisti non possono sottrarsi, anche se possono prevedere gli esiti.
Quando arriva un messaggio, nessuno fiata. "Grazie per il consiglio." Ami, piombi, lenza, galleggiante, mulinello, canna e anche lo sgabello del pescatore.Ma i nostri prodi Sampei sanno che ciò che ha abboccato tiene l'amo in bocca senza trapassarsi, pronto a mollare tutto al primo segnale per attaccare il pescatore che entra in acqua.
Le macchine sono lasciate lontano dalla casa, sul Viale Adua o all'imbocco della via, e le manovre di avvicinamento sono un classico: si passa dal vivaio davanti alla casa, da dove si ha una visione perfetta dell'aia senza essere visti.
C'è una luce in cucina, con le persiane chiuse, dove prima era buio: ci sta aspettando; c'è chi vede una tenda, chi qualcuno che scruta, ma è oramai chiaro che i cacciatori sono dentro la tana e possono essere preda. Il confine tra il mangiare e l'essere mangiato è estremamente labile, solo la prontezza di riflessi e l'estro decreteranno chi vince e chi soccombe.
Il Fanta ha l'idea del secolo e tira un pallone in mezzo all'aia con forza.
Ed accade tutto quello che i nostri amici si erano aspettati, il copione è rispettato, le previsioni giuste, le maschere non sono uscite dal ruolo consueto, tutto è ricondotto all'ordine: la persiana si apre e la testa esce a scrutare i dintorni.
Ora il predatore sa che i cacciatori sono nel suo territorio, con una luce spenta è subito fuori di casa e resta solo da darsela a gambe tra le piante per riportare la pellaccia a casa.
Se oggi sono qui a raccontare questa storia, beh, provate a dire chi cel'ha fatta.
Chiamatemi Ismaele."
giovedì 9 settembre 2010
La magia delle azioni minime
Come anticipato ieri, vi riporto un altro brano di Raffaele Morelli dal libro "Le piccole cose che cambiano la vita"... in questo pezzo si sottolinea come i pensieri sono la causa dei nostri disagi e delle nostre preoccupazioni.
" Perchè i dolori durano? Perchè siamo pieni di intenzioni, pieni di intenzioni...
I chassidim ebraici insegnano che quanto più le nostre intenzioni diventano forti, tanto più la nostra anima rischia di ammalarsi: "Come si ammala l'anima? Quando pensiamo, parliamo e agiamo, intenzionalmente, in modo contrario all'inclinazione naturale di un'anima sana, noi ne provochiamo il deperimento".
Ti sei mai chiesto come mai tutto è possibile per i bambini? Vuoi che sia così anche per te? Osserva un bambino quando gioca. Lui è lì nelle cose che fa, è lì, non ha un progetto, non ha intenzioni, non si domanda "Sarò un buon bambino? Starò giocando bene?", non si sta chiedendo "E' il gioco giusto da fare oggi?".
Sei tu, adulto, che cerchi di mettergli in testa queste cose. Lui è presente all'azione e basta. E tu devi fare lo stesso.
Il bambino è in un altro stato della mente, e noi adulti dobbiamo imparare da lui come si fa.
Plotino riflette sulla relazione che esiste tra l'essere presenti a se stessi e la felicità dell'anima: "La felicità è uno stato che esiste tutto nel presente (...) Il ricordo della felicità non importa affatto, essa non consiste in un discorso che si sviluppa, ma in uno stato. Ora, lo stato esiste nel presente ed anche è l'atto della vita".
Quindi io devo essere lì, non devo risolvere i problemi, io devo essere lì, lì!
Un tempo le donne ricamavano. E mentre ricamavano parlavano, si raccontavano tutto, s'incantavano. Solo con "il ricamo" ti incanti: fai lo stesso gesto, non lo modifichi per ore e ora, fino a che - raccontano molte donne - senza rendersene conto raggiungevano l'orgasmo.
Quindi l'orgasmo non nasceva per via genitale, ma da un atteggiamento mentale.
Un altro esempio interessante viene osservando una donna dopo la fecondazione. Durante le prime settimane, non si accorge neppure di essere incinta, se ne accorge solo nel tempo, da alcuni segnali: il seno gonfio, le mestruazioni che non vengono... Si tratta di segnali "indiretti", non c'è una voce interna che annuncia "sei gravida". Non c'è! E in più, per tutta la gravidanza, la donna di questo grande evento spesso quasi non se ne accorge. Segno, quindi, che un grande evento così possiamo solo accompagnarlo. Essere presenti e accompagnarlo.
Non dobbiamo fare nulla o, al massimo, possiamo "covare" noi stessi, sì, come fanno i volatili. Essere presenti e consapevoli.
Il cervello ha bisogno di presenza, il cervello ha bisogno della nostra presenza. Quando ci diciamo "i dolori non mi passano", è perchè non siamo presenti; altrimenti passerebbero subito.
Invece, incominciamo a ripeterci: "Come? Una donna come me è stata lasciata dal marito? Impossibile!...". E ci lamentiamo, inveiamo, ci disperiamo. E siccome la parola "feconda" il cervello, noi fissiamo queste parole, e nel tempo creiamo e ci portiamo in giro una persona che non esiste. L'abbiamo creata noi, ma non esiste, non c'è mai stata!
C'è un'unica cosa da fare: tre-quattro volte al giorno bisogna essere presenti alle "azioni minime".
Se sei presente nelle azioni minime, si sprigiona una luce sconosciuta.
Il bambino pensa che la magia dipenda dal fatto che una luce sconosciuta è capace di produrre fatti prodigiosi.
Quante volte ci è accaduto che ci chiamasse proprio chi cercavamo, o incontrassimo ciò di cui avevamo bisogno. Se fossimo stati attenti ci saremmo chiesti come era potuto avvenire, e ci saremmo accorti che, in quei frangenti, avevamo la mente vuota. Così hanno detto i Saggi.
Dobbiamo toglierci dalla testa l'idea che le cose si realizzano con sforzo e fatica; la fatica misura solo la nostra resistenza. La fatica non produce niente...
Il cervello ha bisogno che tu osservi il disagio, poi, automaticamente, lo corregge lui.
Quindi, bisogna che io sia presente e che non pensi. Ed è così che nell'azione minima arriva la pace, perchè sei "seduto sull'eternità". Perchè non disturbi con il pensiero ciò che naturalmente sarebbe così.
Quando arriva un dolore, qualsiasi dolore, io devo solamente "illuminarlo" con il mio sguardo. Se ho paura che il dolore mi annienti è perchè non lo sto guardando, perchè insisto a dare spiegazioni, a giudicare, a commentare. Queste sono le cose da non fare.
"Lui mi abbandona, è un disgraziato, se non torna da me morirò..." No, così non ce la puoi fare! Io sto male, questo è il mio dolore, io lo osservo, non che cosa lo causa. E non penso a nulla... I miei pensieri sono solo un nemico da allontanare!
In genere come si pensa di ritrovare se stessi?
Attraverso i propri pensieri.
Li ripassiamo di continuo: quanti soldi ho in banca, la casa da sistemare, le mie abitudini, i miei ragionamenti, le teorie in cui mi riconosco... In sintesi, io mi convinco di essere quello che sono stato in passato. Ma come farò a cambiare se il mio passato è sempre con me?
Se noi fossimo solo i nostri pensieri non ce la potremmo fare! Nessuno ce la può fare.
Dobbiamo aver sempre presente che eravamo una cellula fecondata, uno spermatozoo o un ovulo. Questo siamo: uno spermatozoo che è entrato in un ovulo, oggi come allora.
Non è cambiato niente, niente. Dobbiamo ricordarci che quella cellula fecondata ha fatto operazioni di una complessità sconvolgente. Quindi, non è da un pensiero che siamo stati creati, e non è stato con i pensieri che si è formata la nostra vita.
Quindi, io non sono i miei pensieri.
I miei pensieri mi danno l'illusione di esistere nei ricordi del passato, di esistere nei progetti per il futuro. Ma quelli non siamo noi, non siamo noi!
Quindi la partita, la vera partita della vita è sapere che noi non siamo i nostri pensieri. Anzi, il pensiero è un vero, grande inganno!
Nietzsche, per spiegare i limiti del pensiero e della razionalità, ci propone come metafora un'antichissima favola romantica: "Noi nani inteligenti, con la nostra volontà e con i nostri fini, veniamo molestati da stupidi, arcistupidi giganti, i casi, gettati a terra dalla loro corsa, spesso calpestati a morte, ma nonostante tutto ciò, non vorremmo rimanere senza la terribile poesia di questa vicinanza, poichè questi mostri giungono spesso quando la vita nella tela di ragno dei fini è diventata troppo noiosa o troppo angustiosa e ci offrono un sublime diversivo per il fatto che la loro mano lacera l'intera ragnatela"."
" Perchè i dolori durano? Perchè siamo pieni di intenzioni, pieni di intenzioni...
I chassidim ebraici insegnano che quanto più le nostre intenzioni diventano forti, tanto più la nostra anima rischia di ammalarsi: "Come si ammala l'anima? Quando pensiamo, parliamo e agiamo, intenzionalmente, in modo contrario all'inclinazione naturale di un'anima sana, noi ne provochiamo il deperimento".
Ti sei mai chiesto come mai tutto è possibile per i bambini? Vuoi che sia così anche per te? Osserva un bambino quando gioca. Lui è lì nelle cose che fa, è lì, non ha un progetto, non ha intenzioni, non si domanda "Sarò un buon bambino? Starò giocando bene?", non si sta chiedendo "E' il gioco giusto da fare oggi?".
Sei tu, adulto, che cerchi di mettergli in testa queste cose. Lui è presente all'azione e basta. E tu devi fare lo stesso.
Il bambino è in un altro stato della mente, e noi adulti dobbiamo imparare da lui come si fa.
Plotino riflette sulla relazione che esiste tra l'essere presenti a se stessi e la felicità dell'anima: "La felicità è uno stato che esiste tutto nel presente (...) Il ricordo della felicità non importa affatto, essa non consiste in un discorso che si sviluppa, ma in uno stato. Ora, lo stato esiste nel presente ed anche è l'atto della vita".
Quindi io devo essere lì, non devo risolvere i problemi, io devo essere lì, lì!
Un tempo le donne ricamavano. E mentre ricamavano parlavano, si raccontavano tutto, s'incantavano. Solo con "il ricamo" ti incanti: fai lo stesso gesto, non lo modifichi per ore e ora, fino a che - raccontano molte donne - senza rendersene conto raggiungevano l'orgasmo.
Quindi l'orgasmo non nasceva per via genitale, ma da un atteggiamento mentale.
Un altro esempio interessante viene osservando una donna dopo la fecondazione. Durante le prime settimane, non si accorge neppure di essere incinta, se ne accorge solo nel tempo, da alcuni segnali: il seno gonfio, le mestruazioni che non vengono... Si tratta di segnali "indiretti", non c'è una voce interna che annuncia "sei gravida". Non c'è! E in più, per tutta la gravidanza, la donna di questo grande evento spesso quasi non se ne accorge. Segno, quindi, che un grande evento così possiamo solo accompagnarlo. Essere presenti e accompagnarlo.
Non dobbiamo fare nulla o, al massimo, possiamo "covare" noi stessi, sì, come fanno i volatili. Essere presenti e consapevoli.
Il cervello ha bisogno di presenza, il cervello ha bisogno della nostra presenza. Quando ci diciamo "i dolori non mi passano", è perchè non siamo presenti; altrimenti passerebbero subito.
Invece, incominciamo a ripeterci: "Come? Una donna come me è stata lasciata dal marito? Impossibile!...". E ci lamentiamo, inveiamo, ci disperiamo. E siccome la parola "feconda" il cervello, noi fissiamo queste parole, e nel tempo creiamo e ci portiamo in giro una persona che non esiste. L'abbiamo creata noi, ma non esiste, non c'è mai stata!
C'è un'unica cosa da fare: tre-quattro volte al giorno bisogna essere presenti alle "azioni minime".
Se sei presente nelle azioni minime, si sprigiona una luce sconosciuta.
Il bambino pensa che la magia dipenda dal fatto che una luce sconosciuta è capace di produrre fatti prodigiosi.
Quante volte ci è accaduto che ci chiamasse proprio chi cercavamo, o incontrassimo ciò di cui avevamo bisogno. Se fossimo stati attenti ci saremmo chiesti come era potuto avvenire, e ci saremmo accorti che, in quei frangenti, avevamo la mente vuota. Così hanno detto i Saggi.
Dobbiamo toglierci dalla testa l'idea che le cose si realizzano con sforzo e fatica; la fatica misura solo la nostra resistenza. La fatica non produce niente...
Il cervello ha bisogno che tu osservi il disagio, poi, automaticamente, lo corregge lui.
Quindi, bisogna che io sia presente e che non pensi. Ed è così che nell'azione minima arriva la pace, perchè sei "seduto sull'eternità". Perchè non disturbi con il pensiero ciò che naturalmente sarebbe così.
Quando arriva un dolore, qualsiasi dolore, io devo solamente "illuminarlo" con il mio sguardo. Se ho paura che il dolore mi annienti è perchè non lo sto guardando, perchè insisto a dare spiegazioni, a giudicare, a commentare. Queste sono le cose da non fare.
"Lui mi abbandona, è un disgraziato, se non torna da me morirò..." No, così non ce la puoi fare! Io sto male, questo è il mio dolore, io lo osservo, non che cosa lo causa. E non penso a nulla... I miei pensieri sono solo un nemico da allontanare!
In genere come si pensa di ritrovare se stessi?
Attraverso i propri pensieri.
Li ripassiamo di continuo: quanti soldi ho in banca, la casa da sistemare, le mie abitudini, i miei ragionamenti, le teorie in cui mi riconosco... In sintesi, io mi convinco di essere quello che sono stato in passato. Ma come farò a cambiare se il mio passato è sempre con me?
Se noi fossimo solo i nostri pensieri non ce la potremmo fare! Nessuno ce la può fare.
Dobbiamo aver sempre presente che eravamo una cellula fecondata, uno spermatozoo o un ovulo. Questo siamo: uno spermatozoo che è entrato in un ovulo, oggi come allora.
Non è cambiato niente, niente. Dobbiamo ricordarci che quella cellula fecondata ha fatto operazioni di una complessità sconvolgente. Quindi, non è da un pensiero che siamo stati creati, e non è stato con i pensieri che si è formata la nostra vita.
Quindi, io non sono i miei pensieri.
I miei pensieri mi danno l'illusione di esistere nei ricordi del passato, di esistere nei progetti per il futuro. Ma quelli non siamo noi, non siamo noi!
Quindi la partita, la vera partita della vita è sapere che noi non siamo i nostri pensieri. Anzi, il pensiero è un vero, grande inganno!
Nietzsche, per spiegare i limiti del pensiero e della razionalità, ci propone come metafora un'antichissima favola romantica: "Noi nani inteligenti, con la nostra volontà e con i nostri fini, veniamo molestati da stupidi, arcistupidi giganti, i casi, gettati a terra dalla loro corsa, spesso calpestati a morte, ma nonostante tutto ciò, non vorremmo rimanere senza la terribile poesia di questa vicinanza, poichè questi mostri giungono spesso quando la vita nella tela di ragno dei fini è diventata troppo noiosa o troppo angustiosa e ci offrono un sublime diversivo per il fatto che la loro mano lacera l'intera ragnatela"."
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